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Si aprono le porte del carcere per AMAZON!?

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Nuove opportunità di lavoro a Torino. Il detenuto è il miglior dipendente: senza alternative, ricattabile e sempre disponibile.

Il cerchio si chiude e la disciplina del lavoro così torna a legarsi in maniera plateale alla disciplina penitenziaria. Michel Foucault non avrebbe saputo fare di meglio.

Di recente Amazon sembra aver iniziato un dialogo con le carceri Italiane per “portare lavoro” e “riinserimento nel mondo lavorativo” a chi sta scontando una pena detentiva,ma sappiamo bene il perché  questa grande compagnia commerciale stipuli accordi con le carceri:  l’abbattimento di costi a discapito dei lavoratori.

Chi in carcere c’è passato sa bene che una delle domande che ti fanno quando ti identificano, “immatricolano” come dicono in carcere, è la richiesta lavorativa in quanto all’interno del carcere tutto ha il suo prezzo, dai generi di prima necessità ai generi di conforto, quindi se non hai nessuno che dall’esterno può aiutarti o lavori dentro le carceri sottopagato e sfruttato o sopravvivi con quel nulla che ti passano.

Da qui la “brillante idea” di Amazon di iniziare a sfruttare i carcerati per imballaggio e spedizioni dei pacchi, forse proprio per la mancanza di un eventuale conflitto sui diritti lavorativi e la possibilità di scioperi, cosa che nel torinese a fine anno 2018 ha portato un conflitto negli stessi magazzini di questo colosso. La popolazione carceraria viene vista come manodopera per chi vuole lucrare speculando sulla miseria altrui e non creare posti di lavoro dignitosi che possano aiutare i carcerati una volta finita la condanna a inserirsi nel mondo lavorativo, in quanto sappiamo benissimo che una volta finita la condanna fuori dal carcere per lui non ci sarà più un contratto di lavoro con Amazon.

La Repubblica di torino oggi riportava una firma quasi sicura a fine mese per l’apertura di un magazzino all’interno del penitenziario Lorusso Cotugno ma il DAP smentisce tutto, si legge in una nota: “Con diverse realtà commerciali sono state avviate, in modalità del tutto riservata, singole e separate interlocuzioni gestite direttamente dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Francesco Basentini. Incontri che, allo stato, possono definirsi solo come interlocuzioni informali e che hanno riguardato genericamente il valore dei prodotti lavorati all’interno del sistema penitenziario italiano. Proprio in mancanza, al momento, di iniziative oggettive in merito, le dichiarazioni del direttore dell’istituto, Domenico Minervini, saranno ora oggetto di esame da parte del Dap”.

Vogliono quindi far intendere che utilizzeranno Amazon e altre realtà commerciali per la vendita di oggetti creati nelle carceri, quando sappiamo benissimo che saranno i detenuti ad essere usati per ingrassare le tasche di chi gestisce i penitenziari e agevolare le multinazionali con lo sfruttamento umano.

I lavoratori liberi creano problemi, benissimo, usiamo i carcerati sono più ricattabili!

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