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#dibattistafueraya, note a margine su zapaturismo, selfie e strumentalizzazioni

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Pubblichiamo il contributo di Nodo solidale e del blog L’America Latina  che prendono parola sul dibattito, tutto italiano, scaturito dalla circolazione sui social della campagna di allerta #dibattistafueraya.

Dopo la diffusione della grafica sull’esponente del movimento 5stelle che metteva in guardia le comunità indigene, la stampa italiana ha ripreso la campagna contro Di Battista provocandone un’immediata reazione. Di seguito, quindi, slcune parole chiare e decise sul senso di questa “allerta” alle comunità indigene in lotta nel centro America.

(I principali articoli usciti sulla stampa: https://www.repubblica.it/politica/2018/09/28/news/_di_battista_via_dall_america_latina_persona_non_gradita_m5s_migranti-207586876/?ref=fbpr ,  https://www.vice.com/it/article/d3jdjz/campagna-social-per-cacciare-di-battista-america-latina )

 

#dibattistafueraya, note a margine su zapaturismo, selfie e strumentalizzazioni

 

Al signor Di Battista e ai giornalisti italiani che ci sembrano un po’ confusi rispetto alla cosiddetta “campagna” di allerta #dibattistafueraya e alla sua presunta diffusione in America Latina.

Intanto ci presentiamo: siamo un gruppo di persone, attivisti e attiviste italiane che vivono in Messico, e tra noi alcuni fanno riferimento al collettivo Nodo Solidale, altri al blog L’America Latina. Quando abbiamo letto il reportage intitolato “I nuovi zapatisti con la Coca-Cola”, uscito sul Fatto Quotidiano il 23 settembre a firma di Alessandro Di Battista, abbiamo sentito l’esigenza di avvisare le comunità e le resistenze con cui abbiamo contatti politici, costruiti in anni di permanenza e lavoro sul campo sia come attivisti sia come ricercatori, su chi fosse costui. Si tratta infatti di un personaggio che, approfittando della generosa ospitalitàdei popoli di queste terre, entra in incognito nelle comunità in resistenza per raccogliere informazioni, scattare fotografie e, infine, scrivere articoli di dubbia veridicità, fare pubblicità a se stesso e indirettamente legittimare le politiche razziste e xenofobedell’attuale governo italiano, guidato da un partito di cui è stato fondatore e di cui è tuttora un esponente molto in vista. Abbiamo deciso di avvisare le comunità perché in America Centrale hanno altro a cui pensare e non conoscono i volti e i profili politici della politica italiana.

I giornali italiani, con titoli come “Fascista vattene” o “Una taglia sul pentastellato” hanno strumentalizzato e travisato il nostro messaggio, tanto che sui social network siamo stati accusati di diffondere fake news. Per questo motivo, prima di tutto ci sembra opportuno offrire una traduzione corretta in italiano del testo incriminato:

“Allerta! A tutte le comunità e resistenze nuestroamericane. Attenzione. Questo signore, Alessandro Di Battista, sta viaggiando per il Centroamerica facendo reportage e foto sui processi di resistenza. Si presenta come un cooperante di sinistra, ma in realtà è un leader del M5S, partito italiano che è al governo, il quale sostiene posizioni fasciste e razziste contro migranti africani, asiatici e latinoamericani.”

Come si può notare, nel testo gli attributi di “fasciste e razziste” sono riferiti alle politiche dell’attuale governo italiano e non alla persona di Di Battista. L’obiettivo del nostro intervento, ripetiamo, è stato quello di comunicare alle comunità locali il ruolo di Di Battista nella politica italiana, affinché potessero prendere una decisione informatasul lasciarlo entrare o meno nei propri spazi. Non vi è quindi nessuna campagna di diffamazione né alcuna news da dichiarare fake, dato che si fa riferimento a cose scritte dallo stesso Di Battista sul Fatto Quotidiano. Inoltre, in nessun modo si è voluto far credere che l’avviso fosse stato ideato e diffuso dalle comunità locali, così come sostenuto da chi ci accusa. Se l’avviso non è rivendicato da una firma, non è per giocare su tale ambiguità, ma perché non siamo alla ricerca di pubblicità personale.

