InfoAut
Immagine di copertina per il post

Herrenknecht: dalla Germania alla Val di Susa, passando per l’occupazione israeliana

L’11 marzo 2026, nello stabilimento Herrenknecht in Germania, è stata “consegnata” la prima delle due gigantesche talpe destinate al lato italiano del tunnel di base del Moncenisio.

Da Notav.info

Una macchina lunga più di duecento metri, capace di scavare montagne come un grissino nel tonno Rio Mare, pronta a trasformare le Alpi in corridoi di cemento armato (ne sentivamo il bisogno). Nei prossimi mesi sarà trasferita via autostrada a Chiomonte attraverso 150 convogli eccezionali, rimontata e pronta a scavare ad inizio 2027 (aspettiamo ancora un attimo a dirlo), sia la seconda discenderia che poi la galleria sud che sbucherà a San Giuliano di Susa.

Ma chi è la Herrenknecht? E che cosa fa?

Dietro a molte delle grandi opere sotterranee del mondo c’è in effetti proprio questo nome. Con sede a Schwanau, nel distretto di Friburgo in Germania, Herrenknecht è leader globale nella tecnologia per lo scavo meccanizzato. La loro specialità sono le TBM ossia Tunnel Boring Machine, macchine che non si limitano a scavare, ma che costruiscono direttamente il rivestimento del tunnel mentre avanzano. Parliamo insomma di vere e proprie fabbriche sotto terra.

A immaginarselo, può sembrare quasi fantascienza.

Queste frese realizzano metropolitane, ferrovie, autostrade, reti idriche e fognarie, ma anche perforazioni per energia e geotermia, sempre adattate alle condizioni locali. Una fresa di questo calibro costa milioni di euro. Che potrebbero decisamente essere impiegati meglio: quella che è destinata al cantiere della Maddalena ci è costata esattamente 35 milioni di euro, se pensiamo che ne dovremmo pure pagare un’altra, basterebbero per risanare i conti dell’ASL To3, in deficit nel 2025 di 62,7 milioni di euro… ma che fornisce ben altri servizi agli abitanti del territorio!

Tra le creazioni della Herrenknecht c’è la cosiddetta macchina “dual mode” destinata a Chiomonte, progettata per adattarsi a condizioni geologiche drasticamente diverse: roccia dura da un lato, terreni soffici e instabili dall’altro.

In Italia, la Herrenknecht ha una sede a Gessate (MI) che offre assistenza tecnica e manutenzione, supportando i cantieri italiani dove sono impiegate le TBM, aiutando a installare, collaudare, riparare e ottimizzare le macchine, consulenza per la progettazione delle TBM, collabora con le imprese italiane per adattare le frese alle condizioni geologiche locali, e supporto commerciale ovvero coordina contratti, ordini e vendite sul territorio italiano.

Insomma, nulla di stupefacente, tranne la narrazione che ne viene fatta. Sembra, come sempre, tutto bello, lindo e pulito… se non si scava un po’ più a fondo (perdonate il gioco di parole).

Come già ci dimostra ogni giorno TELT, anche per la Herrenknecht l’etica non sembra essere un valore alla base del propri affari. Dietro la magnificenza tecnica che ci viene narrata, c’è qualcosa tenuto ben sepolto.

Who Profits – The Israeli Occupation Industry ( Who Profits ), ovvero un database che monitora l’impiego di aziende internazionali in progetti legati all’occupazione israeliana nei Territori Palestinesi, ha documentato l’uso delle TBM di Herrenknecht in opere che non sono semplici infrastrutture civili, ma che hanno anche scopi militari. Alcune macchine sono state utilizzate per scavare un bypass idrico nel villaggio di Bardala, collegato alla rete della compagnia israeliana Mekorot, contribuendo a sostenere gli insediamenti israeliani nei territori occupati e a controllare le risorse idriche palestinesi. Altre TBM sono state messe in azione nella costruzione della linea ferroviaria veloce Tel Aviv–Gerusalemme, opera che rafforza insediamenti e connessioni strategiche nei territori occupati. Le TBM della Herrenknecht sono state realizzate su misura per lo specifico tipo di terreno in cui si trovano le gallerie, pertanto l’azienda è ben consapevole che le sue macchine vengono utilizzate per l’estrazione mineraria nei territori palestinesi occupati.

Al termine dei lavori, le macchine possono essere rivendute a Herrenknecht, che le ristruttura e le rivende ad altri progetti su larga scala. Insomma, per farla breve e senza pochi fronzoli, potremmo avere prima o poi anche in Val di Susa una macchina, o delle parti, che hanno contribuito all’occupazione israeliana in Palestina.

