InfoAut
Immagine di copertina per il post

Ci stanno preparando alla guerra. E lo fanno contro di noi

Se militarizzano la società e ci chiamano nemici, la risposta è una sola: disertare la loro guerra, sottrarsi alla paura, spezzare il linguaggio che la legittima, difendere lo spazio vivo del dissenso. L’Europa nell’era della guerra diffusa: governo, disciplina e vite sacrificabili

di Italo Di Sabato, da Osservatorio Repressione

Ci stanno preparando alla guerra. Non è un artificio retorico né un eccesso polemico: è la forma che sta assumendo la politica nel nostro presente. Mentre l’opinione pubblica viene saturata dal linguaggio dell’emergenza, mentre i governi si rifugiano dietro il mantra del “non c’è alternativa”, la società europea viene progressivamente inglobata in un regime che trasforma l’eccezione in normalità. Questa normalizzazione dell’eccezione costituisce la nuova razionalità del potere: una razionalità bellica che permea la vita civile anche in assenza di un conflitto dichiarato.

Lo stato di eccezione come infrastruttura del presente

La teoria politica ha da tempo chiarito la natura dello stato di eccezione. Per Carl Schmitt esso rappresenta il luogo in cui la sovranità si manifesta pienamente sospendendo l’ordinamento giuridico [1]. Walter Benjamin ha osservato come la modernità, lungi dall’essere un’epoca regolata dalla legge, sia invece attraversata da un “stato di eccezione permanente” [2]. Giorgio Agamben ha ulteriormente mostrato come tale eccezione, da misura straordinaria, si sia trasformata in dispositivo stabile di governo [3].

Nell’Europa contemporanea l’eccezione non risponde più a un pericolo circoscritto, ma diventa il quadro amministrativo entro cui si organizza l’intero funzionamento delle istituzioni. Le crisi — dal terrorismo alla pandemia, dalla finanza alle migrazioni — vengono inscritte in un regime di urgenza che giustifica la sospensione di garanzie e procedure, mentre la loro reiterazione le rende normalità operativa. L’emergenza, una volta interiorizzata, produce obbedienza e impedisce la deliberazione pubblica: è una forma di governo più che una risposta ai problemi.

Dalla biopolitica alla necropolitica: governare la vita, amministrare la morte

Michel Foucault ha descritto la modernità come l’epoca in cui il potere si orienta alla gestione della vita, organizzando la popolazione, disciplinando i corpi, costruendo soggettività docili [4]. Questo paradigma biopolitico è riconoscibile in molte istituzioni contemporanee. Tuttavia, come nota Achille Mbembe, il nostro tempo è segnato da una svolta ulteriore: quando il potere decide quali vite meritano protezione e quali possono essere esposte alla morte o abbandonate alla vulnerabilità, si entra nel dominio della necropolitica [5].

L’Europa odierna rende visibile tale razionalità in più ambiti. La gestione dei confini, per esempio, non si limita a regolare la migrazione, ma costruisce spazi in cui la protezione giuridica è sospesa: zone d’eccezione in cui il naufragio non è un incidente, bensì la conseguenza amministrativa di un processo di selezione delle vite ritenute sacrificabili. La condizione dei migranti, più in generale, mostra come interi gruppi vengano trattati non come soggetti di diritti, ma come corpi da identificare, confinare o deportare, relegati in centri di detenzione che operano come eterotopie dell’esclusione. Questa stessa logica investe anche gli esclusi e i poveri, percepiti come “rischi” per l’ordine pubblico più che come effetti strutturali di un modello economico diseguale; di conseguenza, la povertà viene affrontata attraverso misure securitarie anziché con politiche sociali. Infine, il dissenso viene sempre più spesso delegittimato e descritto come perturbazione dell’ordine emergenziale: la voce critica non è considerata parte integrante della democrazia, ma elemento da neutralizzare preventivamente.

Questi processi, letti insieme, rivelano una trasformazione profonda: l’Europa non appare più come il continente che tutela indiscriminatamente le vite, ma come spazio politico che istituisce gerarchie di protezione e di abbandono, graduando il valore delle esistenze. È in questa convergenza tra vite respinte, vite disciplinate, vite invisibilizzate e vite represse che la necropolitica europea assume la sua forma compiuta.

Militarizzazione dell’interno: la società come teatro operativo

La militarizzazione non consiste unicamente nell’espansione delle forze armate o nell’aumento dei bilanci per la difesa. Essa va intesa come un processo di trasfigurazione della società in un territorio governato attraverso la logica del conflitto. Gli spazi urbani vengono riconfigurati come aree da sorvegliare, le tecnologie di controllo — droni, biometria, sistemi predittivi — diventano strumenti amministrativi ordinari, e il dissenso è trattato come minaccia all’ordine più che come espressione politica.

