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NO MONTI NIGHT @ Torino

Altri manifestanti hanno ritenuto opportuno anticipare l’appuntamento, ed ecco che prima delle 19:00 un bel gruppo inizia a dirigersi verso il presidio dei digiunanti, “Ascoltateli” in Via Garibaldi. Qualche saluto, due chiacchiere e decidiamo di tentare l’avvicinamento alla piazza, pur avendo constatato da sopralluoghi precedenti che tutta l’area del Regio e quella vicino al Cambio è transennata, chiusa da blindati e centinaia di uomini (Carabinieri e Polizia) in assetto anti-sommossa. Da Via Garibaldi ci stacchiamo dal presidio dei digiunanti e notiamo a pochi metri da noi, davanti a noi e sui due lati, agenti della Digos, in borghese, ma decisamente riconoscibili. Si piazzano davanti al nostro gruppo, dopo un cordiale saluto nel quale sarcasticamente pronunciano i nostri cognomi, più che una cordialità ha il sapore di un’intimidazione.

Ci precedono e ci scortano ai lati. Ammetto che questo tipo di “servizio” sta diventando qualcosa di abituale.  Al punto che sembra quasi la normalità. Ma, riflettiamo un attimo: vi sembra normale che un “gruppetto” di persone (siamo NO TAV, ma siamo prima di tutto liberi cittadini) venga scortato da una dozzina di agenti della Digos… ad oltre 1 km di distanza dalla “zona rossa”? Mi pervade questa sensazione, e mi spaventa, perché ormai è abituale che veniamo “identificati” e avvicinati ogni qual volta ci troviamo nei “pressi” di una manifestazione o anche solo liberamente per le vie del centro. No. Non può essere normale. Non deve diventare normale!

Aumentiamo il passo. Lo aumentano anche loro. Ci fermiamo. Si fermano anche loro. Niente da fare, sul loro “ordine di servizio” ci dev’essere proprio “seguite quel gruppo”.

Arriviamo in piazza, il numero di fdo schierate è impressionante (è presto e noi siamo ancora in pochi), ci avviciniamo alla zona verso la prefettura, di fronte al palazzo della Regione. Un service sta smontando un palco. Peccato, quell’impianto audio ci avrebbe fatto comodo. “Potreste fare con calma”, suggerisco, “chissà, magari potreste smontare tutto tranne il palco”. Sembrava proprio perfetto… per posizionare lo striscione “MONTI, BASTA TAVANATE” e per fare un po’ di rumore. Era chiaro che non saremmo mai arrivati vicino al Regio, tutto bloccato, blindati i Giardini Reali, come pure Via Po.

Intanto arrivano altri compagni, ci dicono che da sotto i portici si riesce, forse, a raggiungere “Il Cambio”. Proviamo. Salutiamo i ragazzi del service (che alla fine gentilmente ci lasciano il palco fino alle 23:00) e tentiamo di andare dall’altra parte della piazza, poi sotto i portici. Sembrano liberi, c’è un discreto andi-rivieni di persone… fino a quando raggiungiamo la fine del porticato all’angolo con Via Accademia… All’improvviso si schierano davanti a noi una ventina di poliziotti in antisommossa, sembravano comparsi dal nulla. STOP. Qui non si passa. Un ragazzo giovanissimo si infila tra noi, chiedendo di passare… “Io posso passare, sono SI TAV!” .. risata generale, e non resisto dal chiedergli : “scusa, SI TAV perché?” , “Perché devo andare da McDonald’s!” risponde prontamente. Certo, non fa una piega. Ma non passa neanche lui. Ora se McDonald’s mette i dipendenti (precari?) in cassa integrazione sarà tutta colpa dei NO TAV!

Qualche cittadino “normale”, di passaggio, protesta. Qualcuno ci chiede “Che succede?” e rispondiamo “C’è Monti al Cambio, e poi al Regio”. Ed ecco le reazioni, si va dal “Ah, ma che vergogna tutta questa polizia” al “Monti, chi?”….

Dopo lunghi istanti di trattativa di fronte a noi aumenta il numero di agenti in anti-sommossa, ci chiudono davanti, nei lati e, all’improvviso, anche l’uscita su Via Roma. Sembra quasi una bella trappola. Decidiamo di toglierci da quel “tappo” e ritornare nella piazza, dove altri NO TAV nel frattempo sono riusciti ad arrivare. Mentre ci arrivano notizie di altre strade chiuse, Via Pietro Micca bloccata, come Via Roma e Via Po. Blindati anche i Giardini Reali. Sono le 20:20, ritorniamo nell’area vicino alla prefettura e ci prepariamo ad accogliere rumorosamente Monti. Lo striscione viene montato sul palco e ognuno si “attrezza” per fare rumore.

I due lati della piazza sono chiusi e per tenere “in allenamento” i reparti… ci muoviamo da una parte all’altra, costringendoli a spostarsi e “allarmarsi”. In fondo gli avevamo preannunciato che ci sarebbe piaciuto far ginnastica su e giù per la valle, vuoi non fargliene fare un po’ anche in Piazza Castello?

Qualche istante di tensione, quando un ragazzo viene fermato… come ci avviciniamo al gruppo arrivano di corsa gli agenti in antisommossa, qualche spinta… ma niente di grave. Un agente sostiene che il ragazzo aveva un pennarello in mano e stava scrivendo “NO TAV” su un blindato, strano perché pare nessuno si sia avvicinato cosi’ tanto ai blindati… in ogni caso restiamo a “fare pressione” fino a quando il ragazzo non viene rilasciato.

Poi l’arrivo di Turi, che si arrampica su un muro di Palazzo Madama fino ad oltrepassare la “zona rossa”, salendo anche su un blindato. Una performance divertente, una passeggiata imitando il “passo d’oca” di fronte agli agenti che a fatica restano impassibili (non tutti, qualcuno inizia a sembrare particolarmente irritato). Tra una camminata e l’altra Turi decide di spostare le transenne, proprio quelle che ci separano dagli agenti, polizia e carabinieri.

Non ci muoviamo di un centimetro, gli agenti avanzano preoccupatissimi ma nessuno di noi accenna ad “oltrepassare” quella linea, che è ormai del tutto immaginaria. Una dimostrazione di grande forza, da parte nostra, e di determinazione a voler essere PRESENTI con le nostre RAGIONI (ma senza provocazioni) con un NO che l’ennesimo governo si rifiuta di ascoltare tentando, come sempre, di ridurlo ad una questione di “ordine pubblico”. Le transenne vengono riposizionate, applausi per Turi, fischi per gli agenti, ancora “GIU’ LE MANI DALLA VALSUSA” e “FUORI LE TRUPPE D’OCCUPAZIONE” “NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO”. Poi il ritmo della samba band, mentre Turi scompare all’improvviso… e torna tra noi dopo circa mezz’ora, si temeva un arresto, ma probabilmente si sono limitati ad identificarlo (come se ce ne fosse bisogno).


A pochi giorni dalla sgradita visita di Napolitano, Torino reagisce con freddezza anche all’arrivo di Monti. Un governo che perde autorevolezza, annienta i diritti dei lavoratori, abusa della parola “responsabilità” per azzerare lo stato sociale in nome di una crisi costruita a tavolino che oggi vogliono far pagare  a noi, non può che usare l’autorità e la forza per allontanare le voci che ostinatamente ripetono NO. NO alle grandi opere inutili, NO alla svendita dei nostri diritti. Perché le nostre vite valgono molto più dei vostri dannati profitti.


A sarà dura!

Report a cura di Simonetta Zandiri e foto by Hana Boema e Caria Claudio (da notav.info)

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