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Iveco: “Deve rimanere controllato nel nostro paese. Ci sono elementi che preoccupano. Non ci sono garanzie assolute per i lavoratori”

“Riteniamo inaccettabile il processo di disimpegno da parte di Exor dell’industria italiana. Iveco è un marchio storico che chiaramente ha una strategicità per il nostro paese non solo ed esclusivamente per le lavoratrici ed i lavoratori direttamente assunti da Iveco, c’è un pezzo di indotto ovviamente, c’è una componente strategica proprio di know how e competenze che non si può disperdere.”

E’ l’opinione della Fiom nazionale espressa ai nostri microfoni da Maurizio Oreggia del coordinamento automotive del sindacato metalmeccanici CGIL, in merito alla vendita dell’Iveco al colosso indiano Tata Motors. Una doppia cessione che ha fruttato alla famiglia Elkann-Agnelli ben 5,5 miliardi:  3,8 miliardi per la vendita dell’Iveco all’indiana Tata Motor e 1,7 miliardi per la divisione Difesa a Leonardo. Sono tutti soldi che finiscono all’estero, perché la finanziaria di famiglia Exor, la più ricca d’Italia, ha sede legale e fiscale in Olanda dal 2016.

Iveco è un marchio che è cresciuto nel nostro paese con il lavoro delle persone ma anche con importanti risorse della collettività, pubbliche, quindi evidentemente noi pensiamo che debba rimanere un asset controllato nel nostro paese, debba essere assolutamente salvaguardato.
Ci sono degli elementi che devono essere tutti da chiarire e che non hanno garanzie assolute per lavoratrici e lavoratori e questo è un elemento che preoccupa.”

L’intervista a Murizio Oreggia, del Coordinamento automotive Fiom nazionale Ascolta o scarica

da Radio Onda d’Urto

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