Macchine civili, ma con scopi di sostenere le occupazioni militari, che diventano strumenti di pressione sui territori che alterano la vita delle comunità, rafforzando interessi che calpestano diritti. Fino addirittura a sostenere l’apartheid.

Sembra un po’ la storia del progetto TAV in Val di Susa, prima adibito solo a merci e persone, poi inserito nell importantissimo progetto del Corridoio Mediterraneo TEN-T (Trans-European Transport Network), che guarda caso da opera identificata solo come ad uso civile, è poi stata riconosciuta come dual-use, cioè di supporto anche alla logistica militare e al trasporto di armi.

Tutto insomma gira intorno al profitto, e sì, il denaro la fa da padrone. Eppure per noi rimane anche una questione di scelte, di chi decide dove, come e perché usare una macchina così potente; e pure sulla pelle di chi.

La TBM può essere spettacolare (se hai questo tipo di fascinazioni) e agghiacciante insieme. Quello che rappresenta è una devastazione ambientale scientifica e organizzata nei minimi dettagli. Un monumento alle grandi opere inutili, alla mercificazione del territorio. E, alla luce dei fatti, figlia di un’azienda che è complice di un genocidio in atto.

Tornando alla Torino-Lione, Herrenknecht è il volto industriale più avanzato del progetto: capace di costruire giganti che violano le montagne, ma coscientemente incapace di vedere che cosa c’è al di là del profitto.

La grande TBM forse stupirà tecnicamente, sicuramente aspettiamo con ansia che la battezzino con un nome all’altezza delle colleghe Federica e Viviana che operano in Francia. Noi proponiamo ATTILA: A come atrocità, doppia T come terremoto e tragedia, ecc (cit.).

Tornando seri, ma chi paga per tutto questo? Noi, i territori, le comunità che li abitano. Ogni metro scavato sarà una ferita che non si potrà rimarginare. Ogni euro speso, sarà rubato a chi ne ha davvero bisogno e a tutto ciò che fa davvero gli interessi della comunità. Le montagne non sono fatte per il cemento e l’acciaio e certe cose che sono là dentro, devono rimanerci, come l’amianto, per dirne una.

E risulta assurdo doverlo ricordare ogni qualvolta.

Ed è per questo che mentre loro progettano la prossima TBM, noi dobbiamo prepararci a continuare a resistere: evitare che la nostra valle venga ancora una volta violata, a denunciare gli sporchi interessi di queste aziende che tutto pensano di poter fare e di poter avere, fermare le macchine.

La TBM potrà pure essere progettata per essere inarrestabile, ma anche noi abbiamo dimostrato che anche la lotta può esserlo.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

chiomonteHerrenknechtnotavsusatalpa

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

«No Data Center»: maxi scritta di Extinction Rebellion sull’edificio in cui dovrebbe sorgere il più grande data center d’Italia

Extinction Rebellion ha realizzato delle enormi scritte “No Data Center” sullo stabilimento dismesso dell’ex Ilte e appeso uno striscione con la frase “Fermare l’ecocidio”.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Fermare i cantieri per fermare i costi

Secondo il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi, le mobilitazioni contro il Tav costerebbero allo Stato oltre 200 milioni di euro ogni anno. Una cifra che, a suo dire, deriverebbe dai mesi di fermo dei cantieri, dai costi della sicurezza e da tutte le spese «a cascata» legate alle proteste.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Milano: un migliaio di persone in piazza della Scala contro lo sviluppo incontrollato dei data center

Un migliaio di persone si sono radunate sabato 10 ottobre in Piazza della Scala a Milano hanno risposto all’appello lanciato dalla Rete nazionale dei Comitati Stop Data Center e manifestato nel pomeriggio per esprimere preoccupazioni e denunciare le criticità che lo sviluppo di questi impianti hanno sul territorio, in primis lombardo.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Gian Piero Godio: «Il “nuovo nucleare” è uguale al veccho. Meloni ha scelto un sistema energetico centralizzato» 

Il cosiddetto “nuovo nucleare” ricorre ancora alla fissione dell’atomo e continua a produrre scorie radioattive che si accumulano sul nostro territorio.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Documentario: Un data center a Pozzaglio, Cremona

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un documentario realizzato dal progetto Sottotensione di Cremona in merito al procedimento relativo al data center che dovrebbe sorgere sul territorio.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Reggio Emilia: la Questura vieta il presidio permanente in difesa del Bosco Ospizio, attiviste e attivisti in consiglio comunale

