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Reddito del merito? Occhiuto: non idoneo. Torna al prossimo appello

Il presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha presentato la sua proposta di reddito di “merito”: un contributo economico mensile destinato alle studentesse che manterranno una media dal 27 al 30. Una misura che si presenta come riparativa nei confronti dell’emigrazione giovanile, ma che in realtà non fa altro che aumentare competizione e disuguaglianze.

Da aula studio liberata

La proposta di Occhiuto non prevede alcuna soglia reddituale: ogni studentessa definita meritevole, che rientri nei criteri di “eccellenza” potrà accedervi. Diversamente dalle borse di studio, basate su reddito e merito, questa misura andrebbe dunque a premiare chi proviene da contesti già privilegiati, cavalcando e legittimando disuguaglianze già esistenti.
In questo contesto, il reddito di “merito” è l’ennesimo strumento che finanzia la competizione in un sistema che mette al centro il risultato, senza focalizzarsi sul processo. Il “merito” non è un dato neutro né individuale: i risultati accademici dipendono anche dal contesto sociale, economico e formativo di provenienza.
Questa proposta non aiuta effettivamente tutte quelle studentesse che sono cresciute in contesti più fragili, che partono da condizioni svantaggiate e per diverse ragioni – chi costretta a lavorare,
chi in cagionevolezza fisica o mentale – non riescono a raggiungere i risultati eccellenti che
per altre sono più facilmente raggiungibili.
Rifiutiamo l’idea di un’università che misura il valore di una carriera “eccellente” solo in base ai tempi e ai voti imposti da questo sistema: un’università che spinge le studentesse a comprimere al massimo il tempo dedicato allo studio per rispettare la “regolarità” del percorso, riproduce la logica aziendale del rendimento e della produttività, dimenticando la qualità dell’apprendimento e la salute di chi studia.
Questa è la stessa logica che forma laureate e le costringe poi ad emigrare, in assenza di tutele lavorative e un welfare sincronizzato alle nuove e crescenti difficoltà sociali, soprattutto in un territorio come la Calabria, dove si presentano con una ferocia esponenziale.
Questa proposta non incentiva più studentesse a restare a studiare in Calabria: non sarà un contributo temporaneo e competitivo a far restare le giovani calabresi. Le nostre priorità sono altre: trasporti pubblici e capillari, alloggi e affitti accessibili a tutte, corsi di laurea di qualità. Pretendiamo più borse per il diritto allo studio: strumenti basati sul reddito, capaci di sostenere concretamente chi studia, e l’aumento della no tax area, garantendo a tutte la possibilità di accedere all’istruzione senza dover scegliere tra studiare e sopravvivere. 
Una riforma discriminatoria come il reddito del merito non ci garantirà di rimanere. Vogliamo restare in Calabria e vivere una vita bella, non accontentarci.

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