InfoAut
Immagine di copertina per il post

Dal 15 al 22 gennaio: ‘Rompere le compatibilità, bloccare tutto!’

Un comunicato cui fa eco un documento: “Per riappropriarci del nostro presente e del nostro futuro, rompere le compatibilità, bloccare tutto!”. Questo è stato pubblicato a firma di Luca Fagiano del Coordinamento cittadino di lotta per la casa di Roma e Paolo Di Vetta dei Blocchi Precari Metropolitani sempre della capitale. Abbiamo realizzato, ai nostri microfoni, un confronto nel quale intervengono entrambi. Ascolta.

Riportiamo di seguito l’appello in questione:

Per riappropriarci del nostro presente e del nostro futuro. Rompere le compatibilità, bloccare tutto!

“Da questa difficile situazione economica si riemerge soltanto se si prosegue sulla retta via dei sacrifici, dei tagli alla spesa pubblica, delle privatizzazioni e della vendita del patrimonio pubblico, della valorizzazione dei territori e dei beni comuni, della cancellazione di quelli che un tempo, dentro e fuori dal lavoro, venivano  ideologicamente definiti diritti, ma in realtà rappresentano soltanto putride sacche di privilegio, inutili ingessature che frenano, insieme alla burocrazia e alle tasse, il dispiegarsi dell’iniziativa privata, l’unica in grado di generare ricchezza e soprattutto impediscono alle nuove generazioni, di realizzarsi nel lavoro e quindi nella vita. Dalla crisi si esce, in ultima istanza, solo lavorando congiuntamente per accrescere la produttività delle imprese, rafforzandone la capacità di competere nel grande mercato globale”. Questo è ciò che affermano le azioni del governo Letta, fedelmente obbedienti ai diktat della Troika.

E’ pazzesco vedere come la crisi venga utilizzata come micidiale arma per l’affermazione totale e totalitaria del modello capitalistico, dell’ideologia assoluta del libero mercato e della competizione, di un dominio sempre più verticale ed arrogante, di vecchi e nuovi potenti sulle nostre esistenze.  Ma la cosa più allucinante e tragicomica, è vedere pezzo dopo pezzo gli eredi della cosiddetta “sinistra partitica e sindacale”, continuare ad essere un soprammobile di casa PD e soprattutto sottomettersi alle leggi della crisi e quindi del dominio capitalistico, del mercato e della precarietà. Persino personaggi come Landini, che fino a qualche tempo fa pontificavano di unità, alternativa, buona e sana occupazione, sono pronti ora a saltare sul carro del vincitore, a scendere a patti con Matteo Renzi, il nuovo messia della politica dei partiti, sceso in terra per ricostruire consenso attorno al saccheggio ed alla devastazione delle nostre risorse e della nostra umanità.

In particolare, oggi, sedersi al tavolo di coloro i quali dicono di cercare una via italiana e/o europea per l’uscita dalla crisi, vuol dire assumere le sembianze (e la sostanza) del nemico. La crisi è strumento di affermazione prepotente del modello capitalistico nella sua veste neoliberista e quindi più aggressiva. Il problema non è l’uscita del paese dalla crisi, ma scorgere i tratti della loro crisi, insinuarsi nelle sue crepe, spingere, se ne avremo la forza,  fino a far cadere il castello. Non è semplice, per chi è abituato a relazionarsi con chi soffre e fatica dalla privilegiata angolatura del ceto politico, comprendere la distanza che esiste fra il paese reale ed il palazzo, anche perché il palazzo esiste anche fuori da quelle mura; esiste per esempio nelle logore ricette di chi ripropone la solita cantilena della difesa di diritti (meglio se santificati nella costituzione), che nella realtà non esistono più da tempo e nei piccoli privilegi di bottega e di apparato.

La questione, oggi, non è certamente riconducibile ad una presa del potere, ne di converso nel trovare dentro i suoi meccanismi uno scranno anche per noi. Il problema che abbiamo di fronte, non è quello di uscire dalla crisi, ma di mettere in crisi. Di indebolire e sabotare la macchina del dominio e dell’accumulazione per riconquistare nel conflitto lo spazio e la possibilità dell’alternativa. In questo due aspetti sono centrali: quello della ricomposizione sociale e quello della riappropriazione.

