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Crisi libica e tratta dei migranti: tra retorica istituzionale e opportunismo

A fare eco a queste volontà è anche la rappresentante per la politica estera UE Mogherini, che auspica una soluzione collaborativa tra vertici libici ed europei e operazioni poliziali congiunte riguardo la tratta dei migranti.

Un probabile potenziamento del programma Frontex, dunque, che lascia al palo i problemi geopolitici alla radice dello spostamento forzato di decine di migliaia di persone da un Paese all’altro dell’Africa e da una sponda all’altra del Mediterraneo e contestualmente toglie voce alle vite appese a un filo che ad esso sono sottese.
Una volta di più,si cerca di far trasparire giochi diplomatici di convenienza come una risposta credibile ad uno scatafascio umanitario che si vuole peraltro far apparire come incontrollabile, come emergenziale.

Così, a ciliegina, il valzer delle ipocrisie si arricchisce delle dichiarazioni di Al-Sisi, che dal Cairo prende la palla al balzo per affermare una sua centralità in sintonia con le posizione euro-atlantiche nello stabilizzare la regione dopo aver fermato il fenomeno dei Fratelli Musulmani con l’intervento militare e, a sua detta, avviato il processo di democratizzazione del Paese, ponendosi al contempo come ostacolo al processo di espansione delle formazioni affini all’ ISIS. Parole tanto care e sensibili alla stampa europea quanto americana, che non hanno mancato di apprezzare e corrispondere alle avances del Presidente egiziano, che si propone in maniera risoluta quale continuatore del processo di otturazione delle richieste di cambiamento radicale condensatesi nelle insorgenze di massa del 2011

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