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Mapuche vs Benetton: le ultime puntate di una storia secolare di resistenze

Occorre dunque fare qualche passo indietro, seppur in sintesi.

I Mapuche (letteralmente “popolo della Terra”) sono una popolazione antica e fiera, capace di resistere lungo i secoli ai tentativi di colonizzazione, assimilazione e distruzione da parte di altre civilizzazioni, come quella Spagnola, che si concluse circa 300 anni fa con la Guerra di Arauco, un conflitto pluridecennale a bassa intensità .

Una popolazione che ha mantenuto un assetto comunitario e una cultura profondamente integrata all’ ecosistema che abita, nella Patagonia tra il Cile e l’ argentina.

Quando il Cile dichiarò l’indipendenza, le controversie con i Mapuche non si arrestarono, con numerosi latifondisti che han tentato a più riprese di impossessarsi dei vasti territori da loro vissuti, e una serie di campagne belliche che nella seconda metà del XIX secolo hanno stremato e decimato le comunità, fino a giungere a una dichiarazione di coesistenza che non si è rivelata affatto pacifica. Di fatto, nel 1883 il Cile dichiarava la conquista formale della Araucania, regione dei Mapuche, e da lì fino ai tempi recenti si è assistito a un inarrestabile decimazione e impoverimento delle comunità Mapuche: molti di essi furono costretti a migrare nelle principali città cilene (basti pensare che nel 2002 nella regione metropolitana di Santiago sono state censite oltre 180mila persone di origine mapuche). Altri nei decenni del XIX secolo erano migrati rimpolpando le comunità presenti nella Patagonia argentina, anch’esse soggette a continui attacchi e decimazioni.

Nel 1993 il Cile, con il varo della cosiddetta ley indigena, riconosceva de facto le minoranze tra cui quella Mapuche e la sua lingua, il Mapudungun, così come l’ Argentina un anno dopo.

L’ attitudine guerriera e autonoma dei Mapuche, forte di un senso di appartenenza al territorio pressoché imprescindibile, li porta ad essere tuttora una delle comunità indigene maggiormente resistenti che si conosca nell’ arco dell’ intero pianeta.

Attualmente i Mapuche cileni rappresentano il 4% della popolazione dello Stato sudamericano.

Gli ultimi decenni hanno visto la popolazione lottare e combattere alle forme di depredazione e stravolgimento del territorio portate avanti da grandi compagnie multinazionali, come quelle legate al taglio delle foreste e alla lavorazione del legno, presente in grande quantità nell’ Araucania e spesso ottenuto sostituendo il patrimonio boschivo originario con specie altamente dannose per l’ecosistema. Con l’acuirsi delle resistenze dei Mapuche a queste forme di depredazione, lo stato Cileno ha reintrodotto pene severissime contro le organizzazioni resistenti mapuche, estendendo le leggi anti-terrorismo introdotte nella dittatura militare di Pinochet.

Il conflitto principale che investe i Mapuche negli ultimi due decenni è quello che vede le comunità della Patagonia argentina fare i conti con l’impresa italiana dei Benetton che nel 1991 hanno acquisito la proprietà di oltre 900 mila ettari di terre in Patagonia. Con tale acquisizione, i Benetton hanno dato vita a un regime di latifondismo spietato, che ha portato al saccheggio delle risorse naturali quanto allo sfollamento di molte delle comunità mapuche, anche manu militari. Non solo: molti mapuche – costretti a lavorare per conto delle società importate dai Benetton in un regime di aumento dei prezzi dei beni primari – si sono visti letteralmente schiavizzati e quasi segregati attraverso il ricatto occupazionale.

Da lì, il divampare crescente della conflittualità e di una ostilità sempre più accesa verso la più grande proprietà terriera presente in Argentina, quella dei Benetton per l’ appunto.
La famiglia italiana, oltre a fare della zona un grande latifondo per l’allevamento e l’abbattimento di capi di bestiame per ottenere lane e pelli da esportare in Europa, e poi procedendo all’ estrazione mineraria con l’acquisto di altre compagnie locali, ha letteralmente istituito degli enti per il controllo del territorio (simil-commissariati), ricevendo il supporto incondizionato dei governi argentini, soprattutto per quanto riguarda sussidi ultra-milionari per piani di riforestazione che sono sempre risultati nocivi per l’ecosistema della regione.

Una situazione insostenibile per i mapuche che risiedono in Argentina e rivendicano l’appartenenza ancestrale di quelle terre. Da qui un conflitto aspro, con livelli di escalation che hanno visto le comunità dare battaglia alla proprietà dei Benetton da un lato,e l’utilizzo delle forze repressive del governi argentini in appoggio al processo di privatizzazione delle terre dall’ altro. I Mapuche contestano inoltre allo stato argentino di fare carta straccia della loro stessa Costituzione repubblicana, che prevede la tutela delle comunità e il diritto al possesso delle terre da parte dei popoli indigeni, riconoscendone status giuridico.

E’ in questo contesto che è tornato prepotentemente alla ribalta il conflitto in tutta la sua durezza nelle ultime settimane. Il 10 gennaio si è manifestato in tutta la violenza, con l’offensiva della Gendarmeria Nacional ad una piccola comunità nella provincia di Chubut. Duecento militari che hanno usato droni e sparato proiettili di gomma contro le persone ree di opporsi alla loro segregazione bloccando il passaggio ferroviario dei treni nella zona. Treni che sono interdetti ai Mapuche. L’azione è stata caldeggiata dalla compagnia di proprietà di Luciano Benetton. Non è la prima volta, né sarà l’ultima che i mapuche si opporanno all’ usurpazione delle proprie terre da parte della prepotente e avida famiglia italiana. Come nel 2007 per la Comunità di Santa Rosa Leleque, e le mobilitazioni dei Pu lof e del Movimento autonomo del Puel Mapu (map), la riappropriazione di ciò che gli appartiene porterà a scrivere nuove pagine di resistenza e conflitto.

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