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Per la tutela del fatturato ma non dei fattorini. Le ridicole disposizioni sui riders

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Dopo più di un anno di tavoli e dichiarazioni da parte del Ministro Di Maio entra in vigore il Decreto per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali, nel quale sono contenute anche le disposizioni che riguardano i riders, lavoratori del food-delivery.

Come nei film dell’orrore da quattro soldi è più la suspence a spaventare che il mostro che sbuca fuori dal Consiglio dei ministri. Di Maio ha predicato per mesi l’arrivo di un decreto che avrebbe rivoluzionato la vita dei fattorini, fatto tremare le aziende, sfidato la gig economy. Sorrideva nelle dirette del suo smartphone.

I riders lo avevano capito che non c’era molto da aspettarsi, e avevano infatti abbandonato i tavoli portati avanti dal ministro, nei quali i veri interlocutori erano di fatto i sindacati confederali e le aziende.

Ma veniamo al dunque. La grande novità di questo decreto è politica, e sta nel benedire con la norma i rapporti di forza già esistenti nell’universo del food delivery, cioè quelli favorevoli alle aziende.

Come recitato nel testo di legge il cottimo non viene abolito ma si stabilisce una paga oraria che dovrebbe determinare la retribuzione in misura prevalente, cosa che di per sé non garantisce una paga migliore, come dimostrano gli stipendi nelle aziende che già prevedono un fisso orario spesso imbarazzante.
C’è di più, la paga oraria è riservata solo a chi lavora almeno una consegna all’ora, per cui come nei peggiori incubi dei lavoratori di Glovo e Just Eat, zero consegne uguale zero euro.
Niente per quanto riguarda le classiche modalità di licenziamento utilizzate dalle piattaforme digitali, consistenti nel mancato rinnovo di un contratto di pochi mesi o nella disconnessione dalla piattaforma digitale.

Una delle armi peggiori in mano alle aziende, quello del ranking (classifica), attraverso il quale le piattaforme digitali stabiliscono la produttività e di conseguenza il reddito dei lavoratori, non viene soppresso e parallelamente non viene rispettata neanche un’altra rivendicazione urgente, quella di un minimo di monte ore assicurato ai fattorini, la quale mancanza ha finora permesso assunzioni illusorie senza garanzia di reddito.

Esemplificativo di quanto queste “disposizioni urgenti” siano inefficaci, lo dimostra che proprio mentre diventavano legge l’azienda Deliveroo ha abbassato il minimo a consegna, riducendo così ulteriormente lo stipendio dei fattorini.

Le tutele maggiori sono in teoria riservate a chi possiede un contratto di collaborazione continuativa, il famoso co.co.co, che viene omologato ai contratti della logistica. Una mossa geniale da parte del ministro che dopo aver previsto differenti possibilità di contratto rende il co.co.co facoltativo per le aziende, la cui tendenza va già verso il selezionare i tipi di contratto meno costosi per loro.

Viene introdotta quantomeno la copertura Inail obbligatoria…ma bisogna aspettare 180 giorni della conversione in legge. Insomma, fino a primavera i rider non riceveranno nessun rimborso per incidenti e infortuni.

Le lotte dei fattorini sono state negli ultimi anni un’avanguardia anche nel riconoscere come controparte principale quella delle aziende che, come dimostrato dai tavoli e dal decreto, impongono nei fatti le condizioni lavorative davanti a un sistema politico incapace di assumersi responsabilità effettive su una tutela lavorativa adeguata.

Le aziende impongono le condizioni di lavoro effettive, i governi benedicono nel nome della norma, e amen.

I rider non sono soddisfatti di questo decreto che rispetto alle loro lotte è una presa in giro: per questo in tanti già promettono nuovi scioperi e proteste.

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DI MAIOgovernoRIDERS, ROMA, MINISTERO DEL LAVORO, GIG ECONOMY

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