InfoAut
Immagine di copertina per il post

Cisgiordania: uccisi alri due palestinesi. Proteste anche contro l’Anp

DUE PALESTINESI UCCISI IN CISGIORDANIA DAI SOLDATI ISRAELIANI. SASSATE CONTRO SEDE POLIZIA ANP
Uno dei due, Mahmoud Ismail Atallah, di 30 anni, è stato ucciso a Betuniya (Ramallah). Il secondo, Ahmad Fahmawi, di 26 anni, è stato ucciso nel campo profughi di Al-Ein nei pressi di Nablus. Cresce nel frattempo la rabbia palestinese anche contro l’Autorità nazionale palestinese (Anp) e Abu Mazen che insiste nel riaffermare la volontà di cooperare con le forze di sicurezza israeliane. Nonostante l’esercito dello Stato ebraico più che cercare i tre ragazzi israeliani scomparsi, con ogni probabilità rapiti, pare impegnato ad infliggere quella che i palestinesi descrivono come una “punizione collettiva”. La scorsa notte, dopo un raid dell’esercito israeliano nel centro di Ramallah, peraltro a breve distanza dal quartier generale di Abu Mazen, decine di giovani hanno preso a sassate una sede della polizia dell’Anp.

 —————————————————————————————————————————————————Gerusalemme, 21 giugno 2014, Nena News – La Palestina piange un’altra vittima della ritorsione israeliana per la scomparsa di tre coloni adolescenti nei Territori Occupati. Un anziano, Ali Abed Jarir, è morto stamattina per un infarto che lo ha colto durante un raid dell’esercito israeliano nella sua casa nel villaggio di Haris, a Salfit. Le forze di sicurezza palestinesi hanno raccontato che i soldati israeliani hanno impedito alla famiglia di portarlo subito in ospedale e l’uomo è morto a casa.

Il raid nel villaggio di Haris è solo una delle tante operazioni che in questi giorni l’esercito israeliano sta compiendo in Cisgiordania: violente perquisizioni nelle case, scontri nelle strade e nei campi profughi, decine di arresti (almeno 400 i palestinesi detenuti in una settimana), posti di blocco volanti e checkpoint lungo il Muro chiusi a tempo indeterminato.

Scontri stamattina anche nel villaggio di Al-Bireh, a Ramallah: giovani palestinesi hanno lanciato pietre ai soldati israeliani che hanno risposto con gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Ma non vengono risparmiate le pallottole vere: tre palestinesi (uno di loro di 13 anni) sono stati uccisi nei giorni scorsi, colpiti alla testa e al petto dai soldati israeliani. Ieri notte a Betlemme le truppe israeliane hanno compiuto un violento raid nella Bethlehm Charitable Society, organizzazione di beneficenza per bambini orfani, nel quartiere di Jabal al-Mawalih: confiscati materiali elettronici e computer. Due giorni fa era toccato al centro medico Al-Sadaqa, che da oltre dieci anni si occupa di fornire cure mediche alle famiglie non abbienti della zona.

Obiettivo israeliano, chiaramente annunciato, è quello di demolire il processo di riconciliazione in corso tra Hamas e Fatah, tentando di convincere Ramallah del pericolo che si cela dietro un’alleanza con il movimento islamista. Tra i 400 arrestati di questi giorni, oltre 250 sono membri o sospetti tali del movimento, che Israele minaccia di cancellare dalla Cisgiordania. La risposta è giunta subito: “Apriremo le porte dell’inferno” se Israele espellerà i leader e li confinerà a Gaza, ha detto ieri il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri. Gli islamisti hanno anche condannato l’ANP di Abbas, colpevole di proseguire nel coordinamento alla sicurezza con le autorità israeliane. Da parte sua il presidente Abbas si è limitato a denunciare gli arresti di questi giorni, molti dei quali hanno riguardato prigionieri rilasciati nel 2011 nell’ambito dell’accordo Shalit. Nelle stesse ore le forze di sicurezza palestinesi impedivano ai cittadini di Hebron di manifestare in solidarietà con i detenuti in sciopero della fame da due mesi.

“Preoccupazione” viene espressa anche dai vertici della comunità internazionale che, però, nei fatti, restano fermi. Ieri il coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, Robert Serry, si è detto impensierito per le operazioni e i raid israeliani in Cisgiordania: “Il coordinatore speciale è profondamente preoccupato dalle azioni di sicurezza israeliane che hanno condotto a oltre 300 arresti, a molti feriti e tre uccisioni”, si legge nel comunicato ufficiale in cui si chiede a Tel Aviv di operare rispettando gli obblighi previsti dal diritto internazionale.