La Questura di Reggio Emilia ha deciso di negare – da oggi, martedì 6 ottobre 2026 – lo spazio per il presidio permanente in corso ormai da agosto a Campo di Marte 2 in difesa dell’adiacente Bosco Ospizio, devastato dalle ruspe tra mercoledì e giovedì della settimana scorsa, dopo lo sgombero poliziesco del presidio permanente, per fare spazio a unsupermercato Conad.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Diecimila in marcia da Sant’Ambrogio ad Avigliana

Ci sono giornate in cui una valle intera decide di mostrarsi per quello che è.
Ieri è successo tra Sant’Ambrogio e Avigliana. Un numero enorme di persone ha percorso insieme la Valsusa, in una marcia popolare che ha attraversato i due paesi portando in strada una cosa che forse è ancora più importante del numero dei partecipanti: la capacità di una Valle di riconoscersi, ancora una volta, nella difesa del proprio territorio.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Data center: incontro pubblico a Pavia

Sabato 26 settembre a Milano è nata ufficialmente la rete regionale dei comitati stop data center, che scenderà in piazza con una manifestazione a Milano il prossimo 10 ottobre. Sul tema si terrà un incontro pubblico di approfondimento a Pavia, martedì 6 ottobre alle ore 21, presso la sala conferenze del Broletto.​ ​

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La banalizzazione della montagna

Un articolo di Luca Rota – attento conoscitore delle nostre montagne e del loro ambiente naturale – offre lo spunto per ragionare su una problematica di attualità: il turismo.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Reggio Emilia: c’era una volta Bosco Ospizio, ora è il tempo delle ruspe della Conad

Ruspe e polizia nel Bosco Ospizio di Reggio Emilia, dove un progetto edilizio minaccia un’area verde ricca di biodiversità. Il quartiere resiste e il presidio incontra la lotta No Tav: esperienze diverse che si riconoscono nella difesa dei territori.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Giorgio è tornato a casa!

Giorgio era stato portato a scontare gli ultimi 40 giorni di condanna al carcere delle Vallette, dopo che il giudice di soverglianza gli aveva revocato le misure alternative per aver violato le prescrizioni impostegli: l’obbligo di dimora nel comune di Bussoleno – era stato fermato a San Giorio – e il divieto di comunicazione, avendo risposto ad alcune telefonate.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

No Tav: estate di mobilitazione in Val Susa, dal campeggio di lotta all’Alta Felicità

Sarà un’estate di mobilitazione del movimento No Tav in Val di Susa con una serie di appuntamenti che accompagneranno le prossime settimane. Si parte dal 17 al 19 luglio con il tradizionale Campeggio di lotta a Venaus, tre giorni di iniziative, dibattiti e momenti di presidio nei luoghi simbolo.

Immagine di copertina per il post
Culture

10 Anni di Festival Alta Felicità: costruiamoli insieme!

24- 25 E 26 LUGLIO: FESTIVAL ALTA FELICITA’ 2026 – 10 ANNI DI MUSICA, SOCIALITA’, CULTURA E RESISTENZA
Costruiamo insieme la decima edizione del Festival Alta Felicità!

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

27 giugno e 3 luglio 2011: 15 anni di lotta e di resistenza

Ci sono date che non appartengono al passato. Date che, ogni anno, tornano a ricordarci non soltanto ciò che è accaduto, ma ciò che siamo ancora chiamati a fare. Il 27 giugno e il 3 luglio 2011 sono due di queste.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

OPERAZIONE SOVRANO: ricominciano le udienze

Lunedì 6 luglio ripartirà il dibattimento nel processo d’appello a carico dell* imputat* del Movimento No Tav, del centro sociale Askatasuna e dello Spazio Popolare Neruda.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Zero certezze, 2045 dubbi

La Torino-Lione viene ancora raccontata come un’opera inevitabile, già finanziata e strategica per l’Europa. Ma a guardare ciò che sta emergendo nei tavoli istituzionali, nei documenti tecnici e nelle prese di posizione degli enti locali, il quadro è l’opposto: aumentano le incertezze, si moltiplicano i rinvii e soprattutto non esiste ancora una risposta chiara alla domanda fondamentale su chi dovrebbe pagare l’intero progetto.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Ai Mulini una lunga battitura apre l’estate di lotta No Tav

Si è aperta ieri sera al Presidio dei Mulini l’estate di lotta No Tav. Un appuntamento lanciato dalle studentesse e dagli studenti che, a partire dal tardo pomeriggio, ha riportato gli e le attiviste lungo i sentieri della Val Clarea.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Da Zvernec alla Val Susa: stesso modello imposto stessa lotta

Sono immagini familiari a chi vive in Val di Susa quelle che arrivano dall’Albania, dalla spiaggia di Zvërnec e dall’area protetta di Vjosa-Narta.