InfoAut
Immagine di copertina per il post

Aria frizzante. Un punto di vista dalla provincia sulla marea del «Blocchiamo tutto»

Riprendiamo questo ricco contributo di Kamo Modena, in attesa dell’incontro di questo weekend a partire dalla presentazione del documento «La lunga frattura».

0. Ci sono giorni che valgono anni. Le ultime settimane, dal 22 settembre al 4 ottobre, sono state tra questi. Anche a Modena.

1. Due scioperi generali che hanno travalicato le appartenenze (o non appartenenze) sindacali e fermato, rallentato, sabotato, la fabbrica della guerra che è nel suo complesso il sistema-Italia e di cui Modena è uno dei suoi reparti più avanzati. Una composizione eterogenea e trasversale di massa e diffusa che ha utilizzato strumentalmente e pragmaticamente le scadenze di sigle, collettivi e delle più svariate infrastrutture organizzative per scendere in mobilitazione permanente. Che, capillarmente, dai territori metropolitani a quelli provinciali, su livelli di intensità variabile da territorio a territorio, ha occupato le strade, le piazze, le facoltà, le scuole, i magazzini, gli stabilimenti, le stazioni, le tangenziali, tentando di praticare con slancio e determinazione l’obiettivo del “blocchiamo tutto”. Una oceanica manifestazione nazionale che ha fatto tremare, per la prima volta, un governo di postfascisti, atlantisti e sionisti – scappati fuori Roma – a digiuno di opposizione. Per non parlare, appunto, delle imbelli, inutili e ipocrite opposizioni della Sinistra, atlantista e sionista, saltate a bordo all’ultimo – citofonare Landini e Schlein – per timore di rimanere naufraghe.

La marea dei 30 mila a Modena. Sciopero generale per la Palestina, 3 ottobre 2025.

2. L’avevamo percepito il lunedì di sciopero generale che l’aria non era più la stessa. Certe cose le senti: ti lasciano il sapore dell’elettricità in bocca. Il 22 settembre abbiamo assaporato un gusto che non sentivamo da molto tempo a Modena.

La manifestazione degli studenti è rumorosa e con numeri (circa 400-500) che non si vedevano da decenni – anche se a maggioranza liceali e con poco apporto di seconde generazioni – portati per la gran parte dal “lavorio invisibile” di un gruppo di giovani senza pregressi politici nato, più o meno spontaneamente, un paio di settimane prima, “Giovani di Modena per la Palestina”. Piazza Grande è ingrossata da lavoratori delle più disparate categorie: operai della logistica e non solo, professionisti e partite iva, insegnanti, impiegati dell’industria, tecnici, precari, operatori delle cooperative, tirocinanti, universitari, perfino i funzionari della CGIL. La manifestazione arriva a contare circa 3000 persone e si carica di un’energia che neanche i soliti, interminabili comizi al microfono riescono a spegnere. C’è voglia di bloccare davvero tutto di fronte a un genocidio trasmesso in diretta dalla Palestina e alle minacce di Israele alla Flottiglia.

Ma questa voglia non si riduce a questo, crediamo. La Palestina è simbolo e pretesto ricompositivo per forze e motivi che agiscono nel profondo delle soggettività e della composizione che si è manifestata – in primo luogo attraverso una generazione politica formatasi a partire dal primo ciclo di lotte postpandemiche del 2022, situate dentro lo sviluppo dello stato di guerra e del caos globale crescente.

La piazza viene fatta sfogare in un corteo selvaggio e liberatorio per il centro città, fino ad arrivare davanti all’Accademia militare. E qui, al culmine della forza, fatta inspiegabilmente sciogliere dai leaderini dei gruppi e sindacati che l’avevano promossa e guidata, sotto le pressioni della digos e l’indisponibilità a cogliere o solamente riconoscere il momento propizio per un “passo in più” praticabile. «Grazie a tutti, per oggi è finita qui». Molti giovani partecipanti, a grossi capannelli, sono rimasti lì, come delusi, ad aspettare un proseguimento che non ci sarà, mentre gli attivisti e i politicanti se ne tornavano a casa: «come, tutto qui? Oggi è già finita? Non si poteva fare un passo in più?»

Sciopero generale per la Palestina, 3 ottobre 2025.

3. Due settimane in cui la mobilitazione serale è stata continuativa e partecipata – gli stessi presidi che un mese prima contavano 70 persone appartenenti al ceto politico si sono visti ingrossare fino a 400-500 partecipanti spontanei di quella composizione emersa il 22 – hanno portato allo sciopero generale di venerdì 3 ottobre.

