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L’ancora di salvezza degli Stati Uniti maschera la caduta libera dell’economia israeliana

L’Ufficio Centrale di Statistica israeliano ha riferito che l’economia, già in costante stato di contrazione, si è contratta di un ulteriore 3,5% tra aprile e giugno.

Fonte: English version

Di Ramzy Baroud – 25 agosto 2025

In un passo importante verso l’isolamento economico di Israele dovuto al Genocidio a Gaza, il Fondo Pensionistico Governativo Globale norvegese ha annunciato la scorsa settimana che avrebbe disinvestito da altre società israeliane.

Il fondo sovrano norvegese è il più grande al mondo, con investimenti totali in Israele stimati in 1,9 miliardi di dollari (1,6 miliardi di euro). La decisione di disinvestire è stata presa gradualmente, ma è coerente con la crescente solidarietà del governo norvegese con la Palestina e le critiche a Israele.

Assumendo un ruolo di primo piano, insieme a Spagna, Irlanda e Slovenia, la Norvegia è stata una delle principali voci critiche europee nei confronti del Genocidio israeliano e della Carestia provocata deliberatamente a Gaza, contribuendo attivamente all’inchiesta della Corte Internazionale di Giustizia sul Genocidio e riconoscendo formalmente lo Stato di Palestina nel maggio 2024. Questa posizione diplomatica e giuridica, unita al disinvestimento finanziario, rappresenta uno sforzo coerente e crescente per ritenere Israele responsabile del suo continuo Sterminio dei palestinesi.

L’economia israeliana era già in caduta libera prima del Genocidio. Il crollo iniziale era legato alla profonda instabilità politica del Paese, conseguenza del tentativo del Primo Ministro Benjamin Netanyahu e del suo governo estremista di cooptare il sistema giudiziario, compromettendo così qualsiasi parvenza di democrazia rimasta nel Paese. Ciò ha comportato un significativo calo della fiducia degli investitori.

La guerra e il Genocidio, iniziati il ​​7 ottobre 2023, non hanno fatto altro che accelerare la crisi, spingendo un’economia già fragile sull’orlo del baratro. Secondo i rapporti del Ministero delle Finanze israeliano, gli investimenti diretti esteri sono diminuiti di circa il 28% nella prima metà del 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023.

Qualsiasi presunta successiva ripresa degli investimenti esteri era ingannevole. Non è stata il risultato di una mobilitazione mondiale per salvare Israele, ma piuttosto la conseguenza di un torrente di finanziamenti statunitensi riversati per aiutare Israele a sostenere sia la sua economia che il Genocidio a Gaza, insieme ai suoi altri fronti di guerra.

Il Prodotto Interno Lordo di Israele è stato stimato dalla Banca Mondiale in circa 540 miliardi di dollari (464 miliardi di euro) nel 2024. Ma la guerra a Gaza ha intaccato notevolmente l’economia israeliana. Le stime interne a Israele sono complesse, ma tutti i dati indicano che l’economia sta soffrendo e continuerà a soffrire nel prossimo futuro. Citando rapporti della Banca d’Israele e del Ministero delle Finanze, il quotidiano economico israeliano Calcalist ha riportato a gennaio che il costo della guerra a Gaza aveva raggiunto oltre 67,5 miliardi di dollari (58 miliardi di euro) entro la fine dell’anno scorso.

Considerando che i costi della guerra in corso continuano a crescere in modo esponenziale, e con le altre conseguenze della guerra, tra cui i disinvestimenti dal mercato israeliano da parte della Norvegia e di altri Paesi, le proiezioni per l’economia israeliana appaiono davvero fosche. L’Ufficio Centrale di Statistica israeliano ha riferito che l’economia, già in costante stato di contrazione, si è contratta di un ulteriore 3,5% tra aprile e giugno.

Si prevede che questo crollo continuerà, nonostante il sostegno finanziario senza precedenti degli Stati Uniti a Tel Aviv. In effetti, senza l’aiuto americano, la precaria economia israeliana si troverebbe in una situazione molto peggiore. Sebbene gli Stati Uniti abbiano sempre sostenuto Israele, il loro aiuto negli ultimi due anni è stato il più generoso e decisivo finora.

Israele riceve 3,8 miliardi di dollari (3.265 milioni di euro) di denaro dei contribuenti statunitensi all’anno, a seguito dell’ultimo memorandum d’intesa decennale, firmato nel 2016. Ma altrettanto preziose, se non di più, sono le garanzie sui prestiti, che consentono a Israele di prendere in prestito denaro a un tasso di interesse molto più basso sul mercato globale. Il sostegno degli Stati Uniti, quindi, ha permesso agli investitori di considerare il mercato israeliano un rifugio sicuro per i loro fondi, garantendo spesso rendimenti elevati. Questo valeva per il fondo sovrano norvegese, così come per numerose altre entità e società.

Ora che Israele è diventato un marchio negativo, associato a investimenti non etici a causa del Genocidio a Gaza e della crescente espansione degli insediamenti illegali in Cisgiordania, gli Stati Uniti, in qualità di principale benefattore di Israele, sono intervenuti per colmare le lacune.

La Legge sugli Stanziamenti Supplementari di Emergenza dell’aprile 2024 ha stanziato un totale di 26,4 miliardi di dollari (22,7 miliardi di euro) per Israele. Sebbene gran parte del denaro fosse destinato alle spese per la difesa, la maggior parte di esso confluirà nell’economia israeliana. Questa somma, in aggiunta agli aiuti militari annuali, consente al governo israeliano di ridurre al minimo la spesa per la difesa e di impedire che l’economia si contragga a un ritmo ancora più rapido.

Inoltre, libera l’industria della difesa israeliana, che potrà continuare a produrre nuove e sofisticate tecnologie militari che garantiranno la competitività di Israele nel mercato degli armamenti. Il Polo Militare-Industriale, una parte significativa dell’economia israeliana, non solo viene sostenuto, ma riceve anche un nuovo impulso dagli aiuti americani, garantendo che la Macchina Bellica continui a funzionare con il minimo impatto finanziario.

Tutto ciò non dovrebbe sminuire l’importanza del disinvestimento dal sistema finanziario israeliano. Al contrario, significa che gli sforzi di disinvestimento devono aumentare significativamente per bilanciare la spinta degli Stati Uniti a impedire l’implosione dell’economia israeliana.

Inoltre, questo dovrebbe anche rendere i cittadini statunitensi che si oppongono al ruolo del loro governo nel Genocidio di Gaza più consapevoli della portata della determinazione di Washington a salvare Israele, anche a costo di Sterminare i palestinesi. In effetti, il flusso di fondi dagli Stati Uniti non è un’azione passiva; è una collaborazione attiva che consente direttamente il Genocidio israeliano a Gaza.

Ramzy Baroud è un giornalista e redattore di The Palestine Chronicle. È autore di sei libri. Il suo ultimo libro, curato insieme a Ilan Pappé, è “La Nostra Visione per la Liberazione: Leader Palestinesi Coinvolti e Intellettuali Parlano”. Ramzy Baroud è un ricercatore senior non di ruolo presso il Centro per l’Islam e gli Affari Globali (CIGA), dell’Università Zaim di Istanbul (IZU).

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto, per Invictapalestina.org

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