Anche gli Stati Uniti si fanno sentire, tenendo il piede in due staffe e chiedendo a “tutte le parti di evitare azioni che possano destabilizzare la situazione”, ha detto Jen Psaki, portavoce del Dipartimento di Stato. La situazione è già destabilizzata: il tentativo israeliano di addossare la colpa della fine del negoziato di pace all’ANP e di indebolire fatalmente il processo di riconciliazione palestinese appare chiaro a molti analisti, che vedono nelle operazioni militari di questi giorni la volontà di provocare una reazione nella popolazione palestinese. Le reazioni, per ora, restano deboli: Cisgiordania e Gaza non stanno esplodendo, la popolazione è stanca e ha ancora negli occhi la tragedia della Seconda Intifada.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

abu mazenanpesercitoisraelepalestinaraid

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Cagliari, il Muro di Coscienza prende vita in aeroporto: “Le rotte con Israele passano anche da qui”

Si è formato questa mattina dalle 8.30 alle 12:00 il Muro di Coscienza all’aeroporto di Cagliari Elmas parte di una giornata coordinata attraverso Giovedì Bianco (giovedibianco.it) che ha coinvolto anche Verona e Milano questa mattina e che prosegue oggi pomeriggio e stasera a Roma Fiumicino e Venezia.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Toscana sacrificata

Ripubblichiamo questo testo originariamente apparso su Scrivania Autogestita di Informazione che ha il pregio di tessere i fili di ciò che si sta verificando sulla regione Toscana, individuando le tendenze e gli interessi in campo.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Torino: Run to Gaza. Il 6 settembre Torino corre per Gaza

Il coordinamento cittadino per la Palestina Torino per Gaza insieme ad altre realtà ha organizzato la prima maratona per Gaza. Di seguito il testo di indizione dell’evento e le modalità per partecipare.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Il popolo salva il popolo: la risposta popolare al terremoto e al fascismo

Abbiamo tradotto un reportage di Colombia Informa, agenzia di stampa alternativa colombiana in merito a quanto sta accadendo a livello sociale e politico in seguito al devastante terremoto avvenuto nel Paese qualche settimana fa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Dalla Vlora a Sazan: il programma della Global Sumud Flottilla a sostegno della Flaminio Revolution

Riceviamo e diffondiamo il comunicato stampa che annuncia l’imminente partenza di una nuova missione della Global Sumud Flottilla: verso l’Albania per sostenere la mobilitazione per la Palestina della Flaminio Revolution. Buon vento!

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Ribolla: il nuovo progetto fotovoltaico è finanziato da una società israeliana

In queste settimane su molti quotidiani si è parlato del nuovo progetto di impianto fotovoltaico che dovrebbe sorgere in Maremma promosso dalla società israeliana Shikun & Binui.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Il filo rosso della distruzione: da Colleferro a Domusnovas, le ragioni per la riconversione civile

La terra trema, un boato squarcia l’aria e una colonna di fumo si alza verso il cielo, lasciando dietro di sé una pioggia di detriti incandescenti. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Cisgiordania: “In corso una vera e propria pulizia etnica incoraggiata dalle autorità israeliane”. Testimonianza da Qusra

In Cisgiordania è in atto un’enorme campagna di pulizia etnica portata avanti dai coloni israeliani nella totale impunità. Ad agire sono gruppi di giovanissimi che assomigliano sempre piu’ a delle vere e proprie squadracce fasciste.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Da Colleferro a Pisa, il campo minato dei territori di sacrificio

Pochi giorni fa abbiamo visto un’enorme esplosione coinvolgere una fabbrica di munizioni a Colleferro, la KNDS Ammo Italy, ex Simmel Difesa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La tigre di carta: il fallimento della macchina da guerra americana da mille miliardi di dollari

 Il popolo americano ha fatto enormi sacrifici per finanziare questa macchina da guerra obsoleta, troppo costosa e inefficace. Molti hanno pagato con la vita, con l’integrità fisica o con la salute. Tutti noi paghiamo il costo della bellicosità dei nostri leader e dello sperpero sconsiderato della nostra ricchezza nazionale, che ci lascia privi dei sistemi di supporto fondamentali che i nostri vicini negli altri paesi sviluppati danno per scontati, dall’assistenza sanitaria universale gratuita e un’istruzione pubblica di qualità a salari dignitosi e ferie retribuite.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi ricostruisce Gaza? Ricostruzione e resistenza indigena

Dopo il recente annuncio di Hamas di voler cedere il governo di Gaza al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, sono riemerse con urgenza domande su chi plasmerà il futuro di Gaza e a quali condizioni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Lettere dal carcere di Ahmad Salem

Ahmad Salem, 24enne palestinese cresciuto in uno dei più grandi campi profughi palestinesi, Al-Baddawi, ha lasciato il paese per cercare un futuro. Dopo un primo passaggio in alcune città europee, è arrivato in Italia e si è presentato alla commissione territoriale di Campobasso per richiedere la protezione internazionale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi sono i New IRA nel 2026 e di cosa sono ancora capaci?

Il sequestro di una bomba contenente quasi 400 grammi di Semtex ha riacceso i riflettori sulla rete, sul reclutamento e sulla persistente minaccia rappresentata dal gruppo repubblicano dissidente.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

La repressione raccontata a mio figlio

In un momento storico in cui un gruppo di fanatici bianchi e religiosi sta compiendo da quasi tre anni, in diretta streaming e protetto da uno degli eserciti più forti e tecnologicamente avanzati del mondo, il genocidio di un popolo oppresso.