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Risuona il grido: l’Amazzonia è nostra

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Carolina da Silveira Bueno e Thais Bannwart

Gli aggiustamenti economici e l’annuncio del nuovo pacchetto fiscale promossi dal governo Temer acutizzano la crisi brasiliana. Subiamo un deterioramento dei servizi pubblici, specialmente nella sanità e nell’educazione, un aumento della disoccupazione e della popolazione senza tetto. Come dire, gli aggiustamenti promossi dal governo consolidano privilegi e tagliano diritti. Si tratta di un gruppo che ha un progetto di paese elitario e di smantellamento dei beni e dei servizi pubblici garantiti dalla Costituzione del 1988.

La politica di austerità -politica di riduzione della dimensione dello stato- realizzata dal governo Temer ha raggiunto un limite inaccettabile. Pochi giorni fa, nel settore socio-ambientale, il governo ha soppresso la Riserva Nazionale del Rame (Renca) per rendere possibile lo sfruttamento minerario da parte di compagnie private. Si tratta di un’area di 47.000 km2 di bosco chiuso dell’Amazzonia, equivalente alla superficie dello stato di Espírito Santo.

La riserva è fondamentalmente ricca di oro, ma possiede anche tantalio, minerale di ferro, nichel, manganese e altri minerali. Ospita, inoltre, nove aree protette: il Parco Nazionale Montagne del Tumucumaque, le Selve Statali del Paru e dell’Amapá, la Riserva Biologica di Maicuru, la Stazione Ecologica del Jari, la Riserva Estrattivista del Río Cajari, la Riserva di Sviluppo Sostenibile del Río Iratapuru e le Terre Indigene Waiãpi e Río Paru d’Este.

Con meno di un 5% di sostegno popolare, il minore di un presidente dalla ridemocratizzazione del paese, Michel Temer ha messo fine, mediante un decreto, ad una norma che stabiliva che soltanto la Compagnia di Ricerca delle Risorse Minerarie (CPRM), appartenente al ministero delle Miniere e dell’Energia, poteva fare esplorazioni minerarie nell’area. Lo squilibrio socio-ambientale, che può giungere a prodursi se le compagnie minerarie private cominciano lo sfruttamento di quella regione, avrà innegabili conseguenze catastrofiche.

La selva amazzonica costituisce un ecosistema di singolare importanza per la regolazione climatica del Brasile e del mondo.

Ricerche effettuate dalla Fondazione di Supporto alla Ricerca dello Stato di San Paolo in associazione con l’INPE (Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali), mostrano che la selva amazzonica produce un fenomeno conosciuto come “fiumi volanti”. I fiumi volanti sono fiumi aerei di vapore pompati verso l’atmosfera dalla selva e spiegano il fatto che la regione del quadrilatero i cui vertici sono Cuiabá, Buenos Aires, San Paulo e le Ande sia una regione verde e umida, mentre altre regioni della medesima latitudine del mondo sono estesi deserti.

I fiumi volanti sono i servizi ecosistemici, forniscono le condizioni climatiche adeguate affinché quel quadrilatero sia responsabile del 70% del PIL dell’America del Sud, dove si concentra la maggior parte della produzione agricola e industriale e dove sono i grandi centri urbani.

La deforestazione inerente allo sfruttamento minerario in un’area della dimensione della Renca, ovviamente contribuirà allo squilibrio dell’invisibile dinamica dei fiumi volanti, compromettendo la produzione di alimenti, le attività industriali e il rifornimento d’acqua nelle regioni incluse nel quadrilatero. Così importante come la perturbazione della dinamica climatica promossa dai fiumi volanti saranno gli impatti ambientali nella regione della riserva: la contaminazione del suolo e delle risorse acquee e la distruzione della biodiversità.

Togliere il diritto a lavorare nella regione ad una istituzione di ricerca nazionale e favorire l’entrata di imprese che distruggeranno la biodiversità, nella misura in cui l’Amazonia ha migliaia di specie endemiche che ancora non sono state scoperte, quello è il grande crimine. Il Brasile è il paese del mondo con maggiore biodiversità (patrimonio genetico). Ci sono molte piante e specie che esistono solo in quel pezzo di selva, e alcune possono dare una risposta a molti problemi. Lo sfruttamento minerario, in cambio, lascia molto poco nel paese.

Nonostante che il decreto di estinzione della Renca mantenga le norme che regolano le unità di conservazione e le terre indigene, ci sono esempi storici sugli impatti negativi dell’attività mineraria nelle regioni amazzoniche. La presenza di un’attività con elevato rischio di impatto in una regione permeata da unità di conservazione rende fragile l’integrità di quelle aree, colpendo la sua funzione di conservazione della flora e della fauna ed espone le popolazioni tradizionali alla violenza e alle malattie.

La soppressione della Renca è un’altra di una lunga serie di misure arbitrarie dell’attuale governo che aumentano oltremodo i problemi socio-ambientali ed economici. Preservare il patrimonio genetico e garantire la biodiversità in Brasile è un dovere di tutta la cittadinanza. È fondamentale che la società brasiliana, dalla campagna alle grandi città, gridi: L’Amazzonia è nostra!

*Carolina da Silveira Bueno è una ricercatrice del Nucleo di Economia Agricola dell’Ambiente dell’Università di Campinas (Unicamp) e dottoranda nell’Istituto di Economia dell’Unicamp.

*Thais Bannwart è aiutante di ricerca nell’Istituto di Ricerca Ambientale dell’Amazzonica e laureata dall’Istituto di Economia dell’Unicamp.

29/08/2017

Brasil Debate

http://brasildebate.com.br/ecoa-o-grito-a-amazonia-e-nossa/

Tradotto dal portoghese per Rebelión da Alfredo Iglesias Diéguez

Rebelión

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Carolina da Silveira Bueno y Thais Bannwart, Resuena el grito: la Amazonia es nuestra” pubblicato il 29-08-2017 in Rebeliónsu [http://www.rebelion.org/noticia.php?id=230935&titular=resuena-el-grito:-la-amazonia-es-nuestra-] ultimo accesso 04-09-2017.

 

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