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Le parole (e i gesti) del potere

L‘intervista al Presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta riconosce la politicità del gesto cha ha accompagnato l’irruzione nel suo palazzo: togliere la bandiera europea e mettere quella notav. Non sa, o non vuole, cogliere invece il significato del fatto che quel gesto è stato agito da studenti di Torino. Soprattutto non arriva a collegare il perché tutte le manifestazioni studentesche da anni sono piene di quelle bandiere e cosa quel simbolo rappresenti ormai per migliaia di giovani. Ancora più interessante è però l’ammissione di non avere alcuna agibilità in Val Susa. Perfino la giornalista della Repubblica è obbligata a fargli notare che “se è impossibile svolgere un’iniziativa SìTav in valle è perché il consenso al No deve essere molto forte”.

 

 

Decisamente più interessante il commento del questore di Torino. Nonostante una retorica che confina al “criminale” qualunque gesto illegale o d’insubordinazione, il responsabile del Ministro degli Interni in città si trova ad ammettere che le forze dell’ordine “non ce la fanno più”, prese come sono tra le mobilitazioni in Val Susa, l’irruenza giovanile e studentesca esplosa il 14N e il vuoto e la mancanza della politica istituzionale nel far fronte alla crisi e al peggioramento delle condizioni di vita di milioni di persone.

Ovviamente tutte queste dichiarazioni di impotenza vanno messe in relazione con l’uso della forza che questi fanno ogni volta che ne hanno occasione, come ieri pomeriggio sul lungoTevere, dove certo il numero degli organici era meno sguarnito che nella Torino risucchiata dalla militarizzazione della Val Susa. Le tante foto, video e testimonianze che stanno girando in rete ne sono prova, con buona pace della Cancellieri e dell’ “inferno” vissuto dal poliziotto in c.so Inghilterra a Torino (3 giorni di prognosi!).

 

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