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Sciopero internazionale dei porti contro la logistica di guerra

Ieri, venerdì 6 febbraio, si è tenuto lo sciopero internazionale dei porti che ha coinvolto 21 porti a livello internazionale: da Genova a Livorno, Trieste, Ravenna, Ancona, Civitavecchia, Salerno, Bari, Crotone, Palermo e Cagliari ma anche Tangeri, Bilbao, fino in Grecia e in Turchia. A Genova è stato lanciato l’osservatorio sul traffico marittimo di armi. Sin dalla mattinata sono state bloccate alcune navi di compagnia israeliana, a Livorno la ZIM Virginia è stata bloccata e, come sostiene l’Unione Sindacale di Base nel suo comunicato “La stessa costa sta succedendo alla ZIM New Zealand, che era prevista per questa mattina al porto di Genova e alla ZIM Australia, che avrebbe dovuto attraccare oggi a Venezia e domani a Ravenna”. In serata manifestazioni si sono tenute in diverse città italiane contro la guerra, contro il riarmo e contro il genocidio in Palestina, per chiedere un embargo commerciale su Israele e per opporsi alla militarizzazione delle infrastrutture del territorio.

Di seguito pubblichiamo alcuni contributi sulla giornata.

da Radio Blackout

Per la prima volta i lavoratori portuali scioperano nello stesso giorno sulle banchine di tutto il Mediterraneo e del Mare del Nord, con adesioni anche nelle Americhe.

La mobilitazione, indetta in Italia dal sindacato USB e all’estero da vari altri sindacati di lavoratori portuali, unisce il rifiuto dei traffici bellici alla denuncia del peggioramento di salari e condizioni di lavoro. Cortei e presìdi sono in corso nei principali porti europei e nordafricani, dal Pireo a Bilbao, da Tangeri ad Amburgo, e in molti scali italiani. A Genova è chiamato un corteo dal Varco San Benigno alle h. 18,30; previste mobilitazioni anche a Livorno, Trieste, Cagliari, Ancora, Salerno e molti altri porti italiani.

Lo sciopero arriva al termine di anni di mobilitazioni contro il transito di armi, iniziate a Genova nel 2019 e poi estese ad altri porti del Mediterraneo. Inchieste e sequestri recenti hanno confermato il passaggio di materiali militari nonostante i divieti. Accanto al rifiuto della logistica di guerra, il tema centrale è il salario: l’aumento del costo della vita e la graduale corsa al riarmo hanno eroso stipendi rimasti quasi fermi, mentre gli armatori hanno registrato profitti record.

Ne abbiamo parlato con Riccardo, del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali, organizzazione genovese da sempre in prima linea contro le navi della guerra e tra i principali organizzatori dello sciopero di oggi.

dal Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali

Porto di Genova 7 febbraio 2026

..la buona notizia è quella della volontà di mettere in campo un ” osservatorio sul rispetto della legge 185/90 contro i traffici di armi” ,ci immaginiamo che qualche resistenza a questo importante progetto ci sarà,in ogni caso il contrasto alla guerra ed ai suoi traffici non si fermerà.

Oggi è stata una giornata importante, tra i 25/30 porti sono stati interessati a questa mobilitazione internazionale.

Il 30 agosto lo avevamo promesso ,bloccheremo tutto,faremo gli scioperi generali,arriveremo.allo sciopero internazionale.

Ci sono momenti della storia che la classe operaia ,in questo caso i lavoratori portuali devono scendere in campo devono riequilibrare un po’ le cose,ecco ci stiamo provando ,e al pari del contrasto alla guerra chiediamo più sicurezza sui posti di lavoro,contrattazione nazionale e di secondo livello che metta al centro i lavoratori portuali e non gli interessi delle multinazionali ,chiediamo l’inserimento del lavoro usurante a fine pensionistici nel presente dei vecchi portuali ,e nel futuro dei giovani lavoratori del porto..

Non ci fermeremo mai perché siamo stanchi di lottare,ma solo quando avremo vinto..

Working class combat

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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