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1giugno: siamo tutti facchini! Corteo a Bologna

I facchini della Granarolo hanno iniziato a scioperare dopo mesi in cui alle loro buste paga veniva tolto il 35% a causa di un non ben motivato  stato di crisi approvato da una fantomatica assemblea  a cui i soci-lavoratori erano stati convocati con l’indicazione di firmare “l’ininfluente delibera”.

Normale furfantesca procedura che il mondo della logistica abitato nel 90% dei casi da lavoratori stranieri, utilizza nell’assoggettamento di una forza lavoro voluta sin dall’inizio per la propria ricattabilità. Sono immigrati, sono ignoranti, sono tanti e intercambiabili. Stanno zitti perchè hanno paura : questo in sintesi suggeriscono le strategie aziendali. E questo è il presupposto sul quale si basa la pressochè totale mancanza di corrispondenza delle minime garanzie salariali e contrattuali all’esercito del facchinaggio.Ciò che il “Caro democratico capitale cooperativo” non aveva immaginato era che quest’esercito di sfruttati iniziasse a ribellarsi e ad organizzarsi.

E nel “ciclo di lotte della logistica” felicemente apertosi  con molte vittorie anche i facchini della Granarolo stanno dando battaglia da mesi. Hanno scioperato e picchettato ai cancelli dell’azienda, hanno protestato raccontando alla stampa le condizioni del loro sfruttamento, hanno viaggiato perraggiungere e interrompere i convegni che Granarolo organizza per parlare di etica e sostenibilità. Non si sono mai fermati i facchini del latte,consapevoli che ad essere in gioco non fosse più solo la loro vertenza ma una battaglia più generale che afferma anzitutto la loro dignità.

Di fronte a tanta determinazione “il democratico capitale cooperativo” ha studiato nuove strategie di attacco richiedendo l’intervento della Commisione di garanzia sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. E la Commisione si è espressa  su sollecitazione della Prefettura affermando di aver raccolto i pareri dei soggetti coinvolti nel conflitto, ovvero solo le aziende ma non gli operai né tantomeno il loro sindacato Si.Cobas. E la produzione della Granarolo, una multinazionale che in un regime di libero mercato porta sugli scaffali dei supermercati le proprie mozzarelle accanto a quelle di tante altre aziende diviene “Servizio pubblico essenziale”.

Con un’interpretazione davvero singolare il latte e lo stracchino che per anni i facchini hanno caricato e scaricato ora diventavano un bene primario per la collettività. Basterebbe un filo di ironia per commentare l’enormità di un simile provvedimento che in prima battuta potrebbe suggerire un affetuoso legame, forse un tenero ricordo d’infanzia di  alcuni membri di questa Commissione verso lo stracchino Granarolo o un trauma verso quello dell’Invernizzi.

La grottesca definizione data dalla Commissione ha però i suoi effetti di una gravità che storce il sorriso in una smorfia.  E la gravità sta tutta nel voler pesantemente limitare il diritto allo SCIOPERO. Le limitazioni imposte allo sciopero nei servizi pubblici essenziali negherebbero di fatto  tutte le pratiche di lotta che fino ad ora i facchini hanno messo in campo nel mondo della logistica.Si percepisce come il capitale messo in difficoltà dalla radicalità di queste lotte voglia provare a spengerle ad ogn costo.

Di questo e di come portare avanti la propria lotta i facchini hanno discusso in un affollatissima assemblea dove oltre ai 40 della Granarolo si contavano più di 400 persone, tra lavoratori, precari studenti e solidali. Tutti determinat* e unit* nel voler combattere un piano di austerità che i padroni del capitale  hanno causato e che ora vorrebbero farci pagare limitando anche il  diritto allo sciopero. Ed è in quest’ottica che è stata convocata una manifestazione che si terrà proprio a Bologna il 1 Giugno (ritrovo ore 15 in Piazza Nettuno) dove tutt* saremo  facchini in lotta pronti a scaricare il peso del nostro sfruttamento.

Scaricando la Granarolo. Scaricando l’austerità. Scaricando la precarietà delle nostre esistenze.

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