Ciò che abbiamo toccato con mano nel percorso del 19O è stata la potenzialità connessa al legame fra le lotte, all’incontro fra diverse figure sociali colpite dall’austerità e dal capitale. Le piazze di San Giovanni e Porta Pia, la Roma meticcia del 18 Dicembre che ha ridicolizzato il tentativo di spostare la protesta sul terreno del nazionalismo, del razzismo e delle divisioni che ne conseguono.

Ma non sono le uniche divisioni che vanno rifiutate. Vanno rispedite al mittente anche tutte le divisioni generazionali, categoriali, la stessa separazione fra il piano dei bisogni da quello della politica. La strada non è certamente quella di guardare al lavoratore come una “entità astratta” che ci permetta di identificare, per semplificazione, più chiaramente l’attore protagonista in grado di incarnare il nostro desiderio e bisogno di lotta di classe e di cui diventare bravi tifosi. La strada non è neppure quella della sommatoria delle lotte, ma quella del riconoscimento dentro la dimensione di territori che divengono spazi di conflitto reale, di sviluppo di una autorganizzazione in grado di rappresentare non l’idea dell’isola felice – ma uno spazio dove la sperimentazione di nuove relazioni e legami sociali possa divenire, senza sosta, spina nel fianco in grado di ingaggiare la prova del contropotere. Ricomporre, quindi, dentro un riconoscimento che è sociale e politico al tempo stesso, una rinnovata capacità collettiva di misurarsi con la sfida della produzione di un immaginario politico comune attraverso il quale amplificare ed allargare lo scontro: coinvolgendo  l’eccedenza che abbiamo raccolto nelle mobilitazioni di Ottobre e giungendo oltre essa. Alimentare, quindi, un processo in divenire nel quale possa trovare respiro una capacità complessiva di mettere in discussione questo presente di sfruttamento e miseria.

In questo senso è centrale, forse più di ogni altra cosa, fare i conti con il nodo delle pratiche. Quali sono, infatti le pratiche in grado di dare sostanza a questi ragionamenti?

Una prima generica risposta è certamente questa: innanzitutto quelle pratiche in grado di liberare tempo e vita. Pratiche in grado di sottrarre pezzo dopo pezzo le nostre esistenze al ricatto del lavoro e quindi anche alla miseria della disoccupazione (lavoratori inutilizzati) ed alle catene della riproduzione. Pratiche in grado di sostanziare il diritto (che esiste come tutti i diritti solo se riconquistati), ad una vita piena e vera, non come lavoratori utilizzati o inutilizzati, ma come esseri umani subordinati e soggiogati da questo sistema che determinano il loro percorso collettivo di liberazione. Pratiche, quindi, in grado di indicare la rotta dell’autonomia collettiva delle nostre esistenze dalla produzione e dalle maglie del capitale. Occupare le case. Non pagare le bollette, le multe, le mense scolastiche ed universitarie, il trasporto pubblico, i ticket sanitari. Riprendersi le merci necessarie rispetto agli attuali bisogni. Queste (ed altre) sono le pratiche di cui oggi, dentro nuove avventure di sperimentazione sociale, dobbiamo riscoprire nella loro sostenibilità, in un processo crescente e cosciente di illegalità diffusa e di massa. Diventa centrale dunque, oggi più che mai, sviscerare, anche in contrapposizione al Job Act in gestazione, l’idea del “Reddito Garantito” non solo come richiesta vertenziale da sottoporre al governo, ma come parola d’ordine autonoma e ricompositiva da praticare concretamente e direttamente.

Ci chiediamo, però , allo stesso tempo, se non sia utile e necessario anche tornare ad immaginare e a mettere in campo forme di blocco generalizzato della produzione. Molto si è dibattuto attorno al cosiddetto “movimento dei forconi”. Non ci cimentiamo in questa sede ad analizzare questo complesso spaccato. Ma la forma di lotta (da questi qualche volta praticata veramente, in molte altre in maniera solo “formale”), pensiamo che possa essere anch’essa ricompositiva ed efficace. Del resto molto spesso negli ambiti di movimento si sono evocati termini come “sciopero generalizzato” o “sciopero metropolitano”. Troppo spesso, tranne qualche parziale eccezione, si è usciti dalla semplice allusione. Ci chiediamo se, al di là delle diverse denominazioni ed accezioni, non sia arrivato il momento di provare a praticare sul serio un blocco generalizzato dei flussi produttivi, di tutto ciò che le diverse figure sociali possono riuscire a bloccare ed apertamente a sabotare.