La CGIL, tirata per la giacca, per non perdere la propria base è scesa in campo con i reparti corazzati. A Modena, un servizio d’ordine imponente, 150 pettorine rosse, a collaborare fianco a fianco coi distintivi e i caschi blu. I rapporti di forza modificati impongono un accordo preventivo tra la questura e il suo omologo sociale cittadino: viene concessa la tangenziale, passeggiata dall’uscita 8 all’uscita 10, e poi via al parco Ferrari. Il corteo partito da piazzale Primo maggio è imponente e inedito per Modena: record storico di 30 mila persone. Una manifestazione di massa, popolare, composita, con tantissimi giovani. L’apporto delle seconde generazioni e delle comunità arabe è consistente. Per l’occasione, crediamo, anche i tecnici e professionali, ancora non toccati dalle proteste, si sono mobilitati.

Il corteo passa di fronte alla stazione dei treni tranquillamente, perché è impenetrabile, blindata dalle camionette dei reparti mobili e presidiata dalle truppe incordonate della Camera del Lavoro, fianco a fianco alla Polizia di Stato. Il serpentone entra infine in tangenziale, come da copione, ma è all’altezza dell’uscita 10 che, nei piani dei tristi gestori dell’esistente, qualcosa va storto.

4. Alla fine del percorso, un piccolo ma combattivo pezzo di corteo scavalca spontaneamente il guardrail passando sull’altra carreggiata vietata dagli accordi, rifiutandosi di uscire dalla tangenziale. Ci sono ragazzi e ragazze di seconda generazione a incitare, seguiti da studenti delle superiori e universitari, giovani lavoratori e più anziani con famiglia al seguito. Persone “normali” e qualche compagno più o meno sciolto. Assenti i partiti rivoluzionari, i collettivi studenteschi e universitari, le sigle nazionali dure e pure. «Abbiamo detto che blocchiamo tutto? E allora facciamolo davvero!» è la voce unanime. C’è un pezzo di composizione sociale che vuole fare DAVVERO quello che gli slogan dei militanti ripetono, senza farsi prendere in giro. È ritenuto possibile, senza troppi timori: il momento di rischiare, di avere coraggio, è ora. L’esempio della Flottiglia è lì davanti.

Eccedenze. Scavallare il guardrail. Il momento del coraggio. Blocchiamo tutto.

Il corteo è in stallo sia per la polizia sia per l’indecisione dei più a “scavallare”, nonostante quel pezzo di corteo più determinato a praticare l’obiettivo diventi progressivamente più nutrito. Il tempo di blocco si allunga, le contraddizioni arrivano fino al carro di testa, tra gli organizzatori, mentre in strada il fronteggiamento con la polizia si fa sempre più teso. Fino a che un argine si scioglie: mentre il grosso della manifestazione rientra nella compatibilità e riparte sul percorso concordato, alcune centinaia si riversano invece sulla carreggiata opposta, raggiungendo il blocco e trasformandolo in un corteo selvaggio e autonomo fino all’uscita 10 bis. Da qui, praticato il blocco con i propri tempi, lo spezzone si ricongiunge al corteo principale tra cori e battimani, accolto dagli applausi della gente. Non quelli delle burocrazie sindacali e politiche, in primis CGIL, che volevano “bloccare tutto” ciò che c’è di possibile.

5. Perché soffermarsi su un evento così apparentemente insignificante, nel racconto di queste giornate che hanno visto complessivamente ben altro livello di scontro o blocco anche solo nelle vicine Bologna e Reggio? Perché, in un contesto specifico come Modena, di tradizionale bassa conflittualità, pesantezza del controllo socialdemocratico e grande solidità di recupero sistemico delle istanze subalterne e delle spinte sociali, questa piccola forzatura non avrebbe potuto conquistare l’obiettivo del “blocchiamo tutto” fuori dalla compatibilità istituzionale e dal copione imposto dall’alto e accettato dalle organizzazioni se non fosse stata trascinata da un’eccedenza, certamente di minoranza ma non minoritaria, di composizione, capace di esprimere una forma di autonomia in nuce, una disponibilità – appunto – a “scavalcare” non solo il guardrail e la paura, ma tutte quelle barriere fatte di ritualità, schemi, appartenenze, logiche bottegaie e leaderini opportunisti riprodotte da alcuni tipi di strutture politiche e sindacali che, in tali occasioni, agiscono da tappo. Insomma, una piccola traccia, ma significativa, del cambio di passo di composizione che queste giornate hanno espresso, anche a Modena, su livelli di conflitto e di forza più avanzati da quelli dati dagli stessi militanti, attivisti, organizzazioni. Per chi sa vedere, non è poco.

Servizio d’ordine della Cgil.

