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Porti, ferrovie e nuove basi: così il governo Meloni sta militarizzando l’Italia

Il governo accelera sulle infrastrutture militari: nuovi porti, ferrovie e basi in tutta Italia, mentre cresce la protesta contro il traffico di armi

di Linda Maggiori da Valori.it

Tra nuove basi, dighe foranee, porti e grandi opere asservite alla mobilità militare, il governo sta lavorando alla militarizzazione del Paese. Tagliando anche sulle valutazioni di impatto ambientale.

La logistica della guerra, dal porto di Livorno a Camp Darby

La Toscana rappresenta in questo senso un esempio lampante. Una linea rossa unisce il porto di Livorno, la ferrovia Livorno-Pisa, la base di Camp Darby, la nuova in progetto nel bel mezzo del Parco regionale San Rossore Migliarino Massaciuccoli e l’aeroporto militare di Pisa.

Secondo un attivista del Gruppo autonomo portuale di Livorno (Gap) – un’organizzazione che denuncia e si oppone al traffico di armi, nata su spinta e esempio del Calp di Genova – lo scalo rappresenta «uno snodo importante per il transito di armi tra gli Stati Uniti e la base di Camp Darby. A settembre 2024 abbiamo promosso un’iniziativa di protesta e denuncia contro la nave Overseas suncoast, che trasportava propellente per i caccia israeliani. A fine maggio 2025, all’ennesimo arrivo di un’imbarcazione che scaricava mezzi militari a Livorno, siamo riusciti a sollevare una questione di sicurezza, sia per la città, sia per i lavoratori».

I metodi per aggirare la legge sulla trasparenza nel commercio di armi

In quell’occasione, «si sono mobilitati anche il sindaco e il prefetto: all’interno della nave erano infatti presenti dodici jeep con sistemi d’arma montati sopra: lanciarazzi destinati a Camp Derby, classificati come materiale sensibile. Molti dei carichi di forgiati e dei pezzi metallici dual use a destinazione militare vengono classificati come commerciali: questo dato ci è stato confermato a voce dalle autorità, che rimandano la responsabilità agli spedizionieri. Altro modo per aggirare la legge 185/90 è la triangolazione con altri porti di Paesi non in guerra, che a loro volta esportano a Israele e altri paesi in guerra».

Insomma, quello che è successo a Ravenna (un carico di componenti di cannoni che sotto spoglie “civili” era destinato all’industria bellica Israel Military Industries) pare che sia solo la punta di un iceberg. I portuali di Livorno, assieme a giuristi e politici, stanno lavorando a una proposta di legge per introdurre l’obiezione di coscienza nei luoghi del lavoro. L’obiettivo è rifiutarsi di movimentare materiale bellico senza rischiare il posto di lavoro.

Il ruolo della linea ferroviaria Livorno-Pisa e la nuova base militare in mezzo al parco

 La base americana Camp Darby è collegata al porto di Livorno e all’aeroporto di Pisa dalla ferrovia civile Livorno-Pisa. Una tratta oggetto di ampliamenti e adeguamenti proprio a scopo militare. Lavori che hanno comportato un blocco della circolazione per vari giorni a fine giugno 2025. Come denunciano i No Base e il gruppo Ferrovieri contro la guerra «l’ultimazione di questi scambi e questi binari, iniziati nel 2017, comporterà un incremento sostanziale del traffico di armi, esplosivi e munizioni tra la stazione ferroviaria di Tombolo, il Canale dei Navicelli e Camp Darby, il più grande arsenale degli Usa al di fuori del suolo statunitense».

La nuova base servirà ai reparti speciali Gis dei Carabinieri e al Reggimento paracadutisti Tuscania. «Si tratta di reparti che sostengono, addestrano, armano eserciti e forze paramilitari in tutto il mondo, tra cui la Guardia costiera libica. Sono incaricati anche della sorveglianza e protezione delle piattaforme Eni e delle basi Nato all’estero», affermano gli attivisti del “Movimento No Base né a Coltano né altrove”.

L’opera già prevista dal governo Draghi nel 2022

Indicata come opera “nazionale strategica per la difesa” a partire da un decreto del governo Draghi del gennaio 2022, la nuova base non ha ancora un progetto definitivo né esecutivo. Per ora, c’è solo il progetto di fattibilità tecnico-economica. Intanto, però, il costo è aumentato a 520 milioni di euro. E tutta la base si espanderà per 140 ettari, ricadenti in maggioranza all’interno del Parco naturale regionale San Rossore Migliarino Massaciuccoli, a San Piero a Grado. Benché sia stato fatto passare come “riqualificazione di una vecchia base”, infatti, in realtà il progetto implica l’abbattimento di decine di migliaia di alberi, tra farnie e pini secolari.

A Pontedera, nella tenuta Isabella, saranno costruiti poi un autodromo per piste di prova, un poligono di tiro e una base per decollo elicotteri. «L’ente parco tranquillizza – proseguono gli attivisti – ma poi dice di non avere il progetto definitivo. Noi vogliamo i documenti e che sia fatta una regolare valutazione di impatto ambientale, alla quale poter partecipare con osservazioni. La nuova base comprenderà anche l’area ex-Cisam, sede di un centro di ricerca militare nucleare abbandonato negli anni Novanta ma ancora con il reattore e le scorie che aspettano la dismissione. In cambio della base, dicono che bonificheranno. Ma si tratta di qualcosa che ci spetta di diritto da anni. Non di una compensazione per altre devastazioni».