Fra il 15 ed il 22 Gennaio prossimi, come reti dell’abitare abbiamo indetto una nuova settimana di lotta. Il 20 Gennaio prossimo è anche convocata la manifestazione nazionale del trasporto pubblico locale, dentro questa pesante aria di  attacco ai beni comuni ed ulteriori privatizzazioni. Mentre ci prepariamo a tornare alla fine di Gennaio a pretendere la chiusura di Ponte Galeria, di tutti i CIE e CARA  insieme alla cancellazione della Bossi – Fini; mentre ci prepariamo per i primi di Febbraio ad una nuova assemblea nazionale verso la mobilitazione contro il vertice europeo sulla disoccupazione giovanile, perché non trasformare il 20 Gennaio in una giornata di blocco generalizzato delle strade e della produzione, di iniziativa diffusa e coordinata in ogni città ed in ogni territorio?

E’ importante certamente accrescere gli spazi di analisi e di confronto. Ma questi spazi possono essere produttivi, siamo convinti, solo se rimangono permanentemente agganciati al terreno della sperimentazione.

La suggestione di un 20 Gennaio di blocchi generalizzati delle strade e dei flussi produttivi in tutto il paese, indubbiamente è forte. La proposta è sul tappeto.

Ci vediamo presto, come sempre, partendo dalla strada.

Luca Fagiano
Paolo Di Vetta

da Radio Onda d’Urto

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Bisognidi redazioneTag correlati:

19 ottobrediritto alla casaredditoroma

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Movimento 24 ottobre: la generazione Z rompe i divieti e si prende le piazze

Italia-Città blindate, quasi 5mila identificati, 371 fermati di cui 110 minorenni, 9 persone arrestate, tensioni e scontri in diverse piazze al termine di manifestazioni pacifiche molto partecipate.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Roma: alcune riflessioni sul corteo di ieri contro carovita ed economia di guerra

Ieri mattina il clima a Roma era surreale per giorni non avevano fatto altro che militarizzare sempre di pro la città e cercare di dissuadere le persone dallo scendere in piazza.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Torino è contro riarmo, carovita e data center: più di 20 mila persone sfidano il Governo Meloni

In decine di migliaia ci siamo radunati in Piazza Castello, riempiendola fino a farla traboccare.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Blocchi al porto di Livorno: la mobilitazione continua

Mentre lə lavoratorə e lə studentə in Europa e nel mondo, si ribellano contro un sistema che sfrutta e che schiaccia, e i perbenisti urlano alla violenza sulle vetrine, oggi arriva l’ennesima nave statunitense con rifornimenti militari per Sigonella.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Gli espropri di Milano, i riot di Belfast, la guerra ibrida

L’impiego inflazionato del concetto di «guerra ibrida» nel dibattito pubblico impone una chiarificazione. Nella dottrina strategica e nella sociologia dei conflitti, la guerra ibrida (hybrid warfare) non indica qualsiasi turbolenza sociale che transiti per le reti digitali, bensì una precisa architettura offensiva e deliberata in cui un attore statale o para-statale  combina operazioni informative, guerra psicologica e manipolazione computazionale per destabilizzare un sistema bersaglio mantenendosi sotto la soglia dello scontro militare aperto.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Torino: dal 17 ottobre al 24 la mobilitazione contro guerra e carovita continua

Riprendiamo due contributi da Radio Blackout per restituire alcune voci della piazza del 17 ottobre a Torino contro il carovita e la guerra e il rilancio al corteo di sabato 24 ottobre da parte del gruppo Italiainpiazza17.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Agricoltori e autotrasportatori campani: i blocchi e presidi continuano

Come viene riportato da questo articolo su Altra Agricoltura, l’obiettivo della giornata di oggi per gli agricoltori campani era quello di portare la richiesta di dichiarazione dello stato di crisi all’attenzione della Regione:

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Cerignola si ferma contro il carovita

Continuiamo a raccontare le proteste in corso nel sud Italia, questa volta a partire dall’esperienza di chi si è mobilitato in Puglia, in particolare a Cerignola. Agricoltori, auto trasportatori, lavoratori e studenti si sono uniti nelle piazze e, ci spiega Vincenzo Pinnelli, uno dei portavoce del movimento, continueranno a farlo.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Viminale identifica i camnionisti per rimuovere i presidi. “Non ci fermiamo”, i blocchi a sud continuano

Contro il caro-carburanti Scaffali vuoti in Calabria, Basilicata, Campania (bloccata la A1) e in alcuni casi anche in Puglia e Sicilia; in queste 2 ultime Regioni solo alcune sigle sindacali hanno ritirato i blocchi mentre il governo, per bocca del ministro Urso, ha iniziato a identificare i camionisti “per rimuovere tutti i presidi nelle prossime ore”. I primi numeri del Viminale parlano di 1.339 identificati, 71 denunciati, 242 sanzionati sul piano amministrativo, oltre a disporre scorte di polizia per i tir non in blocco.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

La Francia si prepara all’atto secondo

Un’esplosione in termini di numeri, di atti significativi e di convergenze inedite. Inediti anche gli arresti che il regime di Macron ha portato a termine con il 17 ottobre 2026: il maggior numero di arresti avvenuti dal 17 ottobre 1961.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

La morte del lavoro

Oggi scrivere dell’omicidio sul lavoro di Andrea Moretti, operaio rocciatore, non è facile.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Renoize 2026

Qui di seguito le info per partecipare al festival in ricordo di Renato Biagetti da Radio Onda Rossa.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Roma: presidio permanente fuori da Spin Time Labs. “Da qui non se ne va nessun3”

Il Viminale prova ad approfittare di un incidente – un principio d’incendio – per aggiungere una spunta alla lista degli sgomberi. Siamo a Roma, in via Santa Croce in Gerusalemme, sede di Spin Time, occupazione abitativa e spazio sociale della Capitale. 

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

607 giorni dopo Tarek esce dal carcere

Tarek Dridi uscirà dal carcere di Frosinone il 16 giugno 2026, dopo 1 anno e 8 mesi di detenzione per aver preso parte alla manifestazione in solidarietà con la resistenza palestinese del 5 ottobre 2024.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

“Silenzio stampa”: una video-inchiesta di Restiamo Umani media

E’ appen uscita la video-inchiesta realizzata da Restiamo Umani che ha l’obiettivo di squarciare il velo sulla complicità delle istituzioni in relazione a certe frange del sionismo militante. A partire dalle testimonianza di chi ha subito le aggressioni di matrice sionista negli scorsi mesi a Roma nasce un’inchiesta.

Immagine di copertina per il post
Culture

Carmillafest 2026: Valerio Evangelisti e l’arte delle insurrezioni immaginarie

A volte ritorniamo, anche in presenza, fuori da questi schermi. Il 18 aprile prossimo, a Roma, si svolgerà Carmillafest 2026. La data non è casuale perché quattro anni fa, proprio in quel giorno, veniva a mancare il fondatore della nostra testata: lo scrittore e militante rivoluzionario Valerio Evangelisti. Questa seconda edizione di Carmillafest – la prima si tenne a Bologna insieme a Valerio nel 2019 – sarà quindi dedicata alla poetica politica del nostro amico e compagno.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Contro i re e le loro guerre: 27 e 28 weekend No Kings a Roma

Da Radio Blackout
l processo autoritario e guerra fondaio si combatte insieme: per questo No Kings Italy, il 27 e il 28 Marzo, raccoglie a Roma una coalizione di più di 700 realtà contro i re e le loro guerre:

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

Roma: corteo nazionale contro il ddl Bongiorno. “Senza consenso è stupro”

Prosegue la mobilitazione permanente contro il DDL Bongiorno, lanciata il 27 gennaio scorso dai centri antiviolenza, dalle reti e dai movimenti femministi e trasfemministi di tutto il Paese.