6. Non possiamo sapere, a questo punto, se sia nato, o stia nascendo, un ciclo. Inteso come processo di medio-lunga durata di mobilitazione, politicizzazione, organizzazione del conflitto sociale e di classe, che eccede, rimescola, trasforma le soggettività in esso coinvolte, le identità prestabilite, le stesse organizzazioni o rappresentanze che l’hanno promosso, cavalcato, inseguito. Rovesciando – e ricostruendo – l’immaginario collettivo, sovvertendo le forme di militanza e segnando quelle di vita. Una dinamica ricompositiva e un movimento d’attacco allo stato di cose presente. Occorre andarci ancora cauti, nonostante la straordinaria potenza di queste giornate.

7. Sappiamo però che, in queste convulse settimane di tempo sospeso, non più stretto nel pugno di coloro che comandano sulle nostre esistenze, un lungo e asfissiante ciclo di immobilismo, passività, rassegnazione, che aveva galleggiato su di uno stagno di grigia depressione, si è rotto. O quanto meno, incrinato: la pace del nemico si è infranta in crepe e fratture di possibile concreto. Da cui filtra – forte, potente – aria fresca e frizzante di cui riempirsi i polmoni. È la gioia autentica, condivisa, della lotta quando è di massa e va all’obiettivo. Di riconoscersi complici e compagni in essa, spezzando le solitudini e scacciando l’impotenza. Di prendere coraggio, come i marinai della Flottiglia, e assumersi il rischio quel passo in avanti in più, come scavalcare un guardrail insieme, perché è questo il momento, e non servono altre parole se non “Blocchiamo tutto”.

Verso l’uscita 10 bis.

8. E adesso? Come tenere aperta, dare continuità e allargare questa frattura da cui ha spirato un vento che ha scompigliato tutto e tutti? Attraverso quali forme sostenerlo, potenziarlo, farlo crescere più forte contro il governo e la fabbrica della guerra, del genocidio, dello sfruttamento, senza imbrigliarlo sui mulini del nemico che si chiamano Sinistra, delega, pace (per chi comanda), o lasciarlo spegnere nelle stanze chiuse della competizione sindacale, delle parrocchie di partito, delle botteghe di Movimento, del mercato delle vacche delle strutture? Funziona ancora lo strumento “assemblea di collettivo/partito/movimento” con una composizione che, almeno in questa prima fase, non ha riempito le fila dei vari gruppi militanti ma le piazze, i cortei, intesi come evento a cui partecipare, esperienza da vivere, in cui esserci, in cui imporre una propria autonoma presa di parola e decisione? Da dove può passare il ruolo dei militanti, la costruzione di un immaginario desiderabile, la formazione di controsoggettività negli spazi e nei tempi aperti da queste settimane? C’è tutto un cantiere di inchiesta, conricerca, scienza dell’inaspettato e immaginazione organizzativa da aprire, insieme alla necessità di intelligenza collettiva condivisa, di discussione franca e di produzione di punto di vista, oltre che di pensiero, forte.

9. Mossi più da domande che da certezze, con punto di vista parziale, per ora qui ci fermiamo.

10. «Si deve ricercare la pace quando la si può avere; quando non si può, bisogna cercare aiuti per la guerra». Thomas Hobbes, De Cive, 1642.

Di questo discorso e di cosa lo precede rimandiamo all’incontro dell’11 ottobre con la redazione di Infoaut e con i compagni di Askatasuna Torino per discuterne, a partire dalla presentazione del documento «La lunga frattura», al Dopolavoro di via canalino 78, a Modena.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Organizzare la lotta contro la guerra sui territori: pratiche, idee e strumenti dall’esperienza del Movimento No Base

Proponiamo un contributo sugli strumenti messi in campo a partire dalla lotta del Movimento No Base, per costruire un movimento popolare antimilitarista e per far fronte alla complessità dei territori investiti dalle infrastrutture di guerra.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Presidio a Biella: giù le mani dal Brianco. No al progetto agrivoltaico della società israeliana Ecoenergy

Il 25 settembre alle ore 9 si terrà l’ultima Conferenza dei Servizi in Provincia a Biella ove si deciderà se autorizzare o meno il progetto agrivoltaico denominato SolarPark3. Questo impianto interessa ben 117 ettari di terreni agricoli, produrrà circa 47 MWp e richiede un investimento iniziale di 32,5 milioni di euro.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Lotte operaie: a Taranto 2500 licenziamenti per indotto Ex-Ilva. Sciopero e blocchi stradali

A Taranto sono ripartite le 2.500 lettere di licenziamento per chi è impiegato nell’indotto ex Ilva e così riparte anche la mobilitazione. Usb e confederali hanno proclamato 24 ore di sciopero immediato, fino alle 7 di domattina, con blocchi su alcune strade provinciali.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Houthi alla conquista di Mocha. La situazione nel corridoio energetico globale e il possibile ingresso di nuovi attori

