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Quando la libertà è la prima cosa bella…

Da mesi portiamo avanti una campagna per la libertà di tutti e tutte e contro l’abuso di arresti e misure cautelari per reprimere il dissenso nella nostra città e non solo.
Quest’ultima vicenda giudiziaria che ha coinvolto, con Eddi, altre 19 persone sfiora i limiti del ridicolo.
 Poche settimane fa uomini e donne, giovani e meno giovani sono stati sottoposti a misure cautelari durissime per aver preso parte ad azioni di protesta contro il tav nei pressi del cantiere di Chiomonte. Due giovani studenti sono stati sequestrati per quattro giorni dal pm Rinaudo contro il parere del Giudice per le Indagini Preliminari e poi scarcerati come se nulla fosse avvenuto, ultrasettantenni sono stati sottoposti ad aberranti obblighi di presentazione quotidiana alla polizia revocati dopo pochi giorni, altri sono stati incarcerati in casa col divieto di comunicare con chiunque ma hanno deciso di non diventare i carcerieri di se stessi.

Nicoletta, Gianluca, Luca e Giuliano hanno deciso di non sottostare alle imposizioni e le limitazioni delle libertà imposte da un Tribunale che ha più volte dimostrato di avere due pesi e due misure.
Ora Luca e Giuliano si trovano in carcere a causa della loro generosità e per il loro coraggio, i quali evidentemente fanno paura ai magistrati più di qualsiasi altra cosa.
 A Torino e in Val Susa  giovani e anziani che lottano per un presente e futuro migliore finiscono in carcere o incarcerati in casa per mesi aspettando un processo, mentre nessuna indagine viene avviata quando a denunciare abusi, lesioni e molestie sono gli appartenenti al movimento no tav.
Eddi non è stata trovata, non le è stata notificata nessuna misura. E’ stata cercata nella casa in cui dovrebbe vivere ma da cui è stata allontanata mesi fa da un divieto di dimora dal comune di Torino, dove lei e la sua famiglia vivono e lavorano. Non è una scomparsa misteriosa la sua, non è svanita nel nulla, la cerchino i solerti indagatori.

E’ troppo tempo che in questa città ogni forma di dissenso viene gestita come un problema di ordine pubblico, che ogni voce che si batte per poter prendere parola liberamente (su questioni collettive e che riguardano tutti, dalla difesa dei territori, al diritto alla casa al diritto allo studio, solo per citarne alcuni) deve essere messa a tacere, incarcerata, annullata, ricondotta ad una “devianza violenta di pochi”, quando invece è un intero territorio a ribellarsi.
 L’atteggiamento punitivo e arbitrario della Procura non può avere nessun altra spiegazione se non la volontà di intimidazione verso coloro che esprimono dissenso e decidono di rendersi protagonisti di lotte e rivendicazioni collettive.
Sottrarsi ad un abuso reiterato non è come tagliare a scuola il giorno dell’interrogazione, non è codardia né svogliatezza né menefreghismo, è giustizia. Se l’abuso è perpetrato dagli apparati dello stato combatterlo è  Resistenza.

Libertà per tutt* i Notav!

da Cua Torino

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