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Scontri ad Atene per l’avvio delle prime aste delle case pignorate

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La situazione greca nell’ultimo anno è passata sottotraccia nel dibattito politico pubblico europeo ma il paese continua ad essere stretto dalla morsa delle banche nazionali e del credito internazionale, rappresentate dalla Troika.

Il governo guidato da Syriza, a dispetto delle promesse elettorali, ha negli ultimi mesi approvato il piano di pignoramento delle prime case ai creditori insolventi delle banche. La Grecia continua ad essere un paese con un fortissimo livello di disoccupazione, e centinaia di migliaia di persone hanno, a partire dal 2007, scelto di non pagare più i mutui delle banche che, vale la pena ricordarlo una volta di più, hanno prima scatenato la crisi per poi farne pagare le conseguenze alle fasce sociali più impoverite.

Il 29 Novembre sono quindi iniziate le procedure notarili al tribunale di Atene, che però è stato messo sotto assedio da migliaia di manifestanti che ne volevano impedire lo svolgimento. Le forze dell’ordine, incapaci di contenere i dimostranti all’esterno, sono ricorse all’uso di lacrimogeni all’interno dell’edificio. Immediata la risposta delle persone presenti che con fitti lanci di oggetti e colpi di estintore sono riusciti nell’obiettivo di non fare entrare i notai. Questi ultimi non si sono infatti presentati.

Il governo a seguito degli scontri ha immediatamente annunciato che le procedure continueranno e che verrà aumentata la sicurezza per permetterne lo svolgimento.

La vicenda è molto rappresentativa di come Syriza non solo abbia accettato i diktat internazionali della finanza, ma stia collaborando con gli istituti di credito per attuare norme che butteranno migliaia di persone per strada, non garantendo quello che è un diritto primario: la casa. La parabola del governo greco ci ricorda ancora una volta che il cambiamento materiale, concreto, delle condizioni lavorative e di vita non passerà mai per i seggi elettorali, ma è solo grazie alle lotte reali che si strutturano sui territori che si possono conquistare spazi di autonomia in grado di contrapporsi allo sfruttamento e allo strozzinaggio bancario.

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