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Elezioni spagnole fra destra e partiti minori

Adesso la palla passa al partito Popolare di Mariano Rajoy, ma la strada per riuscire a mantenere il consenso ottenuto dall’ottimo risultato elettorale (più voti di Aznar nel 200) è decisamente in salita se non impossibile. Già questa mattina la Borsa di Madrid ha aperto in calo ed è proseguita in profondo rosso.

Nel contesto spagnolo, come quello italiano e greco cambia comunque ben poco per chi si trova alla guida del governo, infatti le misure economiche sono decise a Bruxelles e quelle di politica estera a Berlino.

Quello che comunque emerge dal voto è un processo di assoluta balcanizzazione del parlamento. Il bacino di voti perso dai socialisti è infatti andato distribuito a partiti minori mettendo in crisi in una piccola parte il bipartitismo e la legge elettorale che lo favorisce: 16 seggi sono andati a Ciu (Convergencia y Unio, nazionalista catalano,); 11 ad Izquierda Unida (sinistra); 7 ad Amaiur (la sinistra basca indipedentista), 5 a Pnv (nazionalista basco) e UpyD (centrista), 3 ad Erc (sinistra catalana).

Chi approda a Madrid con grande preoccupazione per le altre forze politiche è la sinistra indipendentista basca di Amaiur, che diventa il primo partito nelle Euskadi.

Il dato dell’astensione non è sicuramente l’elemento principale di analisi dei queste elezioni aumentando soltanto del 2% rispetto alle ultime elezioni, Allo stesso modo anche i partiti come quello Piarta e Anticapitalista raccolgono solo 25 mila voti ciascuno.

Da Democracia Real Ya verso le lezioni era partita la “controcampaña”: dare indicazioni di voto a favore dei partiti minori per distruggere il bipolarismo e per aprire la strada al pluralismo. Una mossa di ingegneria elettorale che aveva il senso di mettere a critica i processi di rappresentanza, ma di cui difficilmente potremmo conoscerne gli effetti.

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