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Voci dai blocchi del 9/10 dicembre

9#dicembre #forconi: un po’ d’inchiesta (3)

Nei giorni scorsi alcuni nostri redattori e altr* di radio blackout hanno svolto un intenso lavoro di inchiesta durante i blocchi che sorgevano organizzati o spontanei in giro per la città. Alle cronache dei momenti di lotta più intensi abbiamo provato a raccogliere storie di vita, ragioni dei partecipanti, temi passibili di un’altra narrazione e altre direzioni. Non tutti, non tutte. Alcune sono state trasmesse su radio blackout. altre no, per la mancanza di tempo, fagocitati dalle cronache in diretta.
Tutte ci sembravano degne di interesse, senza censure, in tutta la loro ambiguità ma anche voglia di mettersi in gioco, lottare, prendere parola.

 

Piazza Derna: un organizzatore del coordinamento 9 dicembre

Si noti il moderatismo, il senso comune populista, l’ostilità per le caste, l’interclassismo spinto, l’appello ai buoni italiani e la paura per le infiltrazioni di Forza nuova e Escatasuna (!). E’ uno dei “dirigenti” del coordinamento torinese.

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Piazza Pitagora: una paraframacista che partecipa ai blocchi

(audio un po’ disturbato) Escono qui fuori in maniera più esplicita gli interessi e l’ideologia piccolo borghese

{mp3remote}http://www.infoaut.org/images/mp3/Torino/9dicembre/parafarmacista.mp3{/mp3remote}

Piazza Pitagora: un coordinatore “di base” del movimento, in piazza dalle prime ore 

 Un lavoratore autonomo che ci tiene  a precisare che “loro” non hanno niente a che fare col Movimento 5 Stelle

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Piazza Pitagora: un disoccupato rovinato da Equitalia
Il racconto di una storia allucinante: 48 ore nudo in una caserma della polizia per aver minacciato verbalmente Equitalia
 
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Piazza Rivoli: una giovanissima iper-precaria
Una commessa con carichi e turni allucinanti, ancora in attesa di vedersi corrisposta diverse mensilità, nella più totale assenza di diritti
 
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Centro agroalimentare di Torino: una volontaria della Croce Verde

In diretta su radio Blackout, dal presidio sgomberato dalla polizia. Fa appello a bloccare i nodi della grande distribuzione e abbandonare i cortei “che non servono più a niente”

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