InfoAut
Immagine di copertina per il post

Il ritorno del paradosso di Solow?

Nel 1987, mentre si stava affermando la cosiddetta rivoluzione informatica, il premio Nobel per l’economia Robert Solow enunciò un paradosso che divenne famoso: “Si possono vedere computer dappertutto, tranne che nelle statistiche sulla produttività”.

di Alberto Airoldi da Carmilla

La produttività è un indicatore di crescita economica, controverso come tutti gli altri. Come spesso accade in economia, anche in questo caso ci troviamo di fronte a una variabile che può essere misurata in modi diversi; la sua modalità di calcolo a livello internazionale non è sempre la stessa e cioè rende i confronti talvolta difficili e fuorvianti. Per il suo calcolo a livello aggregato, per esempio per un intero paese, una delle definizioni più diffuse di produttività è: valore aggiunto per ora lavorata.

E’ percezione diffusa il fatto di vivere in una società sempre più tecnologica, ma con problemi economici drammatici e crescenti. Le crisi ricorrenti, tipiche del capitalismo, ci continuano a presentare il conto in forma sempre più preoccupante. Nel nuovo millennio non c’è traccia dell’ottimismo ingenuo degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, ma nemmeno si è verificata l’unica distopia che turbava allora, cioè la completa automazione del lavoro di fabbrica.

Proprio in questi anni Venti si stanno riproponendo due dibattiti: quello legato al paradosso di Solow e quello legato all’automazione, questa volta intesa come sostituzione di molti lavori intellettuali da parte dell’intelligenza artificiale. Vediamo che cosa è successo negli oltre trent’anni che ci separano dall’enunciazione di Solow.

E’ opinione condivisa fra gli economisti liberisti che il paradosso di Solow sia stato risolto negli anni Novanta1: i computer avevano bisogno di tempo per diffondersi e determinare degli effetti sulla produttività, come del resto ne ebbe bisogno anche l’elettrificazione. Visto che col trascorrere degli anni si riscontravano forti aumenti di produttività proprio nell’ambito della produzione di computer, si decise di tenere conto nelle statistiche della caduta vertiginosa dei loro prezzi, che diminuiva il valore aggiunto per ora lavorata, ma non teneva conto del fatto che le nuove macchine erano enormemente più progredite delle precedenti. Venne così esteso, in particolare negli USA, anche ai computer il metodo degli hedonic prices2 già utilizzato per altri beni. Si trattava, in estrema sintesi, di elaborare dei coefficienti che correggessero al rialzo i dati relativi al prezzo del computer, tendendo conto del lato qualitativo: non solo venivano prodotti più computer al prezzo decrescente, ma i nuovi computer costituivano, almeno parzialmente, qualcosa di diverso, di molto più avanzato dei precedenti. L’incorporare anche il lato qualitativo nel calcolo della produttività, come si può intuire, non è un’operazione pacifica dal punto di vista teorico, ed è infatti contestata da diversi economisti. Il risultato fu gonfiare la crescita della produttività.

L’idea che negli anni Novanta il paradosso di Solow fosse stato risolto da una nuova crescita sostenuta della produttività venne messo in discussione da Robert Gordon che, nel suo libro The Rise and Fall of American Growth3, ricondusse la discussione in una prospettiva storico economica (pur con tutta la problematicità legata alla confrontabilità delle serie storiche).

Nel periodo 1920-1970 il prodotto per ora lavorata crebbe negli USA del 2,8% l’anno, ritmo quasi doppio rispetto all’1,5% del 1890-1920 e all’1,6% del 1970-2014. Il progresso tecnico, approssimato dal pur discutibile concetto di produttività totale dei fattori (TFP, cioè non limitata al contributo dato dal lavoro), arrivò all’1,9%, ben superiore allo 0,6% del 1970-1994, all’1% del 1994-2004 e allo 0,4% del 2004-2014. La tesi di Gordon, riportata nell’articolo Has the “New Economy” Rendered the Productivity Slowdown Obsolete? del 2000, è che l’informatizzazione abbia trasformato molte pratiche lavorative, ma che il recupero di produttività riscontrabile fra il 1994 e il 2004 sia fondamentalmente imputabile a tre fattori: 1) un miglioramento nelle rilevazioni statistiche (legato ai deflatori dei prezzi), 2) i consueti effetti prociclici sulla produttività dei periodi di crescita superiori alla media, come quello verificatosi tra il 1997 e il 1999, 3) l’effettivo e sostenuto aumento della produttività limitato alla produzione dei computer. Nel 99% dei settori economici al di fuori della produzione di computer non vi è crescita imputabile all’uso dei computer4.

Negli anni seguenti la crescita della produttività è tornata a ridursi, tanto che, come si accennava, è riemerso il dibattito sul paradosso di Solow. Il tasso di crescita delle economie capitaliste negli ultimi anni continua essere estremamente basso, e anche il tasso di profitto – dopo la ripresa iniziata nella metà degli anni Ottanta – è tornato a discendere. Senza entrare nel merito di come queste variabili possano essere correlate, possiamo tutti empiricamente riscontrare il contrasto fra la diffusione della tecnologia e i crescenti problemi economici.

