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Livorno, rabbia e lacrime sponsorizzate Paul & Shark nel ventennale del Moby Prince

Alla fine della seduta in Comune, autorità e familiari, compresi quelli delle vittime della strage di Viareggio, hanno raggiunto la folla che attendeva fuori e sono partiti in corteo. Se nel tempo, la voglia di verità e giustizia non è mai venuta meno, occorre purtroppo sottolineare, che il rispetto della dignità di chi ancora soffre per un vuoto incolmabile, sembra nel corso degli anni venire a mancare. Il Tan ancora una volta ha invaso  lo spazio adiacente la lapide coi 140 nomi collocata all’ingresso del Porto Mediceo, nonchè installato gli stand a coprire l’accesso al mare, dove tradizionalmente il rito del lancio delle rose, conclude la giornata in ricordo delle vittime. I familiari e le tante persone che hanno partecipato al corteo partito dal Comune di Livorno, una volta arrivati al Porto Mediceo hanno dovuto quindi scontrarsi con il rumoroso pubblico della manifestazione veliera.

Dopo la deposizione dei fiori sulla lapide, le persone sono state costrette a confondersi con i visitatori del Villaggio Tuttovela e infilarsi dentro uno degli stand dove attraverso una finestrella hanno potuto compiere il lancio delle rose a mare. Loris Rispoli, prima di leggere uno ad uno i nomi delle vittime ha dovuto chiedere al pubblico degli stands un momento di silenzio. Una situazione che ha lasciato perplessi e allibiti tanti dei partecipanti alla commemorazione, stipati in uno stand dove tra lacrime e dolore, facevano capolino gli sponsor di note marche d’abbigliamento. In questo scenario surreale (dove venditori e promoter hanno evaso la richiesta di chiusura temporanea) a complicare ancora il flusso delle persone sono intervenute le forze dell’ordine che a un certo momento si sono incordonate per bloccare il transito, creando una divisione scriteriata tra visitatori del Tan e partecipanti alla commemorazione, generando confusione e proteste. In questa vicenda, se la verità processuale è lontana dall’esser raggiunta, le istituzioni della città di Livorno dovrebbero almeno garantire che non si perda il rispetto della dignità umana. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di chiederlo, come quel silenzio, violato dall’imperturabile indifferenza del consumo.

Orlando Santesidra per Senza Soste

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