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Comunicato sull’operazione di polizia a Torino: tutt* liber* , Palestina libera!

Pubblichiamo il comunicato congiunto scritto da Torino per Gaza, Non Una di Meno Torino, Progetto Palestina e Giovani Palestinesi d’Italia in merito all’operazione di polizia di questa mattina a Torino. Sabato 11 ottobre si torna in piazza per una manifestazione cittadina alle ore 15 con partenza da piazza Castello.

Lo aveva annunciato a mezzo stampa il questore Sirna che ci sarebbe stata una risposta celere da parte della questura di Torino a fronte di due settimane di una inedita mobilitazione per la Palestina. Così, alle prime luci dell’alba, la digos di Torino si è presentata a casa di 13 giovani che hanno preso parte alle iniziative di blocco di queste settimane per effettuare delle perquisizioni e il sequestro dei telefoni. Si tratta di un doppio pacchetto, infatti, contestualmente sono state notificate 10 misure cautelari a diversi studenti e studentesse per manifestazioni che riguardano il 2023 e 2024.

Una cosa va detta subito: il solito modus operandi di questura e procura cittadine sta scricchiolando davanti all’esplosione di un movimento popolare, determinato e di portata storica come quello che abbiamo chiamato “blocchiamo tutto”. Ne è la prova la serata del 7 ottobre quando, nonostante il divieto della questura di manifestare, sono scese in strada 10 mila persone che, a testa alta e con grande dignità, hanno attraversato la città in maniera ferma e risoluta. Il dispositivo è stato superato con la semplice volontà di esserci e camminare ancora una volta insieme. L’aria è cambiata. 

Il tentativo di questa mattina si iscrive in un momento particolare e se l’obiettivo è cercare di dare una risposta immediata alle centinaia di migliaia di persone che hanno bloccato davvero tutta la città e tutta l’Italia in queste settimane al momento ci sembra poco efficace. Certo, non va sottovalutato che 13 ragazzi e ragazze vengano utilizzati come capro espiatorio per le iniziative che ci hanno visto in migliaia prenderne parte: gli episodi presi in conto sono infatti il blocco della stazione di Porta Nuova avvenuto durante la prima giornata di sciopero generale del 22 settembre, l’occupazione dei binari di Porta Susa della sera del 24 settembre quando la Global Sumud Flottilla è stata attaccata la prima volta, il blocco all’aeroporto di Caselle del 2 ottobre giornata chiamata per “bloccare tutto” a seguito dell’abbordaggio della flottiglia da parte dell’esercito israeliano e dell’arresto dell’equipaggio e, l’iniziativa alle Officine Grandi Riparazioni della sera precedente al secondo sciopero generale del 3 ottobre che avrebbero visto la presenza di Jeff Besoz e di Ursula Von der Leyen al loro interno. I numeri di quelle giornate parlano da soli. 

Le misura cautelari riguardano invece alcune manifestazioni studentesche e universitarie dello scorso anno, in particolare iniziative che avevano contestato l’arrivo di Meloni in città, la riforma scolastica di Valditara, il G7 Clima , Energia e Ambiente di Venaria, la presenza del FUAN in università e che, già allora, tenevano al centro la solidarietà alla Palestina e la necessità di mobilitarsi a partire da qui, dove la guerra e il genocidio partono a causa delle politiche di complicità del nostro governo. Al momento dunque vi sono giovani e giovanissimi che dovranno confrontarsi con l’obbligo di firma, l’obbligo di dimora e i rientri notturni. Avevamo già scritto qui di questa vicenda che ha visto il giudice per le indagini preliminari richiedere interrogatori previa decisione di disporre le misure. Oggi arriva questa decisione, puntuale come un orologio svizzero.  

Mentre scriviamo siamo con gli occhi appiccicati agli schermi per avere notizie sugli accordi per il cessate il fuoco, vediamo video dei tank israeliani iniziare lentamente a uscire dai territori palestinesi, seppur resti da vedere quale sarà la famosa “linea gialla” stabilita dal piano americano, sentiamo le bombe che non hanno smesso di cadere anche questa notte e questa mattina su Khan Yunis e su Gaza. I nostri cuori si riempiono vedendo i festeggiamenti di un popolo che ci sta insegnando tutto e davanti alle immagini di chi sventola la bandiera palestinese insieme a quella italiana. Di fronte alla grandezza di questo momento storico sono ancora più miseri i tentativi di chiudere spazi di agibilità, di criminalizzare, di dividere, di silenziare. 

Continuare a lottare uniti è l’unica risposta che abbiamo e, forse, possiamo dire che abbiamo iniziato a capire come si fa. 

“La libertà, non la felicità, è la pietra preziosa”.

Tutti e tutte libere! 

Palestina libera! 

di seguito l’aggiornamento su Radio Onda d’Urto

Torino. Dall’alba di venerdì mattina, 10 ottobre, operazione di polizia nei confronti di 13 attivisti e attiviste torinesi nell’ambito delle ampie e partecipate proteste per la Palestina di queste settimane e mesi in città.

A seguito delle perquisizioni domiciliari e del sequestro di materiale, sono state disposte dieci misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati, compagne e compagni, per le accuse – tutte da dimostrare – di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, violenza privata aggravata e danneggiamento.

Si tratta di obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e di obblighi di dimora con il divieto di uscire di casa dalle 19.30 alle 7.30. Sono state 13 le perquisizioni, relative alle manifestazioni di massa svoltesi a Torino il 22 e 23 settembre e il 2 ottobre.

Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Stefano, del coordinamento Torino per Gaza. 

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