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Prefazione – Un cane in chiesa

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Testo introduttivo del volume su Romano Alquati curato da Francesco Bedani e Francesca Ioannilli (collana Input di DeriveApprodi, maggio 2020)

Alquati è sempre stato un cane in chiesa, non solo nell’università ma ovunque si è trovato, anche tra molti «compagni», non parliamo degli intellettuali italici. È sempre stato uno che dava fastidio e per questo il suo pensiero è stato quasi sempre ignorato, ma dare fastidio è forse la più significativa qualità di una soggettività rivoluzionaria. 

Guido Borio, in L’operaismo politico italiano 

Il pensiero critico e rivoluzionario, come il pensiero in generale, è spesso vittima di abbagli. Si lascia cioè entusiasmare da personaggi, teorie e concetti alla moda, incapaci di andare al di là del corto respiro della cronaca e del già noto. Per converso, fatica a cogliere l’importanza strategica di chi pensa non per compiacere ma per sovvertire, di chi vive nella costante tensione dell’anticipazione, di chi osa il rischio della scommessa e del salto in avanti. A dieci anni dalla sua scomparsa, Romano Alquati è un giacimento d’oro ancora in larga parte inesplorato e inutilizzato, o utilizzato solo superficialmente. 

L’Alquati più conosciuto è quello della conricerca militante in «Quaderni rossi» e «Classe operaia», i cui testi sono raccolti nel volume Sulla Fiat e altri scritti. Qui viene impostato e sviluppato il concetto di composizione di classe, architrave dell’intero operaismo politico italiano. Tuttavia, a partire dall’unilateralità del suo punto di vista il percorso di Alquati è un processo di ricerca rivoluzionaria sempre aperto, che non si può fissare in un’identità statica o di gruppo. Allo stesso modo, le categorie non hanno mai costituito dei postulati validi una volta per tutte: sono al contrario delle variabili da pensare, verificare e ripensare continuamente, elementi di un metodo complessivo di ragionamento. Proprio attraverso questo metodo processuale, sempre mantenendo al centro la decisiva questione della soggettività, sono di grande importanza i percorsi di elaborazione e di ricerca di Alquati degli anni Settanta, quelli sull’«università di ceto medio», sull’«operaio sociale» e sulla formazione di un «proletariato intellettuale». 

Quasi del tutto sconosciuto, ovvero conosciuto in ristrette cerchie, è il percorso degli anni Ottanta e Novanta, fino ai primi anni Zero. Si tratta invece, probabilmente, del periodo più importante nella sua elaborazione teorica militante. È in questi anni, infatti, che costruisce il «modellone», cioè una proposta di interpretazione del capitalismo contemporaneo. Al suo interno definisce i differenti livelli di realtà, le variabilicategorie e le loro interrelazioni, le loro ambivalenze specifiche, le possibilità di un contro-percorso, cioè di una fuoriuscita dalla civiltà capitalistica. In questo processo di elaborazione, Alquati arriva a formulare delle ipotesi sulla società iperindustriale e sulla centralità della riproduzione che, ancora una volta, riescono ad anticipare delle tendenze di sviluppo, tant’è che la loro straordinaria attualità inizia a incarnarsi sotto i nostri occhi. 

Il presente volume, che sistematizza il corso di formazione politica svolto alla Mediateca Gateway di Bologna nell’autunno 2019, si propone esattamente di far riemergere questa Atlantide del pensiero rivoluzionario per ricominciare a discutere e ragionare collettivamente. Sono stati individuati alcune categorie e concetti che, lungi dall’esaurire la complessità del percorso di elaborazione di Alquati, consentono una fondamentale introduzione e costituiscono una prima griglia articolata attraverso cui approfondire le sue ipotesi e metterle a verifica nel presente. Dunque questo volume, o macchinetta come Alquati definiva i suoi scritti, è un punto di partenza che rifiuta metodologicamente la pretesa di fornire soluzioni preconfezionate: la ricerca è infatti sempre aperta e in-terminata. Tali categorie non vanno lette in modo separato o specialistico, ma vanno messe continuamente in relazione all’interno della sua costruzione processuale teorica e pratica. 

Nel contributo iniziale Francesca Ioannilli analizza alcuni punti chiave per potersi meglio districare all’interno della complessità della rappresentazione che Alquati fornisce del sistema capitalistico. Federico Chicchi pone a confronto il suo pensiero con altre tradizioni teoriche, facendone emergere la straordinaria originalità. Maurizio Pentenero entra nel vivo del «modellone», concentrandosi in particolare sul «medio-raggio». Salvatore Cominu illustra il concetto di «iperindustria», nelle sue differenti articolazioni e decisive trasversalità. Francesco Bedani tratta nello specifico Lavoro e attività, mettendolo in relazione con le recenti trasformazioni produttive e sociali. Anna Curcio si concentra sul concetto di «riproduzione della capacità-umana-vivente», analizzando la ricchezza euristica di un testo scritto all’inizio degli anni Zero che – come vari altri – è per ora inedito. Guido Borio approfondisce il nodo centrale della soggettività, all’interno della sua peculiare forma di militanza. Raffaele Sciortino, infine, offre una sua interpretazione di alcune questioni aperte del modello alquatiano, focalizzandosi in particolare sui problemi del soggetto e dell’astrazione.

Questo libro apre un percorso di pubblicazione degli inediti di Alquati che la casa editrice DeriveApprodi sta meritoriamente intraprendendo e che, siamo sicuri, contribuirà in modo decisivo a far emergere la nostra Atlantide. Gli autori dei singoli testi sono compagni che hanno collaborato e interloquito in modo diretto con Alquati, ricercatori che hanno potuto constatare l’importanza delle sue ipotesi, militanti delle nuove generazioni che lì hanno trovato strumenti e chiavi di lettura utili non solo per interpretare ma innanzitutto per trasformare l’esistente. Tale combinazione, crediamo, è un’ulteriore prova dell’importanza di questa straordinaria figura.

Da Commonware

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