InfoAut
Immagine di copertina per il post

Lo Stato in assetto di guerra contro il dissenso

Askatasuna, il culto della legalità e la resa definitiva al linguaggio dell’ordine

di Vincenzo Scalia*

Ieri la polizia, ha sgomberato lo storico centro sociale torinese Askatasuna, occupato da 30 anni. Contemporaneamente, le case di militanti della stessa struttura, e quelle di altri attivisti, sono state perquisite. Il sindaco della ex Detroit italiana plaude al blitz delle forze dell’ordine. Gli fa eco il Ministro dell’Interno, che parla di un segnale da parte dello Stato.

Se non sorprende l’entusiasmo che si leva da destra, suscitano perplessità e sconcerto sia le prese di posizione dell’altra sponda, sia l’azione messa in atto dalle forze repressive. Blitz, retate, sgomberi. Un rituale frequente, ormai logoro, che ricorda il film Prima Pagina di Billy Wilder, quando la polizia cittadina si mobilita in forze per ricercare una persona già arrestata. Si tratta di una modalità scenografica, dal valore comunicativo, ma deteriore per quanto riguarda la tutela delle libertà civili. Le azioni repressive di massa, sbandierate sulla scena mediatica, come si sa, sono destinate a sgonfiarsi in corso d’opera, spesso addirittura durante l’istruttoria. Con la differenza che i ridimensionamenti della valenza penale che ne seguono non conquistano quasi mai le prime pagine o i titoli di apertura dei TG.

Viceversa, rimane in piedi tutta la valenza scenografica, ad uso intimidatorio. Da un lato, l’assalto a La Stampa è stata indubbiamente un’iniziativa deprecabile, già abbondantemente condannata. Dall’altro lato, la responsabilità penale è personale, e, soprattutto, va accertata. Sgomberare un centro sociale attivo da trent’anni, perno del tessuto alternativo torinese, in nome di un’aggressione in cui potrebbero essere stati coinvolti alcuni dei suoi militanti, equivale a riproporre un attitudine torquemadesca. Una riedizione dei teoremi e delle narrazioni dei grandi vecchi che da anni devastano il dibattito pubblico italiano, ostruendo una discussione laica sulle vicende degli anni Settanta. Soprattutto, si traducono nella criminalizzazione, nell’indebolimento, nella marginalizzazione, di chi propone discorsi alternativi. Bastano pochi episodi controversi e discutibili, ancorché marginali, per innescare la stigmatizzazione pubblica degli attivisti che si mobilitano per la pace e per la Palestina.

Un’altra fonte di preoccupazione riguarda il luogo, geografico e giudiziario, di origine di queste inchieste. La Procura della Repubblica torinese vanta una tradizione almeno quarantennale in materia di arresti indiscriminati, retate, sgomberi, accuse. Una genealogia inquisitoria che può essere fatta risalire quantomeno alla repressione delle formazioni armate degli anni settanta, con l’uso indiscriminato del pentitismo e gli arresti ingiustificati. Che in tempi recenti si è arricchita con la criminalizzazione del movimento NO-TAV, con accuse di terrorismo smontatesi nel corso dell’iter giudiziario, ma che è costata la carcerazione preventiva a svariati militanti e ha comportato la marginalizzazione del movimento a livello di opinione pubblica. E che recentemente si è manifestata con la pervicacia con cui ha insistito sul mantenimento del regime 41 bis nei confronti di Alfredo Cospito. Lungi dall’ipotizzare l’esistenza di una longa manus, si può ritenere che la cultura inquisitoria che caratterizza da quasi mezzo secolo la cultura subalpina abbia la tendenza a riprodursi.

Ad inquietare ulteriormente, infine, è l’atteggiamento dell’opinione pubblica di centro-sinistra nei confronti della vicenda. Da tre anni ci si oppone ai provvedimenti liberticidi emanati dall’attuale compagine governativa, che, dal decreto anti-rave al ddl sicurezza, hanno nella restrizione degli spazi del dissenso il loro nocciolo duro. Però, non appena la magistratura si muove, fioccano i distinguo, in nome di una presunta difesa della legalità che conferma, tristemente, come le radici del giustizialismo stiano a sinistra, e siano anche difficili da estirpare. Tangentopoli insegna che il declinare di legge, ordine e legalità va sempre a vantaggio della destra. Una lezione che non si vuole imparare. Se i campi larghi devono riempirsi a suon di manette, meglio sgomberarli. Invece di Askatasuna.

