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Lamezia: difendere le persone!

Siamo alle solite, o forse siamo alle comiche. In questa regione maledetta, però, le “solite” e le “comiche” finiscono troppo spesso per confondersi fino a diventare drammatiche.

da Addùnati

È con sgomento, delusione e, soprattutto, rabbia che abbiamo appreso della chiusura improvvisa della Minox Srl e della Dierre Alluminio, due realtà produttive attive nell’Area Ex Sir di Lamezia Terme. La prima operante nel settore dell’acciaio inox e della siderurgia, la seconda specializzata nella lavorazione dell’alluminio.
Una comunicazione fulminea, proveniente dalla Sezione Liquidazione Giudiziale del Tribunale di Lamezia Terme, ha spazzato via da un giorno all’altro ogni certezza per 27 famiglie, lasciandole senza uno stipendio, senza tutele, senza prospettive. Si tratta di aziende che, fino a poche settimane fa, lavoravano a pieno ritmo, portando avanti commesse per conto terzi. Eppure, i loro dipendenti si sono ritrovati travolti dall’ennesimo scempio, frutto di un sistema economico e occupazionale malato, controllato da personaggi che considerano il profitto l’unico valore e di un sistema giuridico fallimentare tutto orientato alla tutela del capitale, in barba alla dignità delle persone e alla sostenibilità del territorio. Qualcuno giustificherà tale azione dicendo che il Tribunale ha utilizzato gli strumenti consentiti dalla legge, qualcuno dirà che ha agito secondo giustizia e legalità, ma ci domandiamo in base a quale giustizia, per tutelare i creditori di una società fallita, si estende un fallimento ad aziende con conti sani, facendo perdere il lavoro a lavoratrici ed i lavoratori da un giorno all’altro, senza alcun coinvolgimento, allo stesso modo dei prodotti e dei macchinari delle aziende oggi chiuse.

Non possiamo ignorare l’ennesima palese dimostrazione dell’incapacità – o della colpevole indifferenza – da parte degli enti pubblici e della autorità a tutti i livelli nel farsi promotori di un modello produttivo diverso, che superi l’obsoleto binomio imprenditore-lavoratore salariato. Un modello che rimetta al centro le persone e non solo le merci, la cooperazione invece della competizione, la sostenibilità invece dello sfruttamento.

Sulla scia delle riflessioni di Raffaele Cataldi — ex operaio dell’Ilva di Taranto e oggi scrittore (è uscito da poco, edito da Alegre, il suo Malesangue) — vogliamo rilanciare un’idea semplice ma radicale: non è il lavoro in sé a dover essere messo al centro, ma i lavoratori e le lavoratrici. È di persone che si parla, non di astrazioni produttive. Le persone devono essere le protagoniste di una nuova storia, fatta di mutualismo, rispetto ambientale, partecipazione e redistribuzione equa degli utili. Troppo spesso si parla con saccente leggerezza di “deindustrializzazione”, come se fosse un fenomeno tecnico, naturale, inevitabile. Ma dietro quella parola ci sono esistenze concrete, comunità lacerate, città che si svuotano.

Dire che il lavoro cambia forma non può diventare il pretesto per lasciare indietro chi lo vive sulla propria pelle. Rimettere i lavoratori e le lavoratrici al centro non è uno slogan, ma una proposta concreta. Che si avvii un tavolo permanente di discussione, con tutte le parti coinvolte, ma con al centro il comitato dei lavoratori. Si tratta di seguire modelli alternativi come quelli proposti dal Collettivo di Fabbrica dell’Ex GKN di Campi Bisenzio, dal Comitato Cittadini di Taranto liberi e pensanti o, ancora più vicino all’area dell’Ex Sir, quello proposto dai lavoratori della Next Elettronica di Piano Lago, prima fabbrica prelevata interamente dagli operai. Della Next ci siamo già occupati in più articoli, e abbiamo denunciato lo stato di abbandono a cui i lavoratori hanno dovuto far fronte, senza il benché minimo appoggio da parte delle istituzioni e dei sindacati.
La Regione Calabria abbia il coraggio politico di investire su questi processi, coinvolgendo università, associazioni, sindacati, esperti e cittadini, affinché si costruisca un’alternativa reale a un modello economico che sta desertificando il nostro tessuto sociale e produttivo.

Da parte nostra, oltre a esprimere pieno sostegno alla vertenza delle lavoratrici e dei lavoratori della Minox e della Dierre, chiediamo con forza una riflessione pubblica e approfondita da parte della classe politica cittadina e regionale. Il silenzio che sta accompagnando questi eventi è assordante e imbarazzante.
Con la speranza che siano finalmente le persone a tornare al primo posto, ci rendiamo fin da ora disponibili a supportare ogni iniziativa futura che parta dalle lavoratrici e dai lavoratori.

Collettivo Addùnati

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pubblicato il in Sfruttamentodi redazioneTag correlati:

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