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La  Valsesia e i “nuovi insediamenti” israeliani

Nessuno sembra chiedersi cosa significhi politicamente e simbolicamente che una delle prime comunità straniere a “rilanciare” una zona montana italiana sia composta da cittadini di uno Stato che in questo momento sta perpetrando un genocidio.

Grazia Parolari – Invictapalestina – 11 Maggio 2026

La Valsesia è una delle valli alpine piemontesi più interessata, già dal dopoguerra, da un forte calo demografico dovuto all’emigrazione verso la pianura e le città industriali. L’indice di vecchiaia è tra i più alti della Regione, con gli over 65 che, nei comuni più piccoli e nelle frazioni, rappresentano spesso oltre un quarto degli abitanti. Tale calo demografico ha svuotato piccole frazioni, portato alla chiusura di servizi come scuole, ambulatori medici, uffici postali, lasciato abbandonate o semi abbandonate molte delle tipiche case in pietra.

Il rilancio del mercato immobiliare, attraverso un’iniziativa chiamata ”Progetto Baita” e finalizzata soprattutto alla vendita e al recupero di queste case, è apparso a molti come un’opportunità di rivitalizzazione per una comunità destinata a spegnersi nel silenzio.

A ideare e lanciare il progetto, che prende il nome dal termine ebraico bayit (casa), con l’aggiunta di “ita” per Italia, è stato Ugo Luzzati. Ebreo italiano cresciuto a Genova, emigrato in Israele e successivamente tornato, almeno saltuariamente, in Italia, ha raccontato di avere avuto questa idea dopo una conversazione con una maestra del comune di Valsesia che si lamentava delle classi vuote. Da lì la domanda: perché non portare famiglie israeliane in Valsesia?

Nel 2022 fonda ufficialmente Progetto Baita con l’obiettivo di aiutare gli immigrati israeliani ad inserirsi e ad ambientarsi nella nuova realtà. Il progetto acquisisce maggiore rilevanza dopo l’ottobre del 2023, favorendo l’insediamento di famiglie israeliane in diversi comuni della Valsesia: da Borgosesia passando per Varallo, Cravagliana, Civiasco, Balmuccia e Scopello, fino a Rimasco.

Valsesia, avvio progetto “Baita” , fonte: X, @lastampa

Entro la fine del 2024 più di 80 famiglie si erano trasferite nell’area, mentre il gruppo Facebook “Vita in Valsesia”, in italiano ed ebraico, nato nel 2023, contava già oltre 11.000 membri.

Proveniente in larga parte dalle classi medio- alte, la maggioranza dei nuovi arrivati è composta da laureati con posizioni qualificate: medici, ingegneri, informatici, farmacisti. Molti lavorano da remoto. Il sindaco di Varallo Sesia, Pietro Bondetti, ha dichiarato di “essere entusiasta dell’arrivo di persone con un grado alto di istruzione” e considerate desiderose di integrarsi. “Sono benestanti e fanno girare l’economia, e ciò non guasta. Prima del loro arrivo la zona era rischio desertificazione demografica. Ora siamo rinati” ha affermato.

Sul piano burocratico, molti sono avvantaggiati dal possesso di un passaporto europeo, spesso ereditato dai nonni originari dell’Europa Orientale, oppure ottenuto attraverso le leggi sulla cittadinanza introdotte da Spagna e Portogallo per i discendenti degli ebrei sefarditi espulsi nel 1492. Altri dispongono della “carta blu”  europea riservata ai lavoratori altamente qualificati. Alcuni, arrivati dopo il 7 ottobre, hanno invece ottenuto forme di protezione internazionale o permessi legati alla situazione di conflitto.

L’arrivo di questa ondata di israeliani si inserisce nel più ampio fenomeno di crescente emigrazione che interessa Israele dal 2023, legato soprattutto alla situazione politica e militare in corso. Secondo dati presentati alla Knesset, già nel 2023 82.800 israeliani avevano lasciato il Paese, una cifra rimasta elevata anche nel 2024. Nello stesso periodo, è diminuito drasticamente il numero dei rientri: 24.200 nel 2023, appena 12.100 nei soli primi otto mesi del 2024.

E’ la yerida, la “discesa”, termine che indica l’emigrazione da Israele, opposta all’aliyah, la “salita” verso Israele. Per lungo tempo considerata uno stigma sociale e politico, oggi appare sempre più normalizzata.

Intanto a Varallo la pronipote del premio Nobel per la letteratura Shmuel Yosef Agnon, insegna ebraico a 30 italiani. “Stiamo aprendo la prima succursale italiana di liceo per nomadi digitali” afferma”  già funzionante negli Stati Uniti, e in molti altri paesi europei. Pensiamo a un polo accademico che si occupi di cyber security e Intelligenza artificiale in cui noi israeliani siamo fortissimi. Stiamo facendo arrivare i primi medici israeliani. Molto spesso negli ultimi anni qui i concorsi sono andati deserti e ci sono diversi posti vacanti negli ospedali della zona. Insieme, penso che possiamo rendere ancora più bella la Valsesia”.

Una Valsesia più bella, o una Valsesia più controllata?

Le materie tecnologiche del polo accademico a cui la pronipote del Nobel si riferisce, non sono separabili dall’apparato militare e di sorveglianza dello Stato di Israele. Aziende come NSO Group- produttrice del software spia Pegasus – o Elbit Systems – principale fornitore di droni e armi utilizzate a Gaza, sono espressione dello stesso ambiente accademico e industriale da cui provengono molti di questi “laureati benestanti” di cui il sindaco di Varallo si dichiara entusiasta. Portare in Valsesia un polo tecnologico israeliano, non significa portare solo competenze, ma anche un pezzo di quello specifico sistema, con le sue reti, i suoi finanziamenti, le sue appartenenze.

