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Sempre meno ‘giustizia’ per chi non ha soldi

Infatti, anche se in sordina, nella nuova legge di stabilità sono state già introdotte, e approvate in Senato, alcune importanti variazioni economiche che riguardano la giustizia. Si parte con la riduzione di un 30% dei compensi per i difensori (ma anche per i consulenti tecnici, gli ausiliari e gli investigatori autorizzati) dei soggetti ammessi al cosiddetto “gratuito patrocinio”. Si tratta però di una ulteriore e drastica riduzione perché, le spettanze da liquidare per la difesa dei soggetti che ne hanno bisogno, erano però già state decurtate del 50%.

“Gli effetti – scrivono i GD di Torino, Roma, Napoli, Bologna, Padova – sono facilmente prevedibili: sempre meno avvocati, consulenti, investigatori privati si renderanno disponibili a difendere chi si trova nelle condizioni per accedere al patrocinio a spese dello stato”. Il riferimento è a tutte quelle persone che possono vantare il non invidiabile primato di percepire un reddito lordo di poco più di 10.000 euro l’anno. Tra l’altro, denunciano i GD, i compensi per il gratuito patrocino vengono materialmente erogati dopo qualche anno dalla conclusione dei procedimenti. Insomma all’orizzonte c’è sempre meno difesa per chi non può, sempre meno garanzie, sempre meno diritti. Verso il basso, ovviamente.

L’associazione dei GD punta inoltre il dito anche contro altre disposizioni contenute sempre nella legge di stabilità (art. 18 commi da 15 a 20), in particolare quelle che introducono un contributo obbligatorio per l’ammissione all’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato e per l’iscrizione all’Albo dei Cassazionisti, ma anche per i concorsi abilitativi alle altre professioni (notai e magistrati). Ed è già pure previsto che tale contributo ogni tre anni venga aumentato in base agli indici Istat. Aumentati anche i costi di notifica e, in caso di ricorsi con i quali vengono impugnati più atti, il contributo unificato va conteggiato in relazione ad ogni singolo atto impugnato, anche in grado d’appello. Si tratta dei ricorsi in materia amministrativa, in cui è ordinario impugnare l’atto principale unitamente ai presupposti. Quando si pensa che il contributo unificato in queste materie è normalmente di 600 euro, ben si comprende che la giustizia amministrativa diventa veramente un lusso per pochi.

I Giuristi Democratici ritengono intollerabile l’attacco continuo alla giustizia operato sempre verso il basso, a scapito dei soggetti più deboli che incappano nel sistema giustizia o che al sistema giustizia non possono accedere. “Pensiamo cosa significa – scrivono – l’applicazione di questi tagli in danno delle migliaia di detenuti prodotto delle leggi criminogene di cui la legislazione ha fatto autentico abuso in questi anni, in materia di stupefacenti, in materia di ingresso e soggiorno degli stranieri, in materia di recidiva. Pensiamo cosa significano questi aumenti per le centinaia di comitati di cittadini che si muovono contro grandi e piccole opere devastanti nei territori”. Concludono esprimendo una profonda e ragionata avversità alle misure economiche che il governo vuol mettere in campo nel settore giustizia e chiedendo la cassazione senza rinvio di queste disposizioni “che rappresentano un vero e proprio attentato al diritto di giustizia dei cittadini meno abbienti”.

da PopOff

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