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Roma, occupata la sede della Turkish Airlines: la nostra unica firma è la solidarietà

Domani, venerdì 2 settembre, di fronte al Tribunale di Torino si svolgerà invece un presidio di solidarietà in occasione dell’udienza del riesame per gli/le imputati/e raggiunti dall’obbligo di firma.

La nostra unica firma è la solidarietà

Negli ultimi mesi, con l’avanzare delle vittorie delle Forze Democratiche (FDS) in Siria, la liberazione delle popolazioni oppresse da Daesh, la costruzione delle basi per un futuro di pace in medioriente, la solidarietà internazionale si è allargata sempre più così come la repressione da parte degli Stati, come il nostro.

Siamo qui oggi perché ad alcuni e alcune solidali sono state date misure cautelari per aver occupato l’ufficio della Turkish Airlines all’aeroporto di Torino, esponendo uno striscione in sostegno al popolo curdo. Cosa c’era scritto? Che cosa si denunciava? L’uccisione di migliaia di persone nelle città curde da parte dell’esercito turco, la complicità  all’Isis  dello stato turco  e dei suoi sostenitori.

Mentre i compagni e le compagne colpite dalle misure hanno scelto di violarle, siamo qui oggi per dire che in quell’aula di tribunale dove avverrà l’udienza di riesame non ci sono solo le persone imputate, perché se la solidarietà è una colpa allora siamo tutte e tutti colpevoli.

Mentre la situazione in Siria si fa sempre più grave con l’entrata della Turchia in guerra, il silenzio assordante dell’Europa è intollerabile. La stessa Euriopa che ha esaltato la riconquista della città di Manbij facendoci vedere le immagini delle donne che si liberavano del velo nero e ora tace in nome degli accordi stipulati con Erdogan sul destino dei profughi.

Con il pretesto di sconfiggere Daesh, proprio su Manbij, liberata dall’Isis, oggi vengono condotti dall’esercito turco attacchi ai civili con armi chimiche con il beneplacito delle potenze internazionali. Ci troviamo qui e contemporaneamente per una macabra ironia della sorte le grandi potenze Nato discutono ad Ankara del futuro prossimo del medioriente, un futuro che loro vogliono rendere già da ora solo morte e distruzione.

Tutto quello che sta accadendo non farà altro che moltiplicare le manifestazioni in solidarietà alla resistenza del Rojava, e per pretendere di sapere di più sulle condizioni di salute del Presidente del popolo curdo Abdullah Ocalan in isolamento ad Imrali da 17 mesi senza permesso di visita.

Non un passo indietro perché abbiamo imparato a camminare insieme in tante e tanti. 

Al fianco della resistenza curda,

la nostra unica firma è la solidarietà!

Rete Kurdistan Roma

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