Tra il 9 e il 10 settembre il movimento politico-militare scita libanese Ansar Allah (detti comunemente Houthi Yemeniti) ha preso in controllo di Mocha, una città portuale affacciata su una delle più importanti rotte marittime del pianeta, lo stretto di Bab el-Mandeb.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Serbia: sionismo e nazionalismo nei Balcani. Un approfondimento dopo il funerale di Mladić

A partire dai funerali “quasi” di Stato di Ratko Mladić, il comandante delle truppe serbe colpevoli del genocidio di Srebrenica morto in detenzione all’Aia, facciamo il punto sulla politica interna ed estera della Serbia.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Libano: “Israele sta radendo al suolo una fascia del sud del paese”. Il collegamento da Beirut con il giornalista Pasquale Porciello

In Libano, l’esercito di occupazione israeliano continua a intensificare i bombardamenti nel Sud del Paese nonostante l’accordo quadro firmato a Washington lo scorso 26 giugno, primo accordo diretto tra i due paesi in quarant’anni.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Di greenwashing, militarizzazione dei territori e questione energetica

La Toscana è sempre più al centro di una serie di interessi economici legati a doppio filo alla macchina bellica e al complesso militare-industriale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Torino è contro il riarmo

Ripubblichiamo l’indizione della due giorni del 19-20 settembre 2026 che si terrà a Torino organizzata dall’assemblea cittadina Torino Partigiana.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Hanover: finto think tank utile a diffondere propaganda israeliana

Un’inchiesta originariamente svolta dal Guardian ha svelato il meccanismo utilizzato da un finto Think tank – inesistente in quanto senza sede, senza indirizzi né referenze – “Hanover” che allena l’intelligenza artificiale nella creazione di propaganda ad hoc in favore di Israele e del suo operato.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Francia, antisemitismo e islamofobia: intervista a un attivista di UFJP

Abbiamo intervistato un attivista de l’UJFP (Union Juive Française Pour La Paix) in merito ad alcuni temi all’ordine del giorno: l’antirazzismo e l’islamofobia, l’antisemitismo e l’antisionismo, per approfondire cosa si muove in Francia sul piano delle mobilitazioni e degli avanzamenti della soggettività organizzata su questo dibattito.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Cuba: acqua, medicinali, carburante, energia elettrica. Il peso del bloqueo nella vita quotidiana.

A Cuba la crisi economica e sociale ha raggiunto livelli sempre più drammatici.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele dichiara guerra anche agli aquiloni di Gaza

Dopo aver distrutto scuole, ospedali e case, Israele trasforma anche il gioco dei bambini palestinesi in una «minaccia letale». Aquiloni di carta senza esplosivi vengono equiparati ai droni e diventano il nuovo pretesto per minacciare bombardamenti e sfollamenti nella Striscia.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Pisa: boeing militare del Kuwait transitato dall’areoporto Galilei, movimentato materiale bellico

Nella notte di lunedì 24 agosto velivoli militari provenienti dal Kuwait sono transitati dall’aeroporto Galilei di Pisa, come denunciato da attivisti e attiviste del Movimento No Base e altre realtà pisane.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Cagliari, il Muro di Coscienza prende vita in aeroporto: “Le rotte con Israele passano anche da qui”

Si è formato questa mattina dalle 8.30 alle 12:00 il Muro di Coscienza all’aeroporto di Cagliari Elmas parte di una giornata coordinata attraverso Giovedì Bianco (giovedibianco.it) che ha coinvolto anche Verona e Milano questa mattina e che prosegue oggi pomeriggio e stasera a Roma Fiumicino e Venezia.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Toscana sacrificata

Ripubblichiamo questo testo originariamente apparso su Scrivania Autogestita di Informazione che ha il pregio di tessere i fili di ciò che si sta verificando sulla regione Toscana, individuando le tendenze e gli interessi in campo.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Torino: Run to Gaza. Il 6 settembre Torino corre per Gaza

Il coordinamento cittadino per la Palestina Torino per Gaza insieme ad altre realtà ha organizzato la prima maratona per Gaza. Di seguito il testo di indizione dell’evento e le modalità per partecipare.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Dalla Vlora a Sazan: il programma della Global Sumud Flottilla a sostegno della Flaminio Revolution

Riceviamo e diffondiamo il comunicato stampa che annuncia l’imminente partenza di una nuova missione della Global Sumud Flottilla: verso l’Albania per sostenere la mobilitazione per la Palestina della Flaminio Revolution. Buon vento!

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Ribolla: il nuovo progetto fotovoltaico è finanziato da una società israeliana

In queste settimane su molti quotidiani si è parlato del nuovo progetto di impianto fotovoltaico che dovrebbe sorgere in Maremma promosso dalla società israeliana Shikun & Binui.