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Dopo i danni del ciclone Harry serve organizzazione popolare per la ricostruzione e controllo dal basso

Il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale stanziando 100 milioni di euro complessivi per Calabria, Sicilia e Sardegna.

Non ci aspettavamo certo “tutto e subito”, ma è evidente che la somma messa a disposizione è largamente insufficiente se rapportata all’entità dei danni subiti. È una cifra che, anche alla luce di precedenti analoghi come l’alluvione in Emilia-Romagna, appare del tutto sproporzionata rispetto alle reali necessità di messa in sicurezza, ripristino e ricostruzione dei territori colpiti.
A questa sproporzione si aggiunge una evidente differenza di approccio da parte dei governi e dei media quando eventi di questo tipo colpiscono territori diversi del Paese. Al Nord i disastri diventano immediatamente una questione nazionale, legata alla tenuta del sistema produttivo e dell’economia complessiva; al Sud vengono trattati come emergenze locali, da gestire con risorse minime e interventi tampone. Restano così troppo spesso sulla carta fondi e progetti, finanziati anche con le tasse dei cittadini calabresi, destinati alla rinaturalizzazione delle coste e al contrasto del dissesto idrogeologico, mentre le reali risorse vengono destinate all’aumento delle spese militari.
Ancora una volta il Governo ricorre allo strumento del commissariamento, trasformando l’eccezione in regola. Una scelta che certifica la crisi delle istituzioni ordinarie e il loro reciproco discredito: lo Stato esautora enti locali e amministrazioni territoriali, dichiarando di fatto di non fidarsi della loro capacità di governo, ma al tempo stesso pretende di rafforzare la partecipazione democratica e la fiducia dei cittadini, chiedendo loro di andare a votare. Una contraddizione evidente, che alimenta distanza, sfiducia e disaffezione.
Questa gestione emergenziale continua a intervenire sugli effetti senza affrontare le cause strutturali che rendono la Calabria e il Sud così vulnerabili. Non siamo di fronte a eventi imprevedibili o eccezionali, ma a fenomeni che si ripetono con regolarità crescente e che trovano terreno fertile in decenni di mancata manutenzione del territorio, cementificazione e occupazione delle coste, dissesto idrogeologico ignorato, urbanizzazione disordinata e infrastrutture pubbliche lasciate degradare. Chiamare tutto questo “emergenza” serve solo a rinviare le responsabilità e a evitare un vero cambio di rotta nelle politiche pubbliche.
In questo quadro, la scelta di continuare a destinare risorse enormi a grandi opere inutili come il Ponte sullo Stretto appare ancora più grave e irresponsabile. Non si tratta solo di uno spreco di risorse, ma dell’emblema di un modello di sviluppo che concentra investimenti e decisioni, sacrifica la manutenzione diffusa e aumenta la fragilità dei territori. Ogni euro speso in quella direzione è un euro sottratto alla sicurezza delle persone, alla difesa dei territori, alla prevenzione e alla possibilità di creare lavoro pubblico realmente utile e duraturo.
È chiaro che la ricostruzione e la messa in sicurezza non possono essere affidate esclusivamente a decreti, commissari e procedure opache. Senza forme reali di controllo e di intervento popolare, anche le risorse disponibili rischiano di trasformarsi in terreno di speculazione o di restare bloccate per anni nei meandri burocratici. Serve mettere in rete associazioni, comitati territoriali, realtà sociali e civiche che vivono quotidianamente questi territori, perché solo una partecipazione reale può garantire trasparenza, efficacia e giustizia sociale. Solo il popolo salva il popolo.
Per questo riteniamo necessario moltiplicare momenti pubblici di confronto, organizzazione e partecipazione, soprattutto nelle aree maggiormente colpite dagli ultimi eventi, e rafforzare il percorso comune inaugurato con la piattaforma “Il Sud unito contro il Ponte”, che ci vedrà prossimamente riuniti in una nuova assemblea a Cosenza. Perché la Calabria e il Sud non siano ancora una volta periferia sacrificabile, ma territori che rivendicano diritti, risorse adeguate e un futuro fondato sulla giustizia sociale, ambientale e sulla cura quotidiana dei luoghi in cui viviamo.

Movimento No Ponte – Calabria
Addúnati – Lamezia Terme
AGORÀ – Decollatura
Associazione culturale “I sognatori”
Colli Attivi – Catanzaro
COLPO – Paola
Coordinamento Locride per la Palestina
CSC Nuvola Rossa – Villa San Giovanni
Equosud – Reggio Calabria
La Base – Cosenza
Le Lampare – Cariati
Movimento Terra e Libertà – Calabria Rinascita per Cinquefrondi
USB Catanzaro

da Addùnati

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