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Modena, in 1500 in piazza per il diritto di sciopero e per le lotte sociali

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Sabato pomeriggio un bel corteo lanciato dal sindacato Sicobas, partecipato da circa 1500 persone, ha attraversato il centro storico modenese.

Una manifestazione lanciata dopo l’ultima udienza del processo ad Aldo Milani per l’accusa di estorsione, un castello di carte messo in piedi dalla questura di Modena che, fin dai primi momenti processuali, ha dimostrato la propria fragilità e infondatezza. Ancora più grave della montatura giudiziaria il fatto che, tramite questa messa in scena, si provi a colpire il sindacalismo di base, le lotte e le pratiche portate avanti dai Cobas.

Tutto ciò è avvenuto circa due anni fa (era il gennaio 2017) nel pieno della dura lotta dentro l’azienda Alcar Uno del gruppo Levoni. Dopo la notizia dell’arresto, immediatamente si è organizzato un corteo nazionale che ha portato migliaia di lavoratori e lavoratrici da tutta Italia a Modena, una piazza strepitosa che ha bloccato il nodo ferroviario per poi muoversi autonomamente e in forme autoorganizzate per il centro storico cittadino.

Intanto il seme del riscatto e la voglia di spezzare le proprie catene stava maturando nei magazzini della logistica e nelle grosse fabbriche, garanti dell’equilibrio politico ed economico locale e, in parte, nazionale (pensiamo all’importanza della LegaCoop modenese).A distanza di quasi due anni, con numerose vertenze sviluppatesi nel nostro territorio (gls, dhl, sda e altre) scatta la scintilla dentro allo stabilimento di Italpizza (come abbiamo riportato qui).

La lotta è durissima ma strappa le sue prime vittorie. Da un lato troviamo un’ infantile politica locale che organizza conferenza stampa davanti ai cancelli aziendali, senza che ci siano picchetti e presidi (siamo pur sempre in campagna elettorale). Dall’altro lato, invece troviamo la parte più vicina alla Lega, la quale coglie al balzo la possibilità di attaccare il sistema produttivo targato Pd, si organizza direttamente e parte all’attacco grazie al super eroe degli interessi aziendali, il consigliere Antonio Montanini. Arriviamo dunque al soleggiato pomeriggio di ieri e al corteo contro la repressione delle lotte sociali.

Era presente anche la campagna Mai più Lager Nè in Emilia Romagna Nè Altrove che nel suo intervento ha ribadito quanto sia necessario sviluppare movimenti in grado di unire dentro se stessi tutti coloro che vivono il problema dei documenti, in special modo chi, grazie alle recenti misure introdotte dal Decreto Salvini, porta avanti forme di lotta oggi criminalizzate dalla controparte.Il collettivo Guernica di Modena ha infine lanciato una nuova manifestazione per il 25 Aprile alle ore 10 della mattina (con partenza al cippo in memoria dei caduti nell’eccidio delle fonderie Orsi), momento molto importante per riaffermare l’unità presente in questa città tra i segmenti sociali in lotta.

Servirà a prendere ulteriormente posizione contro il sistema Emiliano che in strutture come il CPR e nella criminalizzazione delle istanze sociali trova maggiori garanzie di investimento e speculazioni sempre più marce e dannose. Ricordiamo che nell’ultima settimana numerosi provvedimenti penali sono stai presi presi dalla controparte contro la recente occupazione del cinema Cavour, contro la pratica dei picchetti antisfratto (utilizzando il metodo del decreto penale di condanna) e contro le manifestazioni in solidarietà ai compagni e alle compagne che  hanno sostenuto la lotta di liberazioni in Rojava e a cui la procura Torinese  vorrebbe applicare le misure di sorveglianza speciale.

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