Gli attivisti hanno creato per tutto ciò un presidio permanente vicino alle reti della struttura militare e per il 5-6-7 settembre, proprio a San Piero a Grado, si terrà un campeggio.

L’accelerazione del governo Meloni

Il governo però accelera, velocizzando e semplificando le autorizzazioni ambientali. L’8 luglio sono stati approvati dalle commissioni della Camera due emendamenti al decreto “Infrastrutture” (il 73/2025). Il primo introduce un’accelerazione verso l’esclusione della valutazione impatto ambientale per tutti i progetti infrastrutturali che presentano come «unico obiettivo la difesa nazionale».

In sostanza il ministro dell’Ambiente ha 30 giorni di tempo (prima che non aveva limiti) per adottare, di concerto con il ministro della Cultura, un decreto con il quale escludere l’applicazione delle autorizzazioni ambientali in tali progetti. I 30 giorni decorrono dall’emanazione del decreto del ministero della Difesa che conterrà il progetto definitivo. Un tempo molto limitato, che annulla ogni possibilità di approfondimento.

Un ulteriore emendamento presentato da Fratelli d’Italia, se approvato, andrebbe a modificare la legge 29 luglio 2021, n. 108 sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) intervenendo in particolare sull’articolo 53-bis aggiungendo un comma che recita: «Per la realizzazione delle opere dell’Arma dei Carabinieri destinate alla difesa nazionale (…) l’Agenzia del demanio è autorizzata a mettere a disposizione (…) 100 milioni di euro e ad apportare le necessarie modifiche ai relativi piani degli investimenti». Quindi ulteriori fondi, rispetto a quelli già stanziati dalla Difesa.

Dal porto di La Spezia alla diga di Genova

Con l’aumento della spesa militare dell’Italia al 5 per cento del Pil  entro il 2035, come da accordo firmato alla fine di giugno dai Paesi della Nato, un numero sempre maggiore di progetti finisce per essere asservito allo scopo bellico. Oltre al ponte sullo stretto di Messina, col suo costo “monstre” di 13,5 miliardi di euro, tra i progetti strategici per la Difesa è stata inserita anche la diga foranea di Genova, dal costo stimato di 1,3 miliardi di euro.

La nuova struttura in costruzione, lunga 6.200 metri, con fondali fino a 50 metri potrà ospitare navi fino a 400 metri di lunghezza, quindi anche fregate, sommergibili, persino una portaerei leggera, oltre ad aumentare i traffici di grandi porta-container con armi e mezzi pesanti. L’impatto ambientale è imponente, oltre 2,2 milioni di tonnellate di ghiaia sono stati riversate e compattate sul fondale, distruggendo ogni forma di vita. Mentre continuano ad essere calati i mega cassoni di cemento, realizzati dal consorzio guidato da Webuild.

Anche il porto di La Spezia, con gli stabilimenti militari della Leonardo (divisione terrestre) è frequente approdo per navi che caricano armi e componenti. La Cosco Pisces, già bloccata dai portuali del sindacato Enedep del porto del Pireo (Grecia) poiché carica di acciaio e armi destinati a Israele, ha fatto tappa a La Spezia, senza però scaricare armi, per la protesta dei portuali. Dopo Fos du Mar, sarebbe dovuta attraccare a Genova, dove l’aspettava lo sciopero dei portuali del collettivo Calp (il 5 agosto 2025). La compagnia ha infine dichiarato che non scaricherà né caricherà armi e farà ritorno in Asia.

Traffici di armi anche al porto di Salerno 

Anche nel porto di Salerno fanno scalo navi che trasportano materiale bellico. La tratta Fos-sur-Mer (Marsiglia)-Genova-Salerno-Haifa, denominata “Tyrrhenian Container Line”, è attiva dal maggio 2022. Inizialmente gestita dalla compagnia cinese Cosco, dal gennaio 2024 è appannaggio quasi esclusivo della compagnia israeliana Zim. In pochi mesi quattro navi sono attraccate a Salerno per caricare armamenti, in arrivo o diretti a Israele, come denunciano portuali e attivisti di Bds Italia.

 L’11 giugno scorso quando la nave Hc Opal dopo aver spento per una settimana il transponder Ais (sistema di segnalazione propria posizione) faceva scalo a Salerno dopo aver portato armi a Israele. «Cosa hanno da dire sul traffico di armi per un genocidio, che passa impunemente nei nostri porti, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, il Comune di Salerno e la città metropolitana di Napoli (componenti del comitato di gestione dell’autorità Portuale), la Regione Campania, le capitanerie di porto, le imprese come Gallozzi e MSC che gestiscono i terminal a Salerno e Napoli? E i sindacati di categoria?», chiedono i portuali e gli attivisti. Bds Italia ha lanciato una petizione per chiedere la chiusura di tutti i porti al transito di armi.

Da Marsiglia, a Tangeri, da Casablanca a Genova, da Livorno, a Salerno, a Ravenna, fino al Pireo, insomma, la solidarietà operaia e internazionalista dei portuali nel Mediterraneo si allarga. Contribuendo a monitorare e bloccare i traffici di armi. Il sindacato Usb, affiliato a Wftu/Fsm (The World Federation of Trade Unions) ha lanciato per il 25 settembre prossimo a Genova l’assemblea internazionale delle sigle dei portuali europei contro la guerra.

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