InfoAut
Immagine di copertina per il post

E’ uscito un nuovo giornale a Pisa

Sono questi i primi giorni di distribuzione di ‘Riscatto’, una nuova esperienza editoriale pisana. ‘Riscatto’ è un mensile cartaceo di 8 pagine. Si tratta di uno strumento di messa in comunicazione – prima che di comunicazione – di chi in città si organizza nelle lotte e nei contesti che possono crescere sulle lotte costruendo nuovi legami su un’idea collettiva di riscatto: i quartieri, i posti di lavoro, le scuole, i nodi di una nuova valorizzazione in una città stretta tra mondo dei servizi, formazione e sfruttamento di grosse di fette di proletariato.

‘Riscatto’ ruota attorno alle storie. Come viene scritto nella presentazione del primo numero “non sono storie di tutta Pisa. Parlano di una parte della nostra città, la più estesa. La parte di chi in questi anni si è visto levare tutto: reddito, servizi, lavoro, dignità. Di chi non accetta l’ingiustizia, la rapina dei potenti e lo sfruttamento. È la nostra parte.” Le storie raccontano avventure collettive, nominano i nemici e alludono a una promessa per cui battersi, una promessa semplice: ribaltare il gioco, prendersi delle rivincite e poi… coltivare il sogno di vincere affermando un’idea di giustizia di parte.

In questo senso l’oggetto di questo giornale non è la cronaca ma prestarsi a essere strumento per costruire nuove storie, aggiungere pezzi a una storia collettiva e di questa essere mezzo di espressione, approfondimento, conoscenza, sviluppo. Nel primo numero si racconta delle campagne per la giustizia sociale, lo scontro sui servizi sociali e sui nuovi dispositivi locali di welfare, dei mezzi per contrastare questa ristrutturazione con i blocchi alle casse dei supermercati, la lotta contro la nuova regionale sulla casa, la lotta all’aeroporto e tanto altro…

All’edizione cartacea di ‘Riscatto’, distribuita principalmente nelle sedi dei comitati di quartiere e nei momenti di mobilitazione in città, si è anche affiancato un sito web rintracciabile all’indirizzo www.riscattopisa.it.

Pubblichiamo qui di seguito un appello tratto dal primo numero di ‘Riscatto’:

 

UN APPELLO DI LOTTA PER LA GIUSTIZIA SOCIALE

 

Nella nostra città migliaia di persone hanno perso il lavoro. L’unica prospettiva di impiego è a termine, precario, sottopagato. I costi della vita sono sempre di più alti e rappresentano ogni giorno l’esclusione di migliaia di persone dai diritti che danno dignità alla nostra comunità.

Non avere i soldi per fare la spesa per una dieta alimentare dignitosa significa avere il frigo vuoto o non potersi nutrire “come si deve”.

Non avere i soldi per pagare le bollette di acqua, luce e gas significa rischiare di stare al freddo, al buio, senza la possibilità di lavarsi o cucinare.

Non avere i soldi per rinnovare la patente, pagare la benzina, rifare l’assicurazione del motorino o pagare l’abbonamento al trasporto pubblico significa privarsi di possibilità per il lavoro, per la scuola, per l’accesso ai servizi.

Chi ha un reddito sotto i 18 mila euro di ISEE è costretto a indebitarsi. Il lato crudele e violento dell’ assenza di stato sociale sono gli sfratti, i pignoramenti, la svendita, l’ipoteca di ogni bene e risorsa disponibile. Tutto ciò è inaccettabile. Ma non siamo tutti sulla stessa barca. Negli anni di crisi le imprese e i più benestanti hanno moltiplicato i loro soldi. Stesso discorso vale per le banche e le grande catene di distribuzione organizzata. Pochissimi si arricchiscono a dismisura mentre la maggior parte della nostra gente si impoverisce.

Non avere i soldi significa essere ricattati ed impoveriti. Questa è la nostra condizione. Con questo appello vogliamo sollevare alcune questioni sugli strumenti necessari per mettere fine a questa disuguaglianza sociale. Abbiamo bisogno di unirci e non dividerci, perché la realtà della povertà non è affare di pochi e mette in gioco la possibilità di vivere dignitosamente.

Quello per cui ci battiamo è un reddito garantito, è l’accesso gratuito ai servizi necessari alla riproduzione delle nostre vite.

Sappiamo che questa misura è respinta da molti. Sono quelli che guadagnano imponendo di comprare a caro prezzo tutto ciò che ci serve per vivere, sono quelli che approfittano della debolezza economica delle famiglie per poter pagare meno il nostro lavoro. Sono quelli che comandano ed hanno molto potere: ma sono pochi, pochissimi, mentre noi siamo la maggior parte e abbiamo il dovere di rappresentare un mondo che non può più andare avanti in questo modo.

Le istituzioni, che decidono come amministrare le risorse pubbliche e come regolare i rapporti tra i bisogni delle persone ed il mercato, portano avanti politiche precise: privatizzare risorse e servizi, tagliare gli ammortizzatori sociali, diminuire gli stipendi, aumentare le tasse nei confronti dei poveri e dei nuovi poveri.