*da l’Unità

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Divise & Poteredi redazioneTag correlati:

askatasunagoverno melonisgombero

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Torino è contro il riarmo: corteo 24 ottobre “Noi la guerra non la paghiamo”

Nasce dal percorso cittadino che ha visto una tappa il 19-20 settembre scorso una data di mobilitazione cittadina con respiro regionale per sabato 24 ottobre: contro il riarmo, contro il caro-benzina, contro i data center e per rivendicare risorse per salute, formazione e casa. Sulla pagina torinocontroilriarmo si trovano il lancio e gli appuntamenti in avvicinamento.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Elezioni 27: i partiti di fronte alla guerra e le basi materiali del movimento 

Le elezioni del 2027 si avvicinano, nessuno sa ancora bene quando saranno, ma la macchina elettorale e la conseguente campagna martellante è già partita alla grande.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Ritorno al nucleare in Italia

Mercoledì 23 settembre il Senato ha approvato il disegno di legge sul nucleare presentato dal Consiglio dei ministri all’inizio del 2025, dopo il via libera della Camera a inizio giugno.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Il tempo del riscatto

Con le nostre auto, ormai esenti da bollo, siamo obbligati a guardare un enorme schermo pubblicitario installato su viale Togliatti che mostra Meloni invitata al convegno di Gioventù Nazionale con lo slogan “il 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘳𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰”.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Il governo cambia passo: prospettive di guerra in Europa?

Mykhailo Fedorov ex ministro ucraino alla Difesa, oggi tra i maggiori oppositori di Zelensky, annuncia il piano per una nuova impresa sostenuta da Peter Thiel in qualità di primo investitore, dopo essere stato nominato consigliere alla Difesa dal nostrano Crosetto.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Meet the Leftist radicals taking on Meloni, Turin has become a battlefield

Traduciamo dal sito inglese UnHerd questo articolo di Tobias Jones, frutto di un reportage a Torino ed in particolare nel quartiere Vanchiglia, nella primavera di quest’anno.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Leonardo raddrizza il tiro in Ucraina: l’Europa prona agli USA prepara la guerra alla Russia 

E’ di ieri la notizia della decisione di Leonardo di allargarsi all’Ucraina puntando in maniera esemplare a nuovi ampi terreni profittevoli per la sua attività. Nasce così Leonardo Ukraine, società in realtà già insediatasi a maggio 2026. La società ha sede a Kiev ed è controllata al 100% da Leonardo International.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Prendiamo fiato e guardiamo lontano: alcuni dati politici sull’estate di lotta 2026

Da destra a sinistra, passando per il centro, il dibattito della politica istituzionale ha subìto una virata repentina e la questione Tav, che negli ultimi anni si era cercato di mettere sotto al tappeto con una buona collaborazione dei media mainstream, è tornata ad occupare il centro delle preoccupazioni di tutti.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Lo Stato penale divora lo Stato sociale: l’ennesimo decreto sicurezza criminalizza i giovani

Dalla povertà al disagio giovanile, dall’immigrazione alle periferie: ogni problema sociale viene trasformato in una questione di ordine pubblico. L’ultimo disegno di legge del governo Meloni ribalta un principio cardine della giustizia minorile e conferma una deriva in cui il carcere sostituisce il welfare e la repressione prende il posto delle politiche sociali.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Governo, istituzioni, cricche di potere: giù le mani dalla lotta dei disoccupati e delle disoccupate organizzati di Napoli

La lotta delle disoccupate e dei disoccupati organizzati di Napoli è ad un passaggio cruciale. E sostenerla attivamente è oggi un dovere per tutti quelli che non sono dei ciarlatani.
Vediamo perché.