In incognito tra gli zapatisti

Quello che negli anni abbiamo imparato dai popoli dell’America Latina, come italiani, è proprio riconoscere il nostro privilegio coloniale. Abbiamo imparato che l’unico modo di appoggiare le lotte indigene e le resistenze di questo continente è quello di imparare ad ascoltare, di stare in silenzio, di tradurre e riportare le parole di questi popoli e non le nostre analisi e considerazioni spicciole, prodotto di uno sguardo etnocentrico e colonialista.

Il solo fatto di entrare in una comunità zapatista senza presentarsi per ciò che si è, ovvero un esponente di un partito al governo in un altro paese, è di per sé un fatto gravissimo. Lo è ancor di più se tale partito è alleato con una forza dichiaratamente di estrema destra che porta avanti politiche migratorie simili a quelle di Donald Trump negli Stati Uniti.

L’omissione sulla sua identità non può essere considerata una sottigliezza visto che dalla sua visita al caracol di Oventik nasce, appunto, uno scritto pubblicato a livello nazionale in cui non mancano elementi di un paternalismo trito, come quando dice di non spiegare agli zapatisti che lo accolgono chi veramente sia perché “sarebbe troppo complicato spiegarglielo”, sottintendendo che gli zapatisti non potrebbero capire -o forse che se l’avessero saputo non l’avrebbero fatto entrare? O elementi di pura banalità, come quando tira fuori la polemica trita e ritrita della Coca Cola, già ampiamente smontata dal fu Subcomandante Marcos. O elementi di grave e pericolosa falsità, come quando il nostro afferma che “la loro autonomia non è più minacciata dall’esercito nazionale e dai politici messicani”: niente di più falso. Niente di più nocivo per le stesse comunità, che negare la guerra di bassa intensità e la militarizzazione alla quale sono costantemente sottoposte, con il pretesto di una fittizia “guerra al narcotraffico” del governo. Tutti questi elementi sono ampiamente spiegati dal testo, uscito sul portale Camminar Domandando, dal titolo: “Sta rottura de cojoni degli zapaturisti”.

Per non parlare del fatto che, in un reportage anteriore, Di Battista, esattamente come aveva fatto il suo amico/nemico Roberto Saviano, ha avvalorato la tesi ufficiale del governo messicano per la quale i 43 studenti desaparecidos di Ayotzinapa sarebbero stati bruciati in una discarica, tesi di cui più volte si è provata la falsità e mala fede di funzionari e apparati dello Stato nel negare un crimine di lesa umanità (Link 1 GIEI-OAS – Link 2 Mastrogiovanni – Link 3 Lorusso). Questa tesi serve al governo per chiudere il caso e colpevolizzare fantomatici “cartelli” locali. Contro di essa i movimenti delle vittime, i genitori degli studenti e i movimenti sociali in generale si battono da 4 anni a questa parte. L’articolo di Di Battista è sintomo di una lettura quantomeno superficiale, e denota una grave e pericolosa disinformazione rispetto ai temi trattati.

“Un mundo donde quepan muchos mundos”

Una delle idee centrali dello zapatismo è riassunta nella frase Un mundo donde quepan muchos mundos, “Un mondo che contenga molti mondi”. È un concetto nato al calore del movimento No Global per un altro mondo e un’altra globalizzazione come orizzonti possibili, il quale vuole celebrare l’apertura radicale, dal basso e a sinistra, alla molteplicità di razze, persone, generi, culture, orientamenti sessuali e migrazioni. L’autonomia zapatista è la lotta per la difesa della vida digna e del territorio, e non per la salvaguardia di interessi nazionali. A Genova nel 2001 ci si oppose alla globalizzazione neoliberale con lo slogan “libertà di movimento, libertà senza confini“.

Niente a che vedere con il sovranismo nato dal vento di estrema destra che sta invadendo l’Europa. Niente a che vedere con il letale blocco dei porti. Niente di più lontano dalla critica alla globalizzazione che Di Battista traccia rozzamente nel suo “reportage”, nel quale si mescolano le terminologie e il sovranismo nazionalista del governo italiano viene confuso con la sovranità alimentare e l’autonomia per le quali le comunità zapatiste, e non solo, hanno lottato e lottano.

