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Mohamed Shahin può restare in Italia

La Corte d’Appello del Tribunale di Caltanissetta conferma il NO all’allontanamento immediato di Mohamed Shahin dal territorio italiano, rendendo così inefficace la decisione precedentemente presa dal Tar del Lazio che, su pressioni governative, aveva invece confermato il decreto di espulsione per Mohamed Shahin.

da Torino per Gaza

Tutto questo, dopo una sentenza del Tribunale del Riesame che aveva scarcerato Mohamed Shahin, definendo le dichiarazioni a sostegno dell’espulsione emessa da Piantedosi come “espressione di pensiero che non integra gli estremi di reato”, riconoscendo la libertà di espressione.

Questo ulteriore passaggio giudiziario rappresenta l’ennesima vittoria della giustizia e della solidarietà contro il sistema della paura che il governo sta cercando di instaurare in questo Paese attraverso Decreti Legge, propaganda fuorviante di stampo razzista e islamofobo e le pressioni esercitate sulla magistratura. Queste pressioni minano non solo il diritto di espressione, ma anche il legittimo diritto ad una difesa equilibrata e giusta.

Quello che il governo vuole delineare attraverso il caso Shahin è il tentativo di dare una punizione esemplare per tutte le persone immigrate o che vivono sotto il ricatto del permesso di soggiorno e anche per chi si mobilita contro il genocidio in Palestina e contro le politiche guerrafondaie del governo. Non va lasciato spazio al tentativo di questo governo di intimidire chiunque decida di alzare la voce per la Palestina, sui posti di lavoro, contro guerra e riarmo.
Piuttosto paradigmatico è il fatto che la deputata alla Camera e membro della commissione di vigilanza RAI, Augusta Montaruli, condannata a 1 e mezzo per peculato per aver usato soldi pubblici per acquistare gioielli, orologi e borsette per un valore di 25000 euro, continui imperterrita a invocare la pena capitale utilizzando ogni pretesto per giustificare l’espulsione di Shahin, mettendolo in mezzo su altri procedimenti saltati alle cronache di questi ultimi giorni, che non lo vedono imputato ma che basterebbero di per sé alla deputata per dichiarare che “al di là delle responsabilità penali l’espulsione, che è un atto amministrativo con funzione preventiva, oggi è più che mai necessario”, chiarendo in via definitiva l’arbitrarietà di questa misura, non supportata da concreti pericoli “per la pubblica sicurezza” ma dalle speculazioni dei ministeri.

La solidarietà che abbiamo messo in campo in queste settimane ha portato alla liberazione dal CPR per Mohamed ma non dobbiamo credere che la partita finisca qua. Sono, infatti, ancora molte le tappe che dovranno vederci presenti una volta di più per fare pressione affinché venga ristabilita la giustizia in questa vicenda. Mohamed al momento resta “libero” poiché ancora è da vagliare la sua posizione come richiedente asilo quindi la nostra attenzione non può calare, altrimenti ogni sforzo fin qui fatto si dimostrerà vano.

Invitiamo quindi tutte e tutti alla massima allerta. Monitoriamo giorno per giorno, ora per ora, la situazione. Per la liberazione di Mohamed e per quella di ciascuno di noi.

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