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#NoTav: Marco, la “narrazione tossica”, il capitalismo “buono”

E’ sempre narrazione tossica la storia che gli oppressori raccontano agli oppressi per giusticare l’oppressione, che gli sfruttatori raccontano agli sfruttati per giustificare lo sfruttamento, che i ricchi raccontano ai poveri per giustificare la ricchezza.

Una narrazione tossica non si limita a giustificare l’esistente, ma è anche diversiva, cioè sposta l’attenzione su un presunto pericolo incarnato dal “nemico pubblico” di turno.
E il nemico pubblico di turno, guardacaso, è sempre un oppresso, uno sfruttato, un discriminato, un povero.

Stringi stringi, la fabula della narrazione tossica è la guerra tra poveri.

Così i Wu Ming introducono la storia di Marco, ragazzo #NoTav, denunciato per aver detto “pecorella” ad un membro delle forze dell’ordine e da quel momento incastrato in una morsa repressiva e criminalizzante che sembra non avere mai fine.

Recentemente in Val Susa si sono fatte altre perquisizioni per altre faccende affaccendate sulle quali stanno indagando. Leggo sul sito NoTav.info che: “Tra gli iscritti nel registro degli indagati, che oggi hanno visto perquisire le loro abitazioni dalla Digos di Torino per i fatti avvenuti nella notte tra l’1 e il 2 agosto c’è anche Marco Bruno.” E Marco sarebbe stato riconosciuto in un “incidente probatorio“.

Ma il punto è che i fatti per i quali i magistrati indagano non possono essere stati commessi da Marco ché “non poteva trovarsi in Val di Susa visto che era in Sicilia, infatti il biglietto (come da matrice in foto ndb.) è datato 31 luglio 2013 ore 21, partenza da Genova direzione Palermo, nave Fantastic, numero di poltrona C08, compagnia di imbarco Grandi Navi Veloci.

Della notizia dell’indagine a carico di Marco fa cenno Repubblica Torino che non mi pare – così almeno leggo – abbia pubblicato alcuna smentita o comunque nulla che riporti anche la versione dell’accusato. E dunque torniamo alla “narrazione tossica”.

Le notizie delle perquisizioni vengono accompagnate da ulteriori informazioni che parlano di una netta volontà della Francia a continuare i lavori della Tav. Il fatto è che ovunque si legge che la Francia di questa benedetta Tratta Tav Torino-Lione invece non vuole proprio più saperne [1] [2] [3] [4]. Dunque di che stiamo parlando?

Stiamo parlando della necessità di imporre una narrazione che racconta una storia che legittimerebbe la repressione quando di fatto la questione sembrerebbe essere ben diversa. Parliamo del fatto che in quella narrazione bisogna puntare l’attenzione sul “nemico pubblico“, il terrorista, il black bloc, il cattivo.

E fino ad ora i cattivi della Val Susa li abbiamo visti, un po’ stropicciati, a dir la verità, comeMarta che denuncia di essere stata maltrattata e anche molestata e però, ovviamente, la sua narrazione non concilia con quella dominante e dunque ecco che qualcun@ si premura a dire che mente. Come Nicoletta alla quale hanno perquisito tutta la Taverna e tante altre persone, ragazze e ragazzi, ai quali sono stati perquisiti e sequestrati computer e telefonini perché l’arma del cosiddetto terrore, in fin dei conti, sembrerebbe essere quella delle idee. Ogni contributo di narrazione che non coincide con quella “tossica”, ogni autorappresentazione che parla di un altro punto di vista della questione, è un limite per chi sembrerebbe voler imporre un pensiero unico. E’ un limite per chi vuole farti apparire come “utile”, “necessario”, perfino come antidoto alle intrusioni criminali al buon vivere civile, il grande contributo delle macroimprese alla costruzione di una società basata sulla difesa a oltranza di politiche neoliberiste.

La favola del capitalismo buono, che porterebbe tanto lavoro, vantaggi in quantità, inclusa la rimozione di persone moleste che attentano alla tua proprietà, laddove si impone di credere che il bene privato, come nel caso della Tav, coincida con quello pubblico, quella favola lì non può che essere rivenduta continuamente attraverso gli stratagemmi di marketing e comunicazione di massa che fidelizzano terrorizzando, toccando bottoni emozionali, incutendo timori e regalando sogni di salvezza per chiunque.

Non è certo un caso, a mio avviso, che la faccenda della Tav sia contenuta nel pacchetto sicurezza erroneamente chiamato Decreto Legge sul Femminicidio. Vendere la “sicurezza” attraverso la quale bisogna garantire che le imprese vadano avanti nella costruzione della Tav, al punto da scippare territori e consegnarli a militari e polizie, è un fatto mediaticamente complesso e si persegue associando continuamente quell’affare ad altri “bisogni” e altre molle emotive.

La narrazione tossica che ha come radice il capitalismo sfrutta tutto e il contrario di tutto per dirti che non puoi che andare nella direzione che ti stanno indicando. Sfrutta ogni sensibilità, ogni bisogno. Sfrutta chiunque tra noi. Quel che perciò decido, assieme a chi vuole farlo, è la diserzione. A quella narrazione tossica io non partecipo. E se la contronarrazione è già considerata un crimine dunque abbiamo ragione noi: l’Italia non vive di una democrazia. Questa è già una dittatura.

da Abbattoimuri 

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