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Sgombero Askatasuna. Giorgio Rossetto: “Rispondere logorando l’avversario come in Val Susa”

“E’ importantissimo difendere l’Askasatuna ma non è il centro di tutto, come spacciano i politicanti di destra. Ormai c’è un’articolazione anche nelle università, nelle scuole, nei territori e nel sociale, che spinge ai livelli di mobilitazione che vanno ben oltre le quattro mura del centro sociale Askasatuna, che oggi viene messo sotto attacco.”

Così, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Giorgio Rossetto, storico compagno torinese dell’area autonoma e del movimento No Tav, attualmente agli arresti domiciliari in Val Susa per condanne relative soprattutto a iniziative contro la grande opera inutile e devastante. Il suo punto di vista è uno stimolo interessante per una lettura politica dello sgombero dello storico centro sociale torinese occupato nel 1996 e della risposta da dare a questa ennesima operazione repressiva.

“C’è  stata un’attivazione nelle università, nelle scuole, nei quartieri molto più forte. Mai abbiamo avuto una presenza così forte di studenti e così anche nelle università e nel rapporto con i quartieri, con i giovani che vengono dalle comunità, di seconda generazione; c’è stata una partecipazione che una volta non c’era.”  Con questi presupposti che reazione ci si può aspettare dai movimenti? “Ritengo anche utile, nella possibilità di qui in futuro, di  riuscire ad avere lo sgombero dell’Askasatuna come elemento detonatore di possibili altri protagonismi, anche a livello nazionale, di realtà giovanili. Ma oggi l’importante  sono i livelli di mobilitazione  che si potranno dare  nei prossimi giorni, settimane e anche mesi.

Spero che la risposta sia adeguata e mi sembra che la scelta della questura di fare prima delle feste natalizie questa operazione sia un po’ avventata; c’è la possibilità di tenere il fiato sul collo, in modo che sia lo stesso fiato sul collo che si tiene sulle montagne della Val Susa, ai cantieri,  e penso che ci siano i margini anche nella zona di Vanchiglia, la zona dell’Askasatuna, per  poter lavorare ad un logoramento dello schieramento avversario.

Bisogna accettare i terreni anche quando non si sono scelti, il terreno del conflitto, della lotta, a volte anche dello scontro e l’esercizio della forza da parte dei movimenti; questo è ciò che si è prodotto in questi mesi nelle mobilitazioni per la Palestina con il tentativo di  bloccare le città che è stato reale.”

L’intervista di Radio Onda d’Urto dopo lo sgombero del centro sociale Askatasuna a Giorgio Rossetto, compagno torinese dell’area autonoma e del movimento No Tav, attualmente agli arresti domiciliari

da Radio Onda d’Urto

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