Una delle idee fondamentali degli apologeti del capitalismo (almeno di quelli di matrice schumpeteriana) è che il progresso tecnologico sia il motore dell’economia. I casi sembrano essere due: o la “terza” rivoluzione tecnologica (computer, internet, smartphone, e-commerce, intelligenza artificiale, biotecnologie, ecc.) ha fisiologicamente un impatto molto più modesto delle due precedenti sul resto dell’economia, oppure è il suo uso capitalistico che, per vari motivi, entra in contrasto con la crescita economica. Una riflessione su questo tema, la cui comprensione sarebbe centrale nel dibattito sulla drammatica fase storica che stiamo vivendo, non può essere sviluppata in poche righe5.

Le conclusioni che ne potremmo trarre sono che il capitalismo non è quella eccezionale macchina per la crescita economica che, ahinoi, ha il brutto difetto di distruggere l’ambiente e creare disuguaglianze assurde. Il capitalismo non funziona così bene come i suoi apologeti sono riusciti a far credere a molti anche dei pretesi oppositori. Inoltre le stesse “macchine” che non sembrano produrre un grande sviluppo in ambito capitalistico, e che anzi generano sempre maggiori inquietudini (si veda l’intelligenza artificiale), possono risolvere molti problemi incontrati da chi ha cercato di pensare e realizzare una società diversa. La pianificazione economica è al giorno d’oggi molto più alla portata (tanto che al loro interno è sviluppata proprio dalle aziende transnazionali) e riflettere su come potrebbe essere sviluppata in senso democratico, in un contesto in cui fossero aboliti i rapporti capitalistici di proprietà, forse sarebbe un terreno molto più interessante di tanti altri che appassionano i pochi superstiti nemici del capitalismo6.


  1. Questo dibattito è passato in rassegna nell’articolo: James E. Triplett, The Solow productivity paradox: what do computers to productivity?, Canadian Journal of Economics, vol. 32, n.2. Aprile 1999.  
  2. Dave Wasshausen, Brent R. Moulton, The role of hedonic methods in measuring real gdp in the United States, 31st CEIES Seminar.  
  3. Robert J Gordon, The Rise and Fall of American Growth, Princeton University Press, 2016.  
  4. Robert J. Gordon, Has the “New Economy” Rendered the Productivity Slowdown Obsolete?, Journal of economic perspectives, 2000.  
  5. Per chi fosse interessato ad approfondire segnalo due testi che sviluppano tesi un po’ diverse: Michael Roberts, Guglielmo Carchedi, Capitalism in the 21st Century: Through the Prism of Value, Pluto Press, 2022 e Paolo Giussani, Capitalism is dead, Edizioni Colibrì, Milano, 2023.  
  6. Un’utile lettura per chi è interessato alla critica dell’uso capitalistico della tecnologia e alle potenzialità di un suo uso alternativo è: Bob Hughes, The bleeding edge, Newinternationalist, Oxford, 2016.  

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Sfruttamentodi redazioneTag correlati:

AUTOMAZIONE DEL LAVOROcrisiintelligenza artificialeTECNOSCIENZA

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

DIFENDIAMO IL DIRITTO DI SCIOPERO NELL’ECONOMIA DI GUERRA

DIRITTO DI SCIOPERO E LOTTE OPERAIE NELL’ECONOMIA DI GUERRA APPELLO PER UN’ASSEMBLEA DI TUTTE LE FORZE SINDACALI, SOCIALI E POLITICHE COMBATTIVE: Riprendiamo da Si Cobas sindacato intercategoriale – lavoratori autorganizzati : La delibera della Commissione di Garanzia dell’11 marzo, che colloca il settore della logistica sotto la Legge 146/1990 sui servizi pubblici essenziali, costituisce un […]

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Per il reintegro immediato dei licenziati Logiport e De Luca

Ripubblichiamo l’appello a mobilitarsi contro i licenziamenti del SI Cobas Napoli-Salerno e numerose altre realtà.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Amendolara: mai più schiavi

Riprendiamo il comunicato pubblicato da Fem.in cosentine in lotta, Usb Reggio Calabria, Colpo Popolare, Addunati di Lamezia e La Base Cosenza in merito al corteo di ieri ad Amendolara in risposta alla strage da caporalato.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Amendolara, piana di Cerchiara: province di Bruxelles

La pira non fuma più. Si sentono però ancora le zaffate di carne, plastica e metalli combusti, intorno al rogo di Amendolara. Tutto ha ripreso a scorrere, a pochi passi dalla cenere. Sfrecciano furgoncini imbottiti di braccia umane sottocosto, s’innalzano nuvolette di erbicidi nei pescheti, agli incroci sostano gruppi di ragazzi col turbante, in attesa che qualcuno li prelevi e li porti sui campi di lavoro.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Il caporalato uccide. La Calabria alza la testa. Sabato 6 giugno manifestazione ad Amendolara

