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In migliaia in marcia per salvare la piana di Susa

Ripubblichiamo di seguito il comunicato uscito su Notav.info in occasione della marcia popolare No Tav tenutasi ieri, 10 maggio, a tutela della piana di Susa.

Ripubblichiamo di seguito il comunicato uscito in occasione della marcia popolare No Tav tenutasi ieri, 10 maggio, a tutela della piana di Susa. Il territorio valsusino, da decenni nel mirino degli interessi di governi e partiti di ogni colore che hanno da sempre avuto come unico obiettivo quello di puntare al guadagno dei soliti noti, vede oggi uno scarto in avanti: oltre a dover contrattaccare alle mosse del partito del tav ci si deve attrezzare a fronte di un orizzonte che lo individua come zona sacrificabile sotto tutti i punti di vista. In una fase generale di progressiva crisi e disinvestimento in tutti gli ambiti che riguardano i servizi che dovrebbero garantire la vivibilità di un territorio, il tav diventa doppiamente mortifero, diventa il simbolo tangibile di una dinamica estrattivista che punta a prendere tutto ciò che è possibile da un territorio lasciando dietro di sé abbandono e inaridimento. Nonostante in questi anni non ci sia stato alcun tipo di investimento nel territorio sul piano del welfare, ne sono la testimonianza la chiusura del punto nascite a Susa, gli accorpamenti degli istituti superiori previsti, il rischio di chiusura della stazione ferroviaria, la cattiva gestione del dissesto idrogeologico e degli incendi, l’inquinamento da pfas, ciò che ancora oggi garantisce la vivacità di un territorio è proprio l’aggregazione intorno al no alla mala opera e a tutto ciò che ne consegue. Una valle che ha lottato fianco a fianco per trent’anni oggi rilancia con il chiaro obiettivo di voler difendere un territorio da tutte le conseguenze che il tav porta con sé, opponendosi a una gestione del territorio che ne vorrebbe fare un deserto sociale.

Nella giornata di ieri, tremila persone si sono riversate nelle strade di Susa per affermare un forte e determinato “no” alla discarica di smarino e alla chiusura della stazione. Alla marcia erano presenti tantissimə studentə delle scuole superiori insieme ad ancora giovani e meno giovani.

Presenti al corteo anche 13 sindaci e rappresentanti delle amministrazioni locali oltre che la Comunità Montana.

Una valle intera in marcia per il proprio futuro.

La coloratissima marcia popolare ha preso il via dalla Frazione Traduerivi, costeggiando l’attuale zona dell’autoporto e la pista di guida sicura, dove, in base all’attuale progetto è stato installato il cantiere nel quale dovrebbero essere stoccati milioni di metri cubi di smarino provenienti dagli scavi del Tunnel di base dell’Alta Velocità Torino-Lione. Montagne di rocce e terra contenenti materiale nocivo per la salute dei e delle cittadine che andrebbe ad inquinare irreversibilmente tutto il territorio: polveri sottili e fibre di amianto che viaggerebbero nell’aria, PFAS utilizzati nei lavori che si riverserebbero nelle sorgenti e centinaia e centinaia di camion contenenti materiale di scavo contaminato su e giù per la valle da Chiomonte a Susa, da San Didero a Caprie.

Nel primo pomeriggio il corteo ha raggiunto il centro di Susa per dare il via ad una serie di azioni dimostrative in alcuni luoghi simbolo della devastazione del paese segusino, dalla stazionall’ospedale, passando per il Comune e i due istituti superiori. Davanti ad ognuno di questi luoghi, comitati, collettivi e realtà presenti hanno voluto evidenziare tutti i disagi che porterebbe con sé l’inizio della cantierizzazione sulla piana di Susa, chiudendoli simbolicamente con del nastro rosso e bianco.

