InfoAut
Immagine di copertina per il post

Colpisci e metti in riga: Deutsche Bank e dintorni

rk

Ascolta la diretta con rk a Radio Blackout:

{mp3remote}http://www.infoaut.org/images/mp3/sciortino_13_10_16.mp3{/mp3remote}

“Una guerra economica”, così il presidente della commissione economica del Parlamento Tedesco, in un’intervista al Welt Am Sonntag ha definito la multa comminata dal Dipartimento della Giustizia statunitense (si parte da 14 miliardi di $ ma le trattative sono in corso) alla Deutsche Bank. E non è certamente l’unica voce “antiamericana” che si è levata dal mondo politico e imprenditoriale teutonico, evidentemente non solo su questa singola questione, se qualche giorno fa la cancelliera Merkel a proposito del contestato trattato commerciale transatlantico (Ttip) ha dovuto mettere in guardia i suoi industriali da atteggiamenti “filo-russi”: “ci deve far riflettere il fatto che se si trattasse di un trattato commerciale con la Russia avremmo probabilmente la metà delle critiche” (https://www.bundesregierung.de/Content/DE/Artikel/2016/10/2016-10-06-merkel-tag-der-deutschen-industrie.html). Già, ci sarebbe da chiedersi perché…

Tornando alla DB, nessuno è tanto ingenuo da pensare che i suoi problemi finanziari nascono con la multa della solerte giustizia yankee. Sottocapitalizzazione per leva eccessiva, esposizione sui derivati, scarsa profittabilità in un contesto di tassi di interesse quasi a zero e soprattutto di stagnazione economica globale da cui non si vede via d’uscita: ce n’è quanto basta, pare. Del resto il crollo dei valori azionari riguarda l’intero comparto bancario europeo (ne sanno qualcosa le banche italiche) tutt’altro che in buona salute, e dura da mesi. Tanto meno c’è da stupirsi se chi vive di speculazione da speculazione viene colpita. Ma qui in tutta evidenza c’è qualcosa di più grosso che si sbaglierebbe a tralasciare per malcelata schadenfreude.

Si guardi a questa impressionante sequenza di episodi nei rapporti Berlino/Washington degli ultimi anni: datagate (affare Snowden) che rivela il sistematico spionaggio nei confronti dell’alleato tedesco a tutti i livelli (compresa l’intercettazione del telefonino personale di Merkel); regime change filo-Usa in Ucraina con conseguenti sanzioni alla Russia imposte alla Ue; screzi sul raddoppio dell’oleodotto russo-tedesco North Stream che bypassa Ucraina e Polonia; dieselgate con multa miliardaria, chiaramente politica, alla Volkswagen; ondata di profughi siriani in gran parte pilotata da Usa e Turchia (allora ancora in sintonia) atta a indebolire il compatto consenso per Merkel; forti dissensi sul Ttip (tanto che per molti politici tedeschi sarebbe oramai fallito); malumori tedeschi sull’atteggiamento provocatorio della Nato verso Mosca nei paesi est-europei; scontro sui favori fiscali a Apple, Google, ecc. Senza dimenticare la politica monetaria della Federal Reserve -emettere moneta per rinviare il redde rationem dell’indebitamento- che ha dapprima scaricato i danni maggiori della crisi globale sull’euro (Chicken game: ancora sull’eurocrisi) e poi trovato una spalla nella Bce di Draghi proprio contro l’approccio tedesco. (Con buona pace per tutti quelli, davvero quasi tutti, che riducono la crisi a mera questione di austerity imposta da Berlino…).

L’intervento a gamba tesa su Deutsche Bank non è dunque un caso. Data la sua importanza “sistemica”, la partita si va facendo pesante. Siamo probabilmente a un nuovo passaggio, più mirato, dell’attacco statunitense alla riottosa Germania (e all’Europa) di cui si tratta di decifrare bene i contorni.

Washington minaccia a chiare lettere la crisi del colosso bancario tedesco con un duplice obiettivo. Sul piano economico, la crisi dentro gli States – al di là delle rassicurazioni che i media ci propinano a supporto dell’elezione del clan clintoniano pro-Wall Street – è talmente profonda che probabilmente si ripresenterà in qualche forma la necessità dell’ennesimo salvataggio (pro finanza) a spese dell’Europa. Cos’altro significa l’invito del Wall Street Journal rivolto a Merkel perché salvi la DB (e le banche italiane: http://www.marketwatch.com/story/5-reasons-merkel-needs-to-rescue-deutsche-bank-right-now-2016-09-28) se non a riversare altri soldi pubblici a puntello della finanza occidentale e in primis statunitense? Il che si affianca alle pressioni sempre più forti per una politica di deficit spending che attinga al surplus commerciale tedesco. Rilanciare la “crescita” con l’indebitamento (degli altri): grandiosa ricetta a stelle e strisce per la “ripresa”! Che trova all’interno della Ue più di una sponda (vedi Renzi che cerca, maldestramente, di giocare la carta “anti-austerity” mentre consegna Mps a JP Morgan, e nonostante questo riceve le bacchettate dal Financial Times). A maggior ragione, l’operazione statunitense si rende urgente dopo la Brexit, che non solo ha messo fuori gioco la longa manus che boicottava i tentativi di autonomizzazione della Ue, ma rischia di rilanciare un’Europa ristretta e proprio per questo potenzialmente più concorrenziale.

