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Borse di studio sparite, bandi scritti male: ecco come il governo amministra le risorse per l’università

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I 30 milioni per il Fondo integrativo statale per le borse di studio negli emendamenti approvati dalla Commissione bilancio sono stati ridotti a 20 milioni con il maxi-emendamento passato in Senato il 30 novembre.

Così, senza capire bene come sia possibile, il governo fa sparire 3.500 borse di studio. Tutto questo in un panorama grottesco di dimenticanze e ritardi, in cui rientrano anche le borse di studio relative al 2017 non ancora assegnate agli idonei beneficiari e non ancora fatte arrivare agli enti regionali per il diritto allo studio. Ma non è tutto qui.

Anche la grande novità del governo Renzi-Gentiloni per rilanciare la ricerca si è rivelata in realtà un fallimento: dei 45 milioni di euro annunciati per 15mila finanziamenti, quasi 17milioni il governo li ha dimenticati per strada. All’interno della Legge di Bilancio 2016 era stato disposto il Ffabr (Fondo per il finanziamento delle attività base di ricerca): 45 milioni di euro da spendere in progetti, da riservare a ricercatori e docenti associati per delle borse di studio da 3.000 euro, una miseria che diventa 250 euro al mese. Peccato però che il bando fosse scritto talmente male da permettere che parte di quelle borse scomparissero. Invece di prevedere delle semplici graduatorie, il governo ha voluto introdurre una percentuale massima di assegnatari. Poteva infatti poteva ricevere il finanziamento soltanto il 75% dei ricercatori e il 25% dei professori associati candidati. Un tetto talmente selettivo da rendere tutto un flop.

Perché ci fossero 15mila vincitori avrebbero dovuto presentare richiesta praticamente tutti i ricercatori e professori associati d’Italia. Il bando prevedeva anche dei criteri di esclusione come l’aver ricevuto altri finanziamenti, essere a tempo determinato o in aspettativa. Insomma a presentare domanda sono stati in 17mila, il 48% dei ricercatori, il 45% degli associati: un numero insufficiente ad assegnare tutte le borse, visti gli assurdi paletti voluti dal governo. 5.554 finanziamenti sono stati persi per questo.

Ma cosa combinano il governo e il ministero dell’Istruzione? È evidente che la loro prima preoccupazione non sia che questi soldi che sbandierano di voler concedere all’università arrivino effettivamente a destinazione. Gentiloni e la Fedeli non solo non rispondono alle richieste fatte dall’ultimo sciopero dei docenti e delle altre componenti universitarie, ma non riescono nemmeno a mantenere la loro stessa parola.

 

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pubblicato il in Formazionedi redazioneTag correlati:

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