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Sul tentativo di discredito del Movimento No Tav in seguito alla marcia del 26 luglio: la parola al Comitato di Susa

Si é appena conclusa la 9a edizione del Festival Alta Felicità.

Un’edizione ricchissima, giovane (nel corpo e nello spirito), colorata, consapevole, affamata di verità, coinvolgente, inclusiva.

da notav.info

Un esempio fulgido di confronto e rispetto, in questo mondo malato, superficiale, sempre più pronto al giudizio affrettato e privo di un’adeguata conoscenza. Sempre più facile alla condanna senza lo sforzo,aa ineludibile, di comprendere i fatti.

E partiamo da qui. Dai commenti, dalle considerazioni, dagli interventi e dalle lettere con cui , a mezzo stampa e attraverso i social, tante persone hanno voluto esprimere le loro idee a proposito.

Sorvoleremo sulle lodi e sui giudizi positivi (tantissimi) e ci soffermeremo invece su coloro che non hanno perso tempo (ancora una volta!) a gettare discredito su un evento che ormai non ha più nulla da dimostrare, nel tentativo (maldestro) di colpire la lotta al TAV.

Le parole pesano. E allora iniziamo dalla parola “violenza”.

Gli organi istituzionali (da quelli locali a quelli nazionali), riferendosi ai fatti del 26 luglio scorso, hanno a più riprese “condannato ogni atto violento e intimidatorio rivolto contro il TAV”.

C’è stata un’incursione nel cantiere ex Guida Sicura? Sì, nessuno lo nega.

Quello che viene vergognosamente negato però, è l’esatta comprensione dei fatti.

Chi non vorrebbe un territorio pacifico, dove poter vivere in serenità, dove auspicare un futuro accettabile per le giovani generazioni? Tutti lo vorremmo.

Ma quelli che fino a questo punto di questa storia trentennale hanno negato ogni tipo di confronto e ora parlano di “ condanna della violenza”, sono proprio coloro che la violenza l’hanno nutrita, fomentata e che ogni volta la praticano e la provocano. Per non parlare della violenza sistematica perpetrata dalle Istituzioni negli anni, fino ad oggi, attraverso una costante e pesante militarizzazione del territorio ed una incessante aggressione fisica a chi manifesta da parte delle forze dell’ordine. A tal proposito, la stessa Amnesty International ( presente alla manifestazione a San Didero il 26 luglio) ha pubblicato un report dove si condanna l’uso spropositato ed illegale dei gas CS, denunciando che perfino uno dei loro osservatori é stato ferito alla schiena da un candelotto sparato “ad altezza uomo”.

Altra parola importante è “confronto”.

Istituzioni piccole e grandi sbandierano quotidianamente la necessità di “ un confronto democratico”. Confronto mai pervenuto in 30 anni di legittime richieste da parte dei cittadini.

Sempre che non si voglia chiamare confronto democratico un incontro blindato dove il proponente l’opera si fa beffa dei (pochi) cittadini presenti con tutta una serie di incredibili affermazioni al limite della decenza e che il Sindaco di Susa considera rassicurazioni.

Si stenta a credere poi a chi afferma che il fumo prodotto dagli incendi appiccati il 26 luglio ha inquinato l’aria, se si riflette sul fatto che un futuro insediamento dei cantieri TAV esporrebbe i cittadini per lunghi anni (e non per poche ore) a sostanze altamente pericolose e nocive per la salute umana.

Chiediamo a chi si indigna per l’esito della marcia No TAV del 26 luglio scorso di riflettere.

Non ci rivolgiamo all’amministrazione segusina. Costoro ormai hanno svenduto il territorio. Lo hanno svenduto senza un briciolo di vergogna. E quando parlano di confronto “esclusivamente istituzionale“ dimenticano perfino che TELT è un ente privato e che di istituzionale non ha proprio nulla, nonostante che i locali del Municipio di Susa ne siano diventati di fatto il quartier generale.

Non ci rivolgiamo nemmeno a TELT che, ovviamente, tenta disperatamente di convincere i cittadini che il TAV rappresenterà un rilancio economico per l’intera Valle, snocciolando spesso dati contradditori, mentendo sapendo di mentire.

Ci rivolgiamo invece alle cittadine e ai cittadini che abitano in questa Valle perché riflettano sul fatto che se i cantieri TAV venissero installati e dovesse partire lo scavo del tunnel di base, questo territorio diventerà invivibile e che accanto alle poche e temporanee ricadute economiche, la presenza dei cantieri porterà ad una lenta ma inesorabile desertificazione del territorio.

Il costo complessivo di quest’opera inutile è di 24 miliardi di euro, ed è in costante lievitazione

Davvero vogliamo indignarci per una sacrosanta e legittima protesta e non opporci invece ad un’opera ecocida, devastante, vergognosamente costosa (la cui copertura finanziaria è a forte rischio), a fronte dei reali problemi di tutto il Paese (Sanità pubblica , Istruzione, lavoro sostenibile, salvaguardia del territorio)?

Noi abbiamo scelto da che parte stare.

Fatelo anche voi.

Non siate complici.

Per il Comitato No TAV Susa-Mompantero

Doriana Tassotti

Valter Di Cesare

Elsa Ivol

Silvana Rosani

Elisabetta Lambert

Pierdomenico Caminati

Vanda Vottero

Mario Fontana

Roberta Durbiano

Eleonora Bottaro

Giuseppina Maria Momblano

Fabrizia Fabbrini

Franco Nicolas

Vilma Baccon

Luca Favro

Ezio Bianco Dolino

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