Questa trasformazione si colloca nel passaggio, anticipato da Gilles Deleuze, dalle società disciplinari alle società del controllo [6], in cui la sorveglianza non è più confinata a istituzioni specifiche ma distribuita in modo capillare nel tessuto sociale. In tale cornice, la militarizzazione interna non serve solo a preparare la guerra esterna: serve a prevenire la contestazione interna, a rendere governabile una società frammentata e precaria, a sostituire il consenso con il controllo.

L’establishment occidentale e la costruzione dell’inevitabilità

L’apparato governativo non è il solo attore di questa trasformazione. Un ruolo rilevante è svolto dall’establishment culturale e professionale: media, università, think tank e organizzazioni tecniche producono un discorso che presenta la guerra come inevitabile, il riarmo come necessario e la critica come irresponsabile. Questo dispositivo discorsivo riduce lo spazio del pensabile e impedisce l’articolazione di alternative politiche.

Judith Butler ha mostrato come le cornici discorsive stabiliscano gerarchie di riconoscibilità e di lutto [7], rendendo alcune vite degne di protezione e altre implicitamente sacrificabili. Tale meccanismo è essenziale per la costruzione del consenso alla militarizzazione. Eppure, la società mostra segnali opposti: i sondaggi registrano maggioranze contrarie al riarmo, mentre le manifestazioni transnazionali — in particolare quelle in solidarietà con la Palestina — rivelano l’esistenza di un immaginario politico che rifiuta la logica della guerra.

Disertare la logica bellica

In un contesto in cui l’emergenza diventa norma e la necropolitica struttura le politiche pubbliche, non è sufficiente opporsi alla guerra. Occorre disertare la logica stessa che la rende possibile. La diserzione non è fuga: è una pratica politica che rifiuta l’arruolamento simbolico e materiale, che spezza il linguaggio militarizzato, che decostruisce l’inevitabilità del conflitto e riattiva spazi di solidarietà e conflitto democratico non militarizzato.

Disertare significa sottrarsi al dispositivo che trasforma la vita in risorsa bellica, rifiutare l’equivalenza fra sicurezza e potere armato, interrompere la catena discorsiva che trasforma problemi sociali in minacce e cittadini in target.

Conclusione

Lo chiamano sicurezza, ma ciò che prende forma è un regime politico fondato sulla paura, sull’eccezione e sulla selezione delle vite. La militarizzazione non è protezione: è l’infrastruttura di un ordine che ha smarrito la sua promessa democratica e che tenta di governare attraverso la vulnerabilità.

La scelta che abbiamo di fronte è decisiva: ricostruire uno spazio del dissenso capace di rompere la gabbia dell’emergenza permanente, oppure accettare un ordine in cui la morte — fisica, civile, simbolica — diventa criterio di governo.

La vera minaccia non è un nemico esterno, ma lo stato di eccezione che stanno normalizzando dentro ciò che un tempo chiamavamo democrazia — oggi ridotta a post-democrazia disciplinare, una democratura che pretende obbedienza invece di partecipazione. È a partire da questo nuovo regime dell’emergenza che dobbiamo cominciare a disertare: rompendo la sua logica, il suo linguaggio e la sua pretesa di inevitabilità, per restituire futuro a una società che il potere vorrebbe trasformare in campo di addestramento.


Note

  1. Carl Schmitt, Teologia politica, 1922.
  2. Walter Benjamin, Tesi di filosofia della storia, Mimesis 2012.
  3. Giorgio Agamben, Lo stato di eccezione, Bollati Boringhieri 2003.
  4. Michel Foucault, Bisogna difendere la società, Feltrinelli 2020.
  5. Achille Mbembe, Necropolitica, Ombre Corte 2016
  6. Gilles Deleuze, “Poscritto sulle società di controllohttps://infodocks.wordpress.com/wp-content/uploads/2015/01/deleuze-poscritto-sulle-societa-di-controllo.pdf1990.
  7. Judith Butler, Regimi di guerra. O della vita che non merita lutto, Castelvecchi 2024.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

guerraINDUSTRIA BELLICAmilitarizzazionestato d'emergenzaunione europea

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Guerra all’Iran: gli USA bombardano mentre Netanyahu prepara il piano per la guerra permanente a Gaza e in Libano

Così come la guerra all’Iran ha probabilmente seguito un corso non completamente prevedibile anche il Libano meridionale e la periferia Sud di Beirut confermano una resistenza sul territorio che non è scontata e non va sottovalutata anche da parte degli eserciti più potenti al mondo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Circa 26 feriti e una decina di arresti negli scontri di San Julián

Circa 26 feriti, due molto gravi, con un trauma alla testa, e più di una decina di arresti è il saldo dei gravi scontri che si sono registrati questo sabato nel paese di San Julián, nel dipartimento di Santa Cruz, quando agenti di polizia, militari e gruppi civili di scontro come l’Unione Giovanile Cruceñista (UJC) hanno tentato di sbloccare la strada che unisce la capitale del Santa Cruz con il Beni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: il governo di Paz crolla, El Alto conferma le proteste mentre i ministri si dimettono e cresce la preoccupazione per lo stato d’emergenza