Sul piano geopolitico, la messa in riga di Berlino attraverso il suo indebolimento ha un target strategico per gli Usa: si tratta di compattare il fronte occidentale anti-Russia (e in prospettiva anti-Cina) tranciando di netto, e il prima possibile, ogni velleità “alternativa” quale, timidamente ma pericolosamente, sembrava emergere dalla proiezione tedesca verso Oriente e dal non completo allineamento sugli interventi in Libia e Siria. E in effetti l’evoluzione dello scenario siriano sarà un immediato banco di prova del riuscito compattamento visti i chiari di luna, tendenti al limite del diretto scontro militare, tra Washington e Mosca. L’eventuale vittoria elettorale di Kill-ary Clinton non potrà che acuire queste tensioni richiamando perentoriamente all’ordine alleati e vassalli.

Se sarà così, difficile per Merkel non adeguarsi. Sia per il costo delle ritorsioni statunitensi; sia per l’impreparazione della classe dirigente tedesca a uno shift strategico che peraltro è al momento lontano anche dal sentire del grosso della popolazione; sia infine per l’immane pressione degli apparati mediatico, militare e di intelligence, strettamente intrecciati e subordinati a quelli d’oltre Atlantico. A ciò si aggiunge la mancanza di effettive sponde in Europa (basta vedere come lo squallido Hollande, novello noveaux philosophe, si è prontamente allineato alla crociata anti-Putin dei neocons-liberal statunitensi).

Ciò non toglie che il disagio sta crescendo all’interno della società tedesca, ora che sta scoppiando la “bolla” costruita intorno all’illusione di essere immuni dalla crisi globale – come le recenti sconfitte elettorali della Cdu e la mobilitazione anti-Ttip evidenziano (La lunga estate dello scontento).

Si tratta, ovvio, di due versanti sociali e politici per ora opposti ma che la reazione anti-globalizzazione e le ricadute sempre più gravose dell’allineamento transatlantico potrebbero domani far riavvicinare in forme inedite, preludio di sconvolgimenti più profondi con cui una prospettiva anticapitalistica non potrà fare a meno di confrontarsi. Ma non parlare di questo alla sinistra liberal…

Il filo del discorso…

Il Datagate, l’Europa e il rimosso della sinistra

Ucraina e nucleare

Berlino batte un colpo? Spigolature geopolitiche (1.1)

Il Califfato non esiste… Spigolature geopolitiche (2.0)

Guerra del petrolio? Spigolature geopolitiche (2.1)

Della guerra in Siria: caos diffuso, nuovi equilibri o cosa? Spigolature geopolitiche 2.2

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Askatasuna vuol dire libertà: operazione di polizia a seguito della manifestazione del 31 gennaio 2026

Riprendiamo il comunicato pubblicato dal Network Antagonista Torinese, solidarietà a tutti e tutte le compagne e i compagni inquisiti!

Immagine di copertina per il post
Contributi

La fine del genocidio è la fine del sionismo

Riportiamo l’intervento introduttivo del convegno svoltosi mercoledì 7 ottobre presso l’Università di Torino, organizzato dal coordinamento Torino per Gaza, dal titolo “La fine del genocidio è la fine del sionismo”. In questa introduzione vengono toccati molti nodi politici fondamentali che aiutano a capire quanto sia mistificato il dibattito attorno alla resistenza palestinese da parte di gran parte dei media main stream.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Cosenza: la popolazione e gli agricoltori si mobilitano contro il carovita e il caro carburante

Da una settimana in Calabria si susseguono blocchi autostradali, pichetti e mobilitazioni: gli agricoltori chiedono certezze da parte del governo per affrontare il caro gasolio.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Spagna: morte di Maricarmen, verso lo sciopero generale dell’11 novembre

In Spagna continua la mobilitazione per il diritto all’abitare.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Scuole occupate: facciamo come in Francia!

