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Bussoleno e le compensazioni TAV: un esempio attuale di Colonizzazione Interna

In queste settimane sul territorio coinvolto dai futuri cantieri della nuova linea TAV Torino Lione, in valsusa si parla molto del caso Bussoleno.

Da notav.info

Paese simbolo della lotta No Tav, ricattato dalla regione Piemonte che vorrebbe finanziare alcune opere per mitigare il rischio idrogeologico con fondi destinati a risarcire e accompagnare danni portati da eventuali futuri cantieri della nuova Torino-Lione. Il boccone avvelenato è tutto lì, vuoi vivere migliorando la sicurezza della tua terra? Bene, i soldi ci sono ma sono questi e solo questi. Una logica estorsiva e criminale dello Stato che per provare a piegare una comunità in lotta arriva a dire senza tanti giri di parole “accetta il TAV o muori”.

Sul ricatto, la storia e la genesi alleghiamo alcuni contributi che aiutano a comprendere il dibattito in corso che ha portato alla caduta del consiglio comunale con le dimissioni del sindaco lo scorso martedì 8 novembre. Da qui il caso Bussoleno. Ora come questa comunità risolverà il dilemma è altro, è cronaca e verrà consegnata alla storia nelle prossime settimane. E’ opportuno però chiarire politicamente l’inserimento delle grandi opere ed in particolare questa sui territori direttamente coinvolti. Un inserimento costituito da corruzione politica, economica, militarizzazione, repressione del dissenso e disinformazione. Si inizia da qui, dallo studio e dalla conoscenza il percorso che un movimento popolare deve fare per resistere e combattere contro un’opera come la Nuova Linea TAV Torino Lione, inutile, climaticida ed economicamente insostenibile.

Oggi parliamo dell’aspetto di corruzione economica e politica. Una delle basi di partenza del processo è soffocare economicamente il territorio coinvolto dalle operazioni cercando di renderlo dipendente ed attratto dalle operazioni progettate dai colonizzatori (ci scusiamo con i popoli che hanno subito e subiscono ancora la colonizzazione, scegliamo di usare questo termine perché le dinamiche e le forme culturali dalle quali provengono sono, su scala ben minore, le medesime). Il caso Bussoleno se leggete nei contributi e nelle varie cronache ne è un chiaro esempio. Qui arriviamo addirittura alla perversione pura, collegando la protezione da un rischio conclamata per la vita umana ai fondi TAV. Per attuare questa dinamica i colonizzatori agiscono di imperio dall’esterno del territorio o ancor meglio cercano di coinvolgere a vario titolo e sotto varie forme le comunità locali. Nel caso Bussoleno, ad esempio,  la Regione Piemonte, parte del sistema TAV pretenderebbe che i consiglieri eletti dal territorio diano il proprio avvallo a questo ricatto divenendone parte. “Le risorse economiche le erogo io ma la loro fonte è il “pacchetto” Torino Lione, tu territorio li accetti con il tuo consiglio comunale, dunque con i tuoi cittadini e poi ti fai le opere.” Sarebbe un po’ come, passando al lato della repressione del dissenso, pretendere che le persone condannate ingiustamente per aver impedito la distruzione della propria terra si pentissero o rinnegassero la propria volontà o i propri ideali al fine di aver una minore condanna e dunque salva e migliore la vita. Che sia un paramassi o il carcere poco cambia, sempre dal rapporto con la grande opera TAV devi passare.

L’imposizione si fa ancora più grave perchè passa attraverso anni di disinvestimento nei piccoli comuni e territori montani, dove i servizi, la sanità, l’istruzione, l’occupazione non sono garantiti e le istituzioni su scala regionale e nazionale costruiscono implicitamente le condizioni di abbandono di un territorio e di migrazione dei suoi abitanti.