L’Inps regola la distribuzione delle risorse statali tramite una serie di contributi e pensioni che non assicurano più alcun antidoto alla povertà. Questo è un dato statisticamente provato. Ma le persone non sono numeri né dati sui computer. Hanno bisogni concreti, sensazioni, emozioni umane e reali: nei quartieri e nelle periferie della città c’è chi si è messo in movimento e pretende di decidere per se stesso.

I servizi della Società della salute sono “intasati” di persone i cui problemi derivano da condizioni socio-economiche e in molti casi portano a un peggioramento delle relazioni, della salute fisica e mentale. La necessità di ottenere beni e servizi ormai inaccessibili sul mercato porta sempre più persone a rivolgersi ai servizi sociali. Ogni “utente” e ogni “lavoratore dei servizi” sa quanto sia inadeguato questo strumento istituzionale per migliorare la vita. Le risorse economiche dei fondi sociali sono insufficienti a garantire una copertura adeguata delle spese di migliaia di famiglie. Le risorse devono aumentare. La qualità del servizio e dei regolamenti deve essere messa in discussione. Se una profonda differenziazione, arbitrarietà e scarsità regolano la possibilità di vivere dignitosamente, il conflitto è da costruire per l’accesso, libero, equo e garantito alle risorse.

Facciamo appello a tutti i singoli cittadini, alle associazioni di volontariato, alle forze sociali e sindacali, ai lavoratori dei servizi sociali ed a tutti coloro che giorno dopo giorno sono impegnati dentro questo mondo: incontriamoci, discutiamo e agiamo per costruire nella nostra città una campagna per la giustizia sociale e per il reddito garantito. Costruiamo risposte concrete ai fenomeni di isolamento, solitudine e crisi delle nostre vite.

Non è il momento di aspettare le briciole concesse come elemosina dall’alto. Stanno travolgendo le vite di intere generazioni e tocca a noi dare una svolta a questa situazione. Cambiare è possibile e necessario: basta povertà, vogliamo un reddito di base per ogni famiglia che ne ha bisogno!

Non vogliamo più pagare le utenze come merci di lusso, non vogliamo più andare alla Caritas per una dieta alimentare dignitosa.

Costruiamo la carta dei nostri diritti per i quali lottare, vogliamo un pacchetto sociale di servizi e beni garantiti! Vogliamo reddito e possibilità!

 

BASTA CARITA’, GIUSTIZIA SOCIALE!

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Marinëz

Nel paese dei miei, Marinëz (Albania), un’intensissima lotta autonoma ha ottenuto una vittoria enorme contro la multinazionale che gestisce i pozzi petroliferi del territorio. Marinëz si trova al centro del più grande giacimento su terraferma d’Europa e i pozzi, a decine e decine, sorgono su terreni di proprietà della gente del posto da generazioni.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Russia: il voto premia il partito di Putin ma l’analisi deve scavare tra apparenti contraddizioni

“La situazione in sintesi è che abbiamo un partito del potere che dopo oltre 4 anni di guerra migliora sensibilmente il proprio risultato ma sarebbe forse una lettura troppo semplice legare questo 58% di consensi al partito di Putin come il 58% di russi favorevoli alla prosecuzione della guerra, secondo me sarebbe una conclusione che non ci consentirebbe di trarre poi delle analisi più profonde. ”

Immagine di copertina per il post
Editoriali

UniTo: dentro l’università della guerra digitalizzata e lo human-washing. Accogliamo le sfide del presente.

L’anno accademico a Torino si apre con la decadenza di 19 clausole etiche in materia di dual-use e accordi bellici. Proviamo ad analizzare più da vicino cosa questo significa e di che processo si fa portavoce. 

Immagine di copertina per il post
Editoriali

La morte del lavoro

Oggi scrivere dell’omicidio sul lavoro di Andrea Moretti, operaio rocciatore, non è facile.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Cosenza: Basta carovita, carburante, bollette, spese

Il 1 ottobre alle ore 18 in Piazza XI Settembre a Cosenza è stata indetta una manifestazione contro il carovita. Riprendiamo il testo da La Base.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Agrivoltaico finanziato da Israele: alcuni aggiornamenti dalla Toscana e dal Piemonte

Proponiamo di seguito un contributo che racconta il punto in cui i due percorsi territoriali, uno a Ribolla in provincia di Grosseto e uno in provincia di Biella e Vercelli, sono arrivati portando avanti la lotta contro l’agrivoltaico finanziato da Israele.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Torino è contro il riarmo: un inizio di mobilitazione verso e oltre il corteo contro il riarmo del 24 ottobre

Ripubblichiamo il resoconto della due giorni del 19-20 settembre tenutasi a Torino contro il riarmo uscito dalle varie realtà che portano avanti il coordinamento cittadino.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Il tempo del riscatto

Con le nostre auto, ormai esenti da bollo, siamo obbligati a guardare un enorme schermo pubblicitario installato su viale Togliatti che mostra Meloni invitata al convegno di Gioventù Nazionale con lo slogan “il 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘳𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰”.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“La fine del genocidio è la fine del sionismo”. Appello per scendere in piazza per la Palestina il 10 ottobre

Diffondiamo l’appello dei Giovani Palestinesi d’Italia per una mobilitazione nazionale sui territori il 10 ottobre 2026.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Ciao Bianca, ciao Dario.