A Torino si prende esempio dalla Francia: l’aria di rivolta proveniente dal paese oltralpe ha superato i confini geografici, ridando un senso di possibilità di rivalsa studentesca anche alle nostre latitudini.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Corporazioni criminali e lotte per la vita

Riceviamo e pubblichiamo da Nodo Solidale

In attesa di un nuovo capitolo del Viaje por la Vida che vedrà, nel dicembre 2026, una delegazione di 1111 zapatist* muoversi verso Città del Messico per incontrare chi quotidianamente lotta per cercare i propri cari desaparecidos, pubblichiamo la traduzione dell’ intervento di Raúl Romero Gallardo durante il “Semillero Guerra contra la Humanidad”, incontro politico la Guerra contro l’Umanità (popolazioni e natura sotto assedio), convocato dalla Commissione Sexta dell’Ezln. CIDECI, San Cristóbal de las Casas, Chiapas. 23 de luglio 2026.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Documentario: Un data center a Pozzaglio, Cremona

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un documentario realizzato dal progetto Sottotensione di Cremona in merito al procedimento relativo al data center che dovrebbe sorgere sul territorio.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Torino è contro il riarmo: corteo 24 ottobre “Noi la guerra non la paghiamo”

Nasce dal percorso cittadino che ha visto una tappa il 19-20 settembre scorso una data di mobilitazione cittadina con respiro regionale per sabato 24 ottobre: contro il riarmo, contro il caro-benzina, contro i data center e per rivendicare risorse per salute, formazione e casa. Sulla pagina torinocontroilriarmo si trovano il lancio e gli appuntamenti in avvicinamento.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Lottare nell’Antropocene: tossicità, grandi opere e conflitti territoriali

Se la crisi ecologica è una crepa nel sistema, quali strumenti di pratica e d’analisi possiamo usare per forzare la breccia? Quali categorie ci permettono una lettura del presente che colga nella catastrofe reali possibilità di conflitto?

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Reggio Emilia: la Questura vieta il presidio permanente in difesa del Bosco Ospizio, attiviste e attivisti in consiglio comunale

La Questura di Reggio Emilia ha deciso di negare – da oggi, martedì 6 ottobre 2026 – lo spazio per il presidio permanente in corso ormai da agosto a Campo di Marte 2 in difesa dell’adiacente Bosco Ospizio, devastato dalle ruspe tra mercoledì e giovedì della settimana scorsa, dopo lo sgombero poliziesco del presidio permanente, per fare spazio a unsupermercato Conad.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Smascherare il merito

Smascherare il merito è un’iniziativa che si è tenuta il 28 e 29 maggio 2026, due giorni di interventi e assemblee organizzati dallə studentə della Normale e della Sant’Anna, le scuole superiori universitarie di Pisa.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Acqua e Terre

Perché un’azienda italiana del comparto digitale sta comprando centrali idroelettriche e miniere?

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Chi ha parlato della fine del mondo?

All’inizio del mese di settembre, sul social network X è comparso un post di Jacob Coxon, ricercatore appena dimissionario dall’azienda di intelligenza artificiale Anthropic. Il testo annuncia le dimissioni e sostiene che un’intelligenza artificiale di tipo “forte” potrebbe sterminare l’umanità entro la fine del decennio.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Le nuove regole della Resistenza

Gli Houthi – o più propriamente Ansar Allah -, negli ultimi giorni hanno colpito e conquistato territori e isole fondamentali per il controllo dello stretto di Bab El-Mandeb, minacciando la chiusura alle petroliere saudite e paventando la possibilità di un inasprimento della crisi energetica globale, andando ad aggiungersi alle significative conseguenze del blocco di Hormuz.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Anatomia di un furto: noi e Navier-Stokes

In data 8 settembre, sul blog dell’azienda di intelligenza artificiale OpenAI è comparso un post il quale sostiene che un modello di IA generativa non disponibile al pubblico – ed evidentemente più potente del loro ultimo modello: GPT-6 Astra – abbia risolto le equazioni di Navier-Stokes, uno dei sette problemi del millennio.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dibattito su Imperialismo digitale @Blackout Fest 2026 con Dario Guarascio

Il saggio di Dario Guarascio “Imperialismo digitale” analizza la forma del capitalismo attuale a partire dalla militarizzazione del paradigma tecnologico. Di seguito ripubblichiamo il podcast del dibattito tenutosi al BlackoutFest 2026 e condiviso da Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Francia, antisemitismo e islamofobia: intervista a un attivista di UFJP

Abbiamo intervistato un attivista de l’UJFP (Union Juive Française Pour La Paix) in merito ad alcuni temi all’ordine del giorno: l’antirazzismo e l’islamofobia, l’antisemitismo e l’antisionismo, per approfondire cosa si muove in Francia sul piano delle mobilitazioni e degli avanzamenti della soggettività organizzata su questo dibattito.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Ceuta: il contesto e i responsabili della crisi umanitaria

Ripubblichiamo questo articolo che approfondisce alcuni aspetti della tragedia umanitaria di Ceuta, individua responsabilità politiche e inserisce ciò che è avvenuto in un quadro più ampio di dinamiche di guerra globale e di garanzia per il regime egemonico.