E’ un meccanismo oliato e perverso che punta a dividere e governare in modo più o meno indiretto le popolazioni coinvolte dai cantieri.  Questi ricatti devono essere denunciati e respinti al mittente. Ma come? Noi crediamo ci sia solo una via d’uscita: resistere restando il più uniti possibile, creando un NOI largo, composto dalle persone oneste e lucide, che faccia fronte a un LORO sempre più piccolo e triste.  Un noi bello dove la solidarietà, la sincerità ed il rispetto prevalgono affondando le radici nei valori della comunità, nella difesa della natura e dell’ambiente in cui si vive.

Purtroppo questa linea di resistenza risulta difficilmente praticabile quando investe i servizi pubblici che sono per loro natura molto costosi, oliati con un meccanismo di predazione verso il centro (le tasse vanno dritte a Roma) e una redistribuzione inversa dal centro verso i territori a filtro coloniale. Le risorse vengono dunque accumulate in denaro buono, una volta a Roma vengono timbrate con il marchio Tav Torino Lione e quindi vengono reimmesse nel circuito del territorio colonizzato, la Valsusa.

La corruzione politica è funzionale alla corruzione economica. Per attuare questi processi di spoliazione servono, delle figure autorevoli e nei luoghi di potere giusti che sappiano su vari livelli veicolare le procedure economiche. Nel caso Torino Lione i promotori hanno scelto la via pubblica delle istituzioni elette come vettore delle operazioni. Si è cominciato alcuni decenni fa con ministri e governi che decantavano l’imprescindibile importanza di questa nuova infrastruttura che avrebbe salvato le sorti dell’Italia e dell’Europa tutta. Con continuità sono stati prodotti prodotti progetti e studi, in seguito reperite e stanziate le risorse economiche. Nel corso degli anni, con un’operazione concentrica, sono stati via via coinvolti e corrotti politici e politicanti sempre più vicini ai territori interessati dai futuri cantieri. Oggi, con una credibilità dello stato centrale ormai ridotta al lumicino, con le risorse stanziate e i cantieri fermi, si arriva al tentativo di corruzione della politica locale. L’esca avvelenata è il miraggio di poter governare il processo di colonizzazione dal basso. Divenendone parte come delegati territoriali pensando di portare al territorio il minor danno possibile. Lo abbiamo imparato molto bene in questi anni, ai signori del tav non serve null’altro che far sedere al tavolo della trattativa i colonizzati. Fatto questo, l’operazione TAV verrà venduta come legittima. Anche quei tavoli, anche quei luoghi, possono però divenire campo di battaglia della lotta No Tav. Sono però i più difficili e avvelenati da attraversare. Per farlo servono condizioni e capacità ormai non semplici da reperire ed il rischio di sbagliare è altissimo. Sono lati diversi della medesima medaglia che molti abitanti della valle ormai chiamano il male del TAV. Un male tanto semplice tanto devastante che ha una sola ed unica soluzione. E’ incompatibile con l’ambiente, con la crisi del modello capitalista e soprattutto con il territorio coinvolto.

Se l’opera venisse effettivamente costruita la colonizzazione del territorio non sparirebbe nel nulla, ma si intensificherebbe, trasformando i nostri paesi, le nostre borgate solo in un corridoio di attraversamento, in cui l’impoverimento, l’insalubrità e l’ulteriore distruzione di servizi e possibilità porterebbe all’esito dell’allontanamento dalla nostra valle delle persone più giovani e il futuro della comunità sarebbe solo un simulacro vuoto. Per questo accettare le compensazioni oggi, anche quando spinti da buone intenzioni, è una visione a brevissimo termine che sul lungo contribuirebbe all’avanzata del deserto.

L’unica cura a questo male è dunque la lotta, l’unica via verso la vittoria e la liberazione.

Questa lotta oggi vuol dire evitare di cadere nelle trappole imposte dal nemico, ma anche prendersi la responsabilità collettiva come comunità di immaginare quale altro futuro possiamo costruire per il nostro territorio e praticarlo, contrapponendolo al modello che ci viene imposto.

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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