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Torino: Stefano, Jacopino e Pietro finalmente liberi! Aggravamento delle misure per Sara.

Le misure cautelari per i giovani arrestati a seguito della manifestazione in solidarietà a Ramy Elgaml di gennaio scorso a Torino erano scattate dopo pochi mesi e avevano visto quattro arresti domiciliari e quattro obblighi di firma.

E’ notizia di questi giorni la liberazione dei tre ragazzi ai domiciliari ai quali la misura è stata tramutata in obbligo di firma giornaliero, la diminuzione delle firme per altre due ragazze, ma al contempo l’aggravamento della misura per una di loro, Sara, alla quale invece di accogliere la richiesta di liberazione, effettuata come per gli altri e le altre, è stata accolta la richiesta fatta dal PM di aggravare la misura, tramutando così i rientri notturni e l’obbligo di dimora in arresti domiciliari.

Ricordiamo il contesto in cui avvenivano questi arresti, proprio qualche settimana dopo la sentenza del processo Sovrano che aveva fatto cadere l’accusa di associazione a delinquere e in un’atmosfera in cui i giornalacci che non perdono occasione per servire la causa di Procura e Questura torinesi dipingevano il mostro da sbattere in prima pagina facendo uscire articoli dettagliati con profili e identikit ricostruiti ad hoc dei compagni e delle compagne private della loro libertà.

Ricordiamo anche le motivazioni che riguardavano alcune delle giovani e dei giovani sottoposti a misure cautelari, ossia la trita e ritrita storiella dell’ “agitatore di piazza”, colui o colei che manovrerebbe centinaia di persone che sarebbero condotte a compiere reati e a oltraggiare le forze dell’ordine. In questo quadro reati di modesta entità assumevano quindi un’aura di pericolosità equivalente al parlare al megafono per spiegare le motivazioni della protesta, spostare transenne per proteggere il corteo dalle cariche della polizia e rivolgersi a quest’ultima proferendo epiteti, citati nelle carte a legittimare la proporzionalità e necessarietà delle misure, come “maiali”.

Ricordiamo infine la dimensione di quel corteo: una manifestazione che aveva preso avvio da Porta Palazzo e che, nella sua spontaneità, aveva espresso determinazione nei confronti delle forze dell’ordine che incarnavano chi, in un quartiere popolare di Milano, durante l’inseguimento di Ramy e di Fares ne procurarono la morte in motorino. Questo episodio scatenò manifestazioni in molte città italiane, a riprova del fatto che non soltanto a Torino ragazzi e ragazze dell’età di Ramy si siano sentiti di scendere in strada per dare sfogo alla frustrazione e alla rabbia, all’ingiustizia vissuta nella quotidianità, all’insofferenza data dal controllo e disciplinamento sociale che la scuola, i pochissimi luoghi di aggregazione, le città e i quartieri in cui si vive riproducono in maniera strutturale.

Passati tre mesi dagli arresti la Procura di Torino decide di non mollare l’osso chiedendo un aggravamento delle misure nei confronti di Sara, motivata dalla sua partecipazione in occasione di iniziative svoltesi in città nell’ambito delle mobilitazioni per la Palestina, come l’occupazione della tangenziale in direzione Caselle durante un corteo di maggio scorso, aggravamento che il giudice ha accolto sottoforma di arresti domiciliari.

A fronte della relativa brevità della tenuta delle misure preventive per il procedimento in questione, in quanto evidentemente poco motivate rispetto ai fatti contestati, si può evincere un particolare interesse da parte della Procura torinese a battere il ferro finché è possibile pur di recuperare terreno e mostrare punizioni esemplari per chi sceglie di non accettare di rimanere a casa a fronte dell’urgenza della situazione.

Solidarietà agli studenti e studentesse ancora sottoposti a restrizioni e a Sara privata della sua libertà, la libertà o è collettiva o non è.

Di seguito ripubblichiamo il comunicato congiunto di Torino per Gaza, Collettivo Universitario Autonomo, Non Una di Meno Torino, Potere al Popolo Torino in solidarietà a Sara.

Sara è libera, gli schiavi siete voi.

Questa mattina le misure cui era sottoposta dal corteo per Ramy Elgami sono state sostituite con i domiciliari. I motivi sono la cacciata dei sionisti che il 15 maggio si sono presentati in università per fare propaganda pro-genocidio e il blocco della tangenziale per Caselle durante il corteo per la Nakba del 17 maggio.
Sara è stata chiusa in casa perché di fronte al massacro di decine di migliaia di persone si è messa in prima fila senza delegare ad una politica corrotta e complice la difesa del senso di umanità, perché non ha accettato compromessi e da almeno 600 giorni continua insieme a noi a praticare la lotta in solidarietà alla resistenza del popolo palestinese, usando tutto il potere di cui disponiamo: quello dell’azione collettiva. Sara non è da sola, rispediamo al mittente il tentativo di isolarla con punizioni che vorrebbero essere esemplari, ma non ci spaventano perché sappiamo che quando lottiamo insieme possiamo bloccare tutto e non arrenderci al senso di impotenza. C’eravamo tuttз a bloccare la tangenziale, c’eravamo tuttз a occupare le università, c’eravamo tuttз a cacciare i sionisti.
Oggi, ancora più determinate di prima, saremo in piazza per la Palestina libera.

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