C’è anche un altro aspetto, più prosaico, che solleva grande entusiasmo tra i residenti: l’aumento del valore degli immobili. “Si innamorano del posto, del verde e della vita tranquilla, le piste da sci sono una sorpresa inaspettata. Cercano preferibilmente case indipendenti con un bel terreno intorno, meglio se lontane da altre proprietà. E qui c’è l’imbarazzo della scelta”, racconta Gianni Tognotti, vicepresidente del progetto e immobiliarista.

Tutto entusiasmante, tutto positivo quindi?

Il punto che nessuno nomina

La stampa italiana che ha raccontato questo fenomeno, tende quasi sempre a sottolineare gli stessi elementi: la capacità di queste famiglie di prendere una decisione difficile, ricominciare, integrarsi. E certamente gli Israeliani che scelgono la Valsesia esercitano un diritto alla mobilità globale: possedere un passaporto, acquistare casa dove desiderano, costruirsi una nuova vita in un Paese straniero liberamente scelto. Ma questi diritti non sono una semplice fortuna individuale, né soltanto frutto di meriti personali: sono la conseguenza di uno statuto giuridico e politico che ai Palestinesi continua ad essere negato.

Amnesty International, nel suo rapporto sull’Apartheid di Israele, presentato nel 2022, ha ben documentato in 278 pagine come le autorità israeliane abbiano sistematicamente negato ai palestinesi diritti e libertà fondamentali: drastiche limitazioni alla libertà di movimento, trasferimenti forzati, diniego di nazionalità e del diritto al ritorno, solo per citarne alcuni. Lo stesso sistema che ai coloni garantisce libertà di circolare e di continuare a rubare terre, nega ai Palestinesi il diritto di muoversi senza permessi, checkpoint e autorizzazioni militari.

I Palestinesi della Striscia di Gaza non possono scegliere la Valsesia. Non possono scegliere nulla. Vivono – sarebbe meglio dire sopravvivono – in un territorio sotto assedio da quasi vent’anni, bombardato e devastato, privato sistematicamente di acqua, cibo, scuole, ospedali e cure mediche, di ripari sicuri e della possibilità di trasferirsi altrove senza dover dipendere da permessi difficilmente ottenibili.

Pochi giorni fa Varallo si è mobilitata per accogliere una famiglia palestinese proveniente da Gaza – padre, madre e cinque figli. La richiesta urgente al Ministero degli Esteri porta, tra le altre firme, quella del sindaco e del parroco di Varallo, e dello stesso Luzzati. Tra i volontari disponibili ad accoglierli, anche alcuni Israeliani residenti in zona.

La famiglia palestinese attesa a Varallo

La notizia è stata presentata come prova di solidarietà e umanità, non senza aver sottolineato che la famiglia palestinese ha già dimostrato volontà di “apertura e integrazione” (volontà che evidentemente non viene richiesta, o ritenuta necessaria, per gli aspiranti residenti israeliani).

Ma è proprio questo gesto a evidenziare la contraddizione: la famiglia palestinese è bloccata a Gaza. Non perché manchi una casa pronta, o perché la comunità non voglia accoglierla, ma perché da Gaza non è possibile uscire senza autorizzazioni specifiche e perché il sistema internazionale dei visti tratta i palestinesi come una categoria separata, da esaminare, valutare, autorizzare caso per caso, con tempi spesso lunghissimi

Nel frattempo, cittadini israeliani, senza alcuna limitazione e quando vogliono, possono comprare un biglietto, prendere un aereo, arrivare in Italia, acquistare case e ottenere la residenza.

 E non è forse significativo che nessuno degli articoli entusiastici sul “modello Varallo” si interroghi su cosa comporti questo tipo di insediamento – apprezzato perché qualificato e benestante – in termini di possibile trasformazione del territorio in una sorta di enclave separata dal tessuto sociale locale?

Nessuno si chiede cosa significhi politicamente e simbolicamente che una delle prime comunità straniere a “rilanciare” una zona montana italiana sia composta da cittadini di uno Stato che in questo momento sta perpetrando un genocidio?

Nessuno riflette sul fatto che il diritto di muoversi liberamente e scegliere dove vivere – così celebrato in queste cronache – è esattamente ciò che è negato ai Palestinesi dal 1948 in poi?

C’è una dissonanza profonda in una società che celebra con entusiasmo l‘arrivo di famiglie israeliane benestanti che acquistano e restaurano case di pietra sulle Alpi, mentre contemporaneamente deve mobilitarsi per famiglie palestinesi che, vittime di quello stesso Stato da cui provengono i “nuovi coloni”, chiedono semplicemente la possibilità di sopravvivere.

Edward Said scrisse che i Palestinesi sono “vittime delle vittime”.

La Valsesia, nel suo piccolo, mostra quanto quella condizione non appartenga al passato ma, in forme diverse e normalizzate, continui a prodursi nel presente .

Fonti:

www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/italia/valsesia-la-terra-promessa-in-provincia-di-vercelli-e-la-nuova-casa-degli-israeliani-in-fuga-dal-conflitto/

www.eurasia-rivista.com/israele-in-italia/

www.notiziaoggi.it/varallo-e-alta-valsesia/varallo-mobilita-accogliere-famiglia-gaza/

www.amnesty.eu/wp-content/uploads/2022/01/Israel.s-apartheid-against-Palestinians_Full-Report.pdf

www.ilmanifesto.it/la-grande-emigrazione-di-israele

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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