Se il progetto dovesse realizzarsi infatti, la stazione verrebbe inevitabilmente posta in disuso e, di conseguenza, ogni abitante della valle perderebbe la possibilità di spostarsi da e verso Susa e di raggiungere l’ospedale e le scuole superiori cosa che, inevit

abilmente porterà ad una drastica diminuzione delle iscrizioni e di conseguenza ad un probabile accorpamento del Norberto Rosa e dell’ITIS Ferrari minando così l’autonomia dei singoli istituti e peggiorando la qualità della didattica con l’aumento del lavoro precario e del numero di alunn* per classe.

Le ricadute negative sul territorio non si fermerebbero qui. Uno dei rischi più gravi e assolutamente tangibili, sarà l’aumento delle malattie cardiocircolatorie e respiratorie che la discarica di amianto provocherà a causa della diffusione nell’aria di polveri sottili pericolosissime per la salute di tutte e tutti.

A fronte di tutto ciò, le risposte dell’amministrazione locale vengono indirizzate, non alla tutela dei e delle valsusin* e alla salvaguardia del territorio, quanto piuttosto al soddisfacimento degli interessi di Telt e della lobby del Tav. Tutto ciò in un quadro in cui la priorità nazionale é sottrarre fondi pubblici alle reali esigenze di popolazioni e territori per investirli in grandi opere, spese militari e riarmo.

La marcia di ieri è solo l’inizio di una grossa mobilitazione, partecipata e comunitaria che vuole difendere la propria terra dall’ennesimo disastro di cemento, infiltrazioni mafiose e inquinamento.

Vogliamo una vita dignitosa.

Vogliamo vivere in armonia con la Terra.

La Valsusa vuole vivere.

Di seguito la cronaca della giornata a cura di Notav.info

h: 14,30

La marcia popolare parte da Traduerivi. Tanti e tante Valsusinə si riversano per le strade per dire un forte e determinato NO al deposito di smarino e alla chiusura della stazione di Susa!

h: 15,00

La marcia popolare, attraversa la statale 24 costeggiando l’attuale zona dell’ autoporto dove, al posto della pista di guida sicura, secondo i progetti, dovrebbe sorgere la discarica di smarino.

h: 15,30

Dopo alcuni interventi di Friday for Future Valsusa, Movimento Terra e Assemblea precari, il corteo si prepara a svoltare verso il centro di Susa. Difendiamo la nostra terra, salviamo il nostro futuro!

h: 16,00

La manifestazione raggiunge la stazione di Susa che simbolicamente viene chiusa con nastro bianco e rosso. Se il progetto mortifero dovesse realizzarsi, gli e le abitanti della valle perderebbero la possibilità di spostarsi e di raggiungere il paese di Susa, il suo ospedale e i suoi istituti scolastici.

h: 16,30

La marcia popolare prosegue per le vie di Susa fino al palazzo municipale che viene simbolicamente chiuso dai cittadini e dalle cittadine visto che è più attento agli interessi di Telt e della lobby del Tav più che alla salvaguardia del suo territorio.

Le priorità della Valsusa e di tutto il territorio nazionale non sono il Tav, la discarica di smarino, le spese militari e il riarmo ma la tutela del territorio e di chi lo abita.

h: 17,30

La marcia popolare raggiunge l’ospedale di Susa che ormai da anni viene progressivamente ridotto nei servizi.

A fronte di un cospicuo aumento della malattie cardiocircolatorie e respiratorie che la discarica di amianto provocherá, il Governo punta ad investire nel Tav invece che sulla salute.

No alla chiusura dell’ospedale di Susa!

Il corteo si conclude passando davanti ai due istituti superiori di Susa, il Norberto Rosa e il Ferrari che con la chiusura della stazione vedranno diminuire di gran lunga le iscrizioni.

Oltre a questo, le scuole di Susa e Bussoleno rischiano di essere accorpate minando così l’autonomia dei singoli istituti e peggiorando la qualità della didattica con l’aumento del lavoro precario e del numero di alunn* per classe.

Difendiamo Susa e le sue scuole!

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