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Kobane, la resistenza curda fa arretrare l’Isis

Significativo è l’atteggiamento che continua ad avere la Turchia continuando a ribadire di non voler intervenire fino a quando non gli verrà garantito di poter poi instaurare una zona cuscinetto, quindi di fatto occupare l’area e porre fine all’esperienza di autogoverno promossa dal PYD, alleate con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) che si batte da 30 anni contro la Turchia. L’opportunismo della Turchia viene accompagnato da duri attacchi alle forze del Pkk, dentro i suoi stessi confini. Aerei dell’Aviazione turca hanno bombardato la notte scorsa postazioni del Pkk nel sud-est del Paese: si tratta del primo bombardamento dal cessate il fuoco dichiarato dalle forze rivoluzionarie curde nel marzo del 2013. In seguito ai bombardamenti molte sono state le vittime di quella che viene considerata una ritorsione agli scontri tra forze turche e del Pkk tre giorni fa a Daglica. Con Obama che storce il naso, è fuor dubbio che in questo momento al presidente turco preme più bombardare le postazioni del Pkk, approfittando di questo momento, che non occuparsi dell’avanzata dell’Isis.

Intanto la Francia ha chiesto ad Ankara di aprire le frontiere per permettere ai combattenti curdi che vogliono andare a Kobane di passare. Le autorità turche hanno trascorso infatti l’ultima settimana ad aprire il fuoco contro chiunque si avvicinasse al confine con la Siria. Sono in tutto 13mila i rifugiati curdi bloccati alla frontiera, lasciando così morire molti feriti gravi ai quali è stato impedito l’accesso nel proprio territorio. E mentre la Turchia mostra ancora una volta la sua vera faccia, a Kobane, i e le resistenti curde continuano a combattere ostacolando l’avanzata dell’Isis, mentre torna a sventolare la bandiera dell’YPG curdo alle porte della città.

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