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ESPERIENZE DI AUTOGESTIONE AL CAMPO DI LAVRIO IN GRECIA

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Il campo di Lavrio, in Grecia, dagli anni 80 è diventato un luogo che accoglie rifugiati e attivisti politici curdi provenienti da Turchia e Siria, ad oggi ve ne sono due dislocati in questa zona, uno ha visto un’importante ondata di arrivi in concomitanza all’attacco ad Afrin del 2018. Anche da Torino è partita una carovana per andare sul posto a dare una mano e per partecipare all’organizzazione.

A differenza dei campi gestiti dal governo greco e dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, in questo campo ci si autorganizza e si definiscono insieme le regole comuni della convivenza. Le organizzazioni che un tempo frequentavano il campo, come la Croce Rossa, l’hanno abbandonato in seguito alle pressioni del governo greco e di quello turco, entrambi fortemente desiderosi di chiudere il campo. Una delle iniziative prese per rendere difficile il mantenimento del campo è stata quella di negare l’ospedale pubblico a Lavrio.

In base al paese di origine le modalità di migrazione cambiano, in particolare i curdi che arrivano dalla Turchia sono attivisti politici che rimangono nel campo per pochi mesi, mentre chi arriva dalla Siria scappando dalla guerra con tutta la famiglia ha tempi ben più lunghi, arrivando a stabilirsi nel campo addirittura per due anni. Poi, il sogno di gran parte di chi passa di lì è raggiungere il nord Europa.

Durante la diretta abbiamo avuto modo di approfondire molti aspetti della vita nel campo, dall’organizzazione più materiale a quella dei momenti in cui si studiano le teorie alla base del confederalismo democratico curdo.

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Da Radio Blackout

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pubblicato il in Intersezionalitàdi redazioneTag correlati:

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