Sabato 6 giugno 2026 la Calabria scende in piazza, ad Amendolara, contro il caporalato e il sistema politico che lo sostiene da sempre, per rivendicare diritti e giustizia per chi lavora.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Calabria: 4 braccianti afghani bruciati vivi per aver “osato” pretendere di essere pagati. Dai caporali alla gdo un’unica filiera di sfruttamento

Sono stati bruciati vivi per “punizione” i 4 braccianti, afghani, uccisi lunedì 1 giugno 2026 ad Amendolara, in Calabria, sfruttati nella raccolta delle fragole, nella vicina Basilicata.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

I conflitti del lavoro Ai. Una grossa vittoria sindacale dei lavoratori dei chip in Asia Orientale

Riprendiamo da Acta questa importante traduzione di un articolo di Joyce Lee e Brenda Goh sulle lotte sindacali sudcoreane dentro le aziende big tech.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Electrolux: un caso di delocalizzazione e finanziarizzazione dell’industria italiana in crisi

Electrolux, multinazionale svedese produttrice di elettrodomestici, ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede il licenziamento di 1700 dipendenti negli stabilimenti italiani.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Licenziamenti e repressione: rispondere alle aggressioni dentro e fuori alla Desa di Sant’Agata Bolognese

La violenza sui posti di lavori si muove su diversi livelli: da quello quotidiano dello sfruttamento e dei sopprusi, a quello del braccio armato della polizia che tutela gli interessi padronali.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Lotte operaie: annunciati 1700 licenziamenti alla Electrolux. Sciopero di otto ore e presidi ai cancelli

Il colosso svedese dell’elettrodomestico Electrolux ha annunciato 1.700 licenziamenti, pari a quasi il 40% dei 4.500 attuali dipendenti. Lo hanno riferito i sindacati. Nessuno stabilimento in Italia sarà escluso dalla ristrutturazione e riduzione del personale. In particolare, è stata annunciata la chiusura dell’impianto di Cerreto d’Esi (Ancona), in cui operano 170 lavoratori. Da Radio Onda […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Intelligenza Artificiale come «Macchina», «Iperindustrializzazione» e «Combinazione Attiva» alla luce della teoria della mercificazione dell’esperienza di Romano Alquati – di Emiliana Armano

l presente articolo propone una rilettura critica dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale attraverso alcune categorie analitiche elaborate da Romano Alquati (1935-2010), sociologo e intellettuale italiano tra i più originali del secondo Novecento. Alquati si autodefiniva «marxiano» — e non marxista — per distinguersi dai marxismi ortodossi e per indicare un rapporto diretto, critico e non canonizzato con l’opera di Marx: i suoi strumenti concettuali non vanno intesi come dottrina, ma come dispositivi analitici aperti, da ripensare continuamente alla luce delle trasformazioni del capitalismo.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

L’unica sovranità energetica è quella decisa dal popolo: Meloni e il nucleare una favola ridicola

Due referendum popolari hanno sancito il NO al nucleare in Italia. Una premessa obbligata dalla quale partire per leggere le forzature del governo Meloni sul tema: riaprire le centrali puntando sui “nuovi” Small Modular Reactors sarebbe la soluzione per l’indipendenza energetica. Tutte balle, scusate il francesismo. 

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dalla discarica al clic

Il 1 maggio 2026 i principali sindacati italiani si sono dati appuntamento a Marghera.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intelligenza artificiale e guerra

Proponiamo i due approfondimenti realizzati dalla trasmissione universitaria I Saperi Maledetti in onda gli ultimi due lunedì del mese sulle libere frequenze di Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Questa volta andrà tutto bene?

Due anziani benestanti vanno in crociera per sollazzarsi con il birdwatching di specie rare, entrano in contatto con un virus zoonotico e contagiano vari compagni di viaggio, oltre che a morire loro stessi.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’illuminismo oscuro di Peter Thiel. Note per una genealogia / 3

Siamo partiti parlando di agency di questa parte della classe borghese, dei loro sistemi valoriali, fino a spingerci ad analizzare un CEO come Thiel. Tuttavia, non va persa la bussola per muoversi dentro questo marasma ultra-destro. Le tendenze del capitale, la sua necessità continua di rivoluzionare i propri strumenti di estrazione del valore, prescindono da qualsiasi nome e cognome, da qualsiasi nome d’azienda, da qualsiasi ideologia, rimane la stessa da secoli: lo sfruttamento del lavoro vivo separato dalle sue condizioni oggettive.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’illuminismo oscuro di Peter Thiel. Note per una genealogia / 1

L’approfondimento dal titolo “L’illuminismo oscuro di Peter Thiel. Note per una genealogia” si sviluppa in tre parti che pubblicheremo in sequenza.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Assemblea nazionale 7 febbraio

h 15:00 Villa Medusa-Casa del Popolo Bagnoli