
Calabria: 4 braccianti afghani bruciati vivi per aver “osato” pretendere di essere pagati. Dai caporali alla gdo un’unica filiera di sfruttamento
Sono stati bruciati vivi per “punizione” i 4 braccianti, afghani, uccisi lunedì 1 giugno 2026 ad Amendolara, in Calabria, sfruttati nella raccolta delle fragole, nella vicina Basilicata.
I caporali che li sfruttavano, per conto di un sistema di sfruttamento che mescola criminalità organizzata, aziende “legali” e grande distribuzione organizzata, hanno bloccato le portiere del minivan dall’esterno, gettato benzina e dato fuoco al veicolo, uccidendo così i 4 lavoratori, tra i 19 e i 29 anni, che volevano essere pagati per il loro lavoro, nei campi di fragole della vicina Basilicata.
Sono morti così Ullah Ismat Qiemi, Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad, braccianti agricoli. Per la strage fermati 2 cittadini pakistani, i loro caporali.
Un solo sopravvissuto, un bracciante afghano che viveva con le vittime a Villapiana, riuscito a fuggire rompendo un finestrino a testate e scappare dal bagagliaio. L’uomo ha riferito che i fermati, caporali, accusati di omicidio volontario plurimo, minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farli lavorare senza pagarli: ‘Ci davano cibo e casa, ma non i soldi. Anzi: i caporali pretendevano anche 5 euro per il trasporto da Villapiana alle campagne nei quali dovevamo raccogliere la frutta”, nell’area agricola di Scanzano Jonico.
Su Radio Onda d’Urto abbiamo realizzato una trasmissione ad hoc, in onda nel Focus di Mezzogiorno di mercoledì 3 giugno 2026. Ai nostri microfoni Caterina Vaiti, segretaria generale Flai Cgil Calabria; Silvio Messinetti, giornalista calabrese e collaboratore de Il Manifesto e Sara Manisera, autrice del libro “Racconti di schiavitù e lotta nelle campagne” e reporter.
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