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Torino scende in piazza contro il convegno antiabortista

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Nel pomeriggio di ieri si è tenuto a Torino un convegno antiabortista, l’incontro doveva tenersi presso le sale del comune in piazza Castello ma a seguito delle polemiche è stato spostato a pochi metri di distanza presso la Chiesa di San Filippo Neri.

A tre giorni dalla giornata internazionale per l’aborto libero e sicuro che sarà il 28 settembre, si è mostrato necessario scendere in piazza per contestare le personalità presenti all’incontro e rivendicare l’autodeterminazione e la libera scelta delle donne. All’interno della Chiesa infatti vi era la medica e scrittrice Silvana De Mari condannata ben due volte per diffamazione, nota  per le sue posizioni antiabortiste e omofobe che ha definito l’omosessualità “contro natura” e proposto la privatizzazione dell’accesso all’aborto al fine di risparmiare denaro pubblico.

È fondamentale scendere in piazza per rivendicare il diritto di scelta sui nostri corpi e sulle nostre vite mentre le destre  mirano alla conservazione della famiglia patriarcale, bianca ed eterosessuale attraverso lo sfruttamento della forza lavoro produttiva e riproduttiva delle donne.

L’Italia è un paese che ha visto una contrazione vergognosa dei consultori pubblici – per legge dovrebbero essere uno ogni 20 Mila abitanti – , la presenza di pochissimi centri antiviolenza, la mancanza di educazione sessuale nelle scuole e di libera contraccezione. La legge 194 è da anni sotto attacco per i finanziamenti che le associazioni pro vita continuano a ricevere e per la loro sempre più massiccia presenza all’interno delle istituzioni, a causa dell’obiezione di coscienza che in Italia arriva al 70% è sempre più difficile garantire interruzioni di gravidanza e in alcune regioni è praticamente impossibile, la stessa pratica viene insegnata sempre meno negli ospedali e nelle università.  

La regione Piemonte, attraverso un emendamento proposto dall’assessore Marrone (FdI), ha permesso alle associazioni pro vita di entrare all’interno di Asl e consultori e ha inoltre contribuito alla creazione di un fondo “Vita Nascente” da 400mila euro a favore delle associazioni che realizzano progetti mirati a scoraggiare le donne ad abortire per motivi di disagio economico o sociale.

Uno scenario simile è presente in paesi come gli Stati Uniti, Ungheria, Polonia, Malta e Grecia dove gli attacchi all’autodeterminazione delle donne sono portati avanti come sempre dalle destre, dalla Chiesa e dagli stessi media che fomentano campagne d’odio e discriminazione.

È fondamentale continuare a scendere in piazza per ribadire che vogliamo molto più della 194! VOGLIAMO L’ABORTO LIBERO, SICURO, GRATUITO!

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pubblicato il in Intersezionalitàdi redazioneTag correlati:

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