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La vertenza dei “medici invisibili” contro la Regione Lazio

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Condividiamo di seguito la lettera e l’appello scritti dagli specializzandi e dalle specializzande dei Policlinici universitari di Roma (Gemelli, Umberto I, Tor Vergata e Sant’Andrea), per esigere ciò che la Regione Lazio ha promesso e poi si è rimangiata. La suddetta Regione infatti (così come Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, dove si sono prodotte simili proteste), l’11 aprile, con un Decreto regionale, ha dichiarato l’assegnamento di un bonus di mille euro a favore di tutti i medici del Lazio, inclusi gli specializzandi, riconoscendo il lavoro durissimo e sfiancante svolto in prima linea durante l’emergenza Covid, salvo poi tornare sui propri passi due settimane dopo, escludendo dal “premio” tutti coloro che non hanno un contratto di lavoro, dunque gli specializzandi. Infatti queste figure ibride e ubique, trattate come medici a tutti gli effetti per quantità di ore lavorate, carico di lavoro e presenza in prima linea, pari a strutturati e ospedalieri, sono però de iure universitari in formazione, con un contratto erogato dalle università. Purtroppo però, ben lontani da fare formazione, sono esposti e buttati, per lo più non tutelati, nella gestione dell’emergenza a tutti gli effetti, sfruttati e invisibilizzati, non riconosciuti e, evidentemente, mal retribuiti. A conferma di ciò basti pensare all’ultimo discorso tenuto dal nostro Presidente del Consiglio, in cui non si trova traccia né accenno alcuno ai medici e al loro destino o addirittura a tutto ciò che concerne l’ambito sanitario in generale.

Qui la petizione.

ORA BASTA! VOGLIAMO IL RISPETTO DEL RUOLO DEGLI SPECIALIZZANDI ED IL RICONOSCIMENTO DEL LAVORO SVOLTO

Siamo gli specializzandi e le specializzande impegnati nei reparti COVID19 della regione Lazio. Siamo medici in formazione: una strana figura mitologica, una chimera, ibrido tra studente e lavoratore. Veniamo retribuiti con un contratto di formazione-lavoro, paghiamo le tasse universitarie ma è noto che la nostra formazione spesso assume contorni sfumati, ed è frequentemente carente a scapito di un’attività professionale totalizzante. Noi abbiamo chiaro quale sia il nostro ruolo all’interno del Servizio Sanitario Nazionale e Regionale. Siamo parte delle fondamenta degli Ospedali Universitari dove prestiamo servizio, forza motrice instancabile e sempre a disposizione, al fianco dei lavoratori dipendenti, ci prendiamo responsabilità che talvolta non ci competono, il nostro carico di ore lavorative eccede sempre quello previsto da contratto mentre i nostri programmi formativi vengono spesso disattesi. In condizioni ordinarie suppliamo alle carenze del nostro SSN dovute ai definanziamenti degli ultimi decenni e, dall’inizio dell’emergenza sanitaria COVID19, grazie alla nostra immediata partecipazione, abbiamo permesso alle strutture sanitarie universitarie della regione Lazio di rispondere in maniera adeguata alla sfida di questa pandemia. Abbiamo condiviso con tutto il personale sanitario coinvolto nell’emergenza turni massacranti, riposi mancati, un rischio biologico elevatissimo, l’ansia e lo stress di combattere contro un nemico ancora troppo sconosciuto, la paura di contagiare i nostri cari. Alcuni di noi si sono offerti volontari per dare il proprio aiuto nei reparti COVID19, anche se la loro specializzazione non lo avrebbe previsto, andando ad affiancare specialisti e specializzandi coinvolti dal primo momento. I nostri percorsi formativi ne hanno fortemente risentito, sono state sospese o rinviate le attività didattiche e non sappiamo quando potranno ripartire. Siamo consapevoli del nostro ruolo e pronti a garantire la nostra assistenza in futuro contribuendo alla lotta alla pandemia da SARS-CoV2.

Abbiamo applaudito alle dichiarazioni dell’Assessore regionale alla Salute che in data 11 aprile comunicava a mezzo stampa l’accordo con i sindacati per il bonus agli operatori sanitari. Non ci interessavano e non ci interessano i contributi economici, ma piuttosto il riconoscimento morale del nostro lavoro ed il rispetto del nostro essere medici, troppo spesso dimenticato dalle Istituzioni. In data 24 aprile la Regione fa un passo indietro e attraverso una nota redatta dalla Direzione Regionale Salute chiarisce che il presupposto per la corresponsione del premio è “la titolarità di un rapporto di lavoro, di tipo libero professionale o subordinato a tempo determinato”. In tal modo (come si legge dal testo della nota), nascondendosi dietro un cavillo burocratico, la Regione Lazio esclude dall’erogazione del bonus tutti gli specializzandi che non hanno stipulato contratti aggiuntivi, che nel caso delle aziende ospedaliere del Lazio, sono la maggioranza dei medici in formazione specialistica coinvolti nell’emergenza COVID19.

Deve essere assolutamente chiaro come la sospensione della didattica universitaria non abbia in alcun modo influito sulla partecipazione degli specializzandi chiamati all’attività clinica nel corso dell’emergenza COVID-19 e come nella quotidianità la scissione supposta tra attività didattica e attività operativa del medico in formazione specialistica sia assolutamente inesistente. Nella quasi totalità dei casi l’attività di noi specializzandi è volta all’adempimento di compiti a carattere esclusivamente clinico-operativo e rappresenta il fulcro del nostro sistema sanitario. La specifica sul requisito d’attribuzione del bonus diviene allora un modo subdolo da parte delle Istituzioni di operare nuovamente al risparmio sulla nostra figura, sfruttando un vuoto di tutela contrattuale da troppo tempo noto.

Siamo amareggiati, siamo rammaricati, siamo disillusi e siamo stanchi. Questa è un’occasione sprecata di riconoscere il valore dei medici in formazione, un’ulteriore conferma della visione che hanno le istituzioni della nostra figura: siamo medici quando siamo utili per fornire forza lavoro nelle strutture sanitarie, siamo studenti quando veniamo esclusi dal riconoscimento del lavoro che stiamo svolgendo. E’ uno schiaffo alla nostra attività quotidiana e al nostro sacrificio. E’ una dimostrazione di quanto possa essere falsa la retorica degli “eroi in corsia”: chi la utilizza e poi agisce così non ha a cuore il presente e il futuro del SSN e di chi ci lavora, sempre pronto a sacrificarsi per i propri pazienti.

Per questo chiediamo:

– Il rispetto del nostro ruolo e l’equiparazione della nostra attività a quella del personale sanitario dipendente. Il SARS-CoV2 non considera lo status contrattuale degli operatori sanitari con cui giunge in contatto e che la Regione Lazio non può che prendere atto del fatto che, anche in assenza di contratti integrativi, il medico in formazione specialistica ha risposto a questa emergenza con la sua presenza, assumendosi responsabilità e rischi;

– L’estensione dell’emolumento a tutti gli specializzandi coinvolti nell’assistenza COVID19 come sta avvenendo nelle regioni Emilia-Romagna e Toscana;

– Una riduzione delle tasse universitarie o una compartecipazione della Regione alla somma alla luce dell’attività eccezionale svolta nel corso della componente professionalizzante della nostra formazione;

– L’apertura di un tavolo di discussione con Regione e Università per tutelare e valorizzare il ruolo dei medici in formazione specialistica e per ripartire dalla formazione medica nella ristrutturazione del SSN al termine della pandemia.

Nessuno deve rimanere indietro!

Gli specializzandi e le specializzande della rete COVID19 della regione Lazio

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