Ci uniamo al ricordo e al saluto del Movimento No Tav per Bianca e per Dario che da poco ci hanno lasciati.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Le nuove regole della Resistenza

Gli Houthi – o più propriamente Ansar Allah -, negli ultimi giorni hanno colpito e conquistato territori e isole fondamentali per il controllo dello stretto di Bab El-Mandeb, minacciando la chiusura alle petroliere saudite e paventando la possibilità di un inasprimento della crisi energetica globale, andando ad aggiungersi alle significative conseguenze del blocco di Hormuz.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Anatomia di un furto: noi e Navier-Stokes

In data 8 settembre, sul blog dell’azienda di intelligenza artificiale OpenAI è comparso un post il quale sostiene che un modello di IA generativa non disponibile al pubblico – ed evidentemente più potente del loro ultimo modello: GPT-6 Astra – abbia risolto le equazioni di Navier-Stokes, uno dei sette problemi del millennio.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dibattito su Imperialismo digitale @Blackout Fest 2026 con Dario Guarascio

Il saggio di Dario Guarascio “Imperialismo digitale” analizza la forma del capitalismo attuale a partire dalla militarizzazione del paradigma tecnologico. Di seguito ripubblichiamo il podcast del dibattito tenutosi al BlackoutFest 2026 e condiviso da Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Francia, antisemitismo e islamofobia: intervista a un attivista di UFJP

Abbiamo intervistato un attivista de l’UJFP (Union Juive Française Pour La Paix) in merito ad alcuni temi all’ordine del giorno: l’antirazzismo e l’islamofobia, l’antisemitismo e l’antisionismo, per approfondire cosa si muove in Francia sul piano delle mobilitazioni e degli avanzamenti della soggettività organizzata su questo dibattito.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Ceuta: il contesto e i responsabili della crisi umanitaria

Ripubblichiamo questo articolo che approfondisce alcuni aspetti della tragedia umanitaria di Ceuta, individua responsabilità politiche e inserisce ciò che è avvenuto in un quadro più ampio di dinamiche di guerra globale e di garanzia per il regime egemonico.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“No NBA Europe”: una campagna necessaria

All’interno di una fase in cui può sembrare difficile distinguere tra potenze in declino o in ristrutturazione, anche dal mondo dello sport arrivano segnali che propendono verso la seconda alternativa.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Genova 2001. Una storia del presente

Riproponiamo questo lungo testo di Emilio Quadrelli, compagno che ci ha lasciati nel 2024 e che con le sue parole ha accompagnato riflessioni preziose per una prospettiva antagonista. A 25 anni da Genova ci aiuta a ricordarci il significato e il carico di quel momento che fu, con tutte le sue contraddizioni, un momento di rottura.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida: alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega-Parte 2

In una minuscola frazione dell’Aspromonte un giovane sulla trentina viaggia a dieci km orari a bordo del suo Jimny scalcagnato. Sono le 22, l’aria gelata dell’inverno sta sferzando le cime degli ulivi. I finestrini dell’auto sono appannati. Lui non deve andare da nessuna parte, non deve raggiungere parenti o amici: molti di loro si sono trasferiti in città, altri sono al Nord, forse torneranno per le ferie di Natale. Una grande cappa di solitudine lo avvolge, lo opprime. Si chiede, quando è solo, sempre più solo, se il resto del mondo sappia cosa vuol dire vivere così, abitare in un paese morente senza la possibilità, l’intenzione o la forza di andarsene.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Qualcosa di nuovo sul fronte orientale

Negli ultimi anni, l’Armenia e più in generale i Paesi del Caucaso stanno emergendo come nuovi attori cruciali nel processo di ristrutturazione del capitalismo digitale nato dal boom della Silicon Valley. Mentre Stati Uniti, Israele e Unione Europea costruiscono i presupposti per future capitalizzazioni e posizionamenti strategici nell’area, Russia e Iran  – per ora – prendono nota.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida. Alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega – Parte 1

Faida è una delle parole germaniche che è sopravvissuta nell’italiano odierno. La sua sopravvivenza è dovuta probabilmente al fatto che per lungo tempo ha rappresentato un istituto giuridico preciso nelle culture germaniche. Infatti, mentre noi usiamo comunemente faida come la definizione di uno scontro brutale e prolungato tra due gruppi di persone (si pensi alle “faide familiari”, o quelle tra le cosche mafiose), il suo significato originale indica il diritto, per un privato, di ottenere soddisfazione per un torto subito ricorrendo all’uso della forza. Una sorta di “giustizia privata”.