Con la mediatizzazione del suo viaggio in America Latina ci pare che Di Battista voglia giustificare il tendenzioso “aiutiamoli a casa loro”, con l’obiettivo di dare un volto umano a politiche di respingimento e allo sdoganamento di discorsi xenofobi. Altrettanto strumentali ci sembrano le sue considerazioni sul razzismo, come quando afferma che “è un fenomeno legato all’ignoranza e alla povertà”. Anche in questo caso, Di Battista sorvola sulle nozioni di suprematismo bianco e colonialismo che stanno alla base del razzismo.

La PDiozia di Ale

Nella diretta Facebook in cui ha risposto alla “tremenda campagna” diffamatoria rivolta alla sua persona, Di Battista, sottintende l’esistenza e la possibilità di una sola sinistra, alludendo al PD e al marcio mondo che lo circonda. Ci teniamo a mettere in chiaro una cosa. La nostra avversità nei confronti di Repubblica e De Benedetti è totale. Il loro classismo neo-pariolino e il razzismo di 5 Stelle e Lega sono due facce della stessa medaglia, si alimentano e legittimano a vicenda come strategie diverse di una stessa guerra ai poveri.

Non abbiamo nulla da spartire né con i seminatori d’odio razziale che ci nascondono quotidianamente la figura dei padroni per esibire solo il facile bersaglio dei migranti, né con la falsa “sinistra” del Partito Democratico, e di Banca Etruria. Noi non pensiamo che la globalizzazione neoliberista si contrasti scaricando il suo peso sugli ultimi, facendo affondare i barconi di migranti in mare o sparandogli nelle vie di Macerata, ma affrontandone le cause, l’accumulazione di capitale su scala globale e le conseguenti disuguaglianze, costruendo autonomie e alleanze a livello internazionale, contro tutti i confini.

Vogliamo riaffermare l’esistenza di un’opposizione sociale in Italia, come nel mondo, che si posiziona in basso a sinistra e che è composita e variegata. L’abbiamo vissuta e attraversata nei movimenti contro il Jobs Act, la Buona Scuola, i decreti Minniti-Orlando e Salvini (drammaticamente simili tra loro), nel movimento globale Non una di meno contro la violenza maschile e di genere, nelle lotte autonome dei migranti, nella risposta popolare agli attentati razzisti di Macerata e non solo. Quell’opposizione sociale che in Messico indossa il passamontagna e lotta per la autonomia nelle montagne del Chiapas. Quell’opposizione sociale che tutt’ora ci permette pronunciare la parola “politica” senza doverci vergognare.

Così, come abbiamo appoggiato queste lotte in Italia, siamo solidali con le lotte dal basso e a sinistra in America Latina tutti i giorni, e non lo facciamo per andare a caccia di selfie, voti e visibilità sul Fatto Quotidiano.

PS: mentre sulle reti sociali montava la polemica sulla “bufala” della nostra campagna, sul “povero” Di Battista in presunto pericolo di vita perché minacciato da comunità armate, ci giunge la notizia che a Roma, città amministrata dal Movimento 5 Stelle, è in corso uno sfratto. Nel quartiere di Villa Gordiani varie persone, tra cui una pensionata di 70 anni, sono state sfrattate da case popolari e quattro di loro sono agli arresti. Tutto questo ci ferisce molto, ma molto di più del tuo viaggio da Lonely Planet in Centroamerica, caro Dibba.

“La IV Guerra Mondiale, con il suo processo di distruzione/spopolamento e ricostruzione/riordinamento, provoca la dislocazione di milioni di persone. Il loro destino sarà di continuare ad essere erranti portandosi il proprio incubo sulle spalle, e di rappresentare, per i lavoratori impiegati nelle diverse nazioni, una minaccia alla loro stabilità lavorativa, un nemico utile a nascondere la figura del padrone, e un pretesto per dare un senso all’insensatezza razzista che il neoliberismo promuove.”

Subcomandante Marcos, Le sette tessere ribelli del rompicapo globale

“Bisogna organizzarsi. Bisogna resistere. Bisogna dire “NO” alle persecuzioni, alle espulsioni, alle prigioni, ai muri, alle frontiere. E bisogna dire “NO” ai malgoverni nazionali che sono stati e sono complici di questa politica di terrore, distruzione e morte. Da sopra non verranno le soluzioni, perché lì sono nati i problemi.”

Subcomandante Insurgente Moises, Subcomandante Insurgente Galeano, I muri sopra, le crepe in basso (e a sinistra)

https://lamericalatina.net/

 

 

 

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