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Torino senza vertice, un’altra sconfitta per Fassino

Torino resta a bocca asciutta: la prima regale occasione per Torino, nell’era Renzi, è caduta prima di arrivare al traguardo, generando una gran delusione mediatica, sollevando i nervosismi di Palazzo di Città, rasserenando le forze dell’ordine. Nella città sotto la Mole una personalità rimasta certamente scontenta sembra sia quella di Piero Fassino. La frustrazione del sindaco non è un segreto, non solamente per la sua condizione di primo cittadino infelice. La cancellazione del vertice dell’11 luglio ha drammatizzato lo psicodramma fassiano. Era stato il sindaco a volere fortemente il meeting europeo a Torino, nella speranza di poter investire la città sotto la Mole di un altro evento mediatico di spessore che lo vedesse come padrino dello show. Il taglio dei nastri è la specialità del sindaco Fassino, che si fa trovare in città solamente in queste grandi occasioni, se no preferisce volteggiare altrove. Non è difatti una casualità che anche quest’ultima cocente delusione Fassino la stia consumando fuori dai confini torinesi, probabilmente con una convinzione ancora maggiore sulla sua necessità di darsela a gambe da Torino, puntando a un qualche ruolo in Europa, insistente voce da noi anticipata lo scorso 14 maggio (“Europa, la chimera del quasi ex sindaco Fassino”) e riportata questa mattina anche da Il Corriere della Sera. La nomina del presidente della Commissione Europea, processo finora dimostratosi per nulla lineare e pacifico, probabilmente chiarirà i destini della Sala Rossa del Comune di Torino, anche se un sindaco così capriccioso farebbe bene a dire, quanto prima, alla sua città, se intende continuare o dimettersi.

da Nuova Società

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