La crisi politica che attraversa la Bolivia è entrata in una nuova fase di aggravamento dopo che un’affollata assemblea a El Alto ha deciso di approfondire le misure della protesta, di mantenere i blocchi e di chiedere la rinuncia dei funzionari del governo di Rodrigo Paz.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sardegna: proteste agli aeroporti contro la presenza di turisti israeliani, compresi soldati e riservisti

Dal 28 maggio tre voli ogni settimana da Tel Aviv atterrano a Cagliari ed Alghero, trasportando decine di famiglie che alloggeranno poi in vari resort nella zona meridionale della Sardegna.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Governo libanese e Israele trovano accordo sul cessate il fuoco ma i combattimenti proseguono

Nella notte arriva la notizia di un accordo di cessate il fuoco trovato tra le parti chiamate in causa dal Dipartimento di Stato Americano, quindi Israele e il governo libanese, ad esclusione di altri soggetti presenti sul territorio, come l’organizzazione della resistenza Hezbollah. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Prolungata la detenzione per gli attivisti del Global sumud land convoy

Il tribunale libico della Cirenaica ha comunicato oggi che gli attivisti arrestati nei giorni scorsi rimarranno in carcere fino a data da destinarsi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Pontedera: migliaia di persone in corteo contro la costruzione di una nuova base militare

Ripubblichiamo la corrispondenza dal corteo no base tenutosi a Pontedera in provincia di Pisa il 2 giugno 2026 tratta da Radio Onda d’Urto.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La guerra che trasforma

Condividiamo il testo di presentazione del laboratorio politico a cura di Glomeda.org che si terrà sabato 6 giugno presso lo Spazio Autogestito Grizzly, Fano

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Libano: si intensificano i bombardamenti da parte di Israele

Il Libano è nuovamente al centro degli attacchi da parte dell’esercito israeliano.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

BLOCCATO L’HUB LOGISTICO MILANO – PIOLTELLO

CONTRO LA GUERRA, PER LA PALESTINA E I DIRITTI DEI LAVORATORI! Oggi, in occasione dello sciopero generale siamo di nuovo alle porte di Logtainer e DSV a Pioltello, in provincia di Milano. L’hub è bloccato, i camion fermi, la macchina logistica che alimenta il genocidio in Palestina si inceppa, ancora una volta, per nostra mano, […]

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Il pantano ucraino e il consenso alla guerra in Europa

Mentre i vertici UE, sostenuti da una forte scorta mediatica, tentano di mantenere in vita la narrazione della Russia come pericolo bellico imminente per l’Europa, i Volenterosi continuano a promettere armi e finanziamenti al regime guidato da Zelensky verso la quale la solidarietà popolare europea viene sempre meno.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Fabbrica della guerra, Laboratorio della guerra, Drone Valley.

Uniamo qualche punto per mettere a fuoco, nel contesto più ampio di ristrutturazione del territorio in funzione della guerra, la recente notizia riguardo la prospettiva di produzione di droni militari ad alta tecnologia a Modena attraverso una partnership che vede Italia e Regno Unito collaborare tramite la milanese Vigilar Group Spa e la britannica MGI Engineering Ltd, che aprirà la sua sede italiana nella nostra provincia.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Sul Generale

Ad una settimana dal raduno nazionale del partito fondato dal Generale proviamo a ragionare attorno alla sua figura e alla traiettoria politica di Futuro Nazionale.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Pisa: Appello per la libertà di lottare al fianco della Palestina, contro la guerra e contro i tentativi repressivi nella nostra città

In questi giorni cinquantaquattro persone che hanno partecipato al movimento per la Palestina nell’ultimo anno, hanno ricevuto le notifiche della conclusione delle indagini da parte della Questura di Pisa per le incredibili mobilitazioni di massa della scorsa estate e dell’autunno contro guerra e genocidio.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intelligenza artificiale e guerra

Proponiamo i due approfondimenti realizzati dalla trasmissione universitaria I Saperi Maledetti in onda gli ultimi due lunedì del mese sulle libere frequenze di Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Scacco matto in Iran. Washington non può invertire o controllare le conseguenze della perdita di questa guerra – di Robert Kagan

“L’aggiustamento globale a un mondo post-americano sta accelerando. La posizione un tempo dominante dell’America nel Golfo è soltanto la prima di molte vittime”.

Da Acta Media

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Chiacchierando intorno ad una cassetta degli attrezzi

Proponiamo un lungo contributo che immaginiamo come propedeutico nel costruire e raggiornare la nostra cassetta degli attrezzi, in continuità con quanto emerso dalla due giorni a Livorno di cui qui e qui è possibile leggere l’Opuscolo di resoconto.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Nucleare: il governo accelera

Seconda parte de L’inganno nucleare torna